Cesare Battisti, parla G. Chiesa: “Preso il topo, l’elefante ci è scappato”

Interviste

Cesare Battisti finalmente in Italia a scontare l’ergastolo, ma anche sulla cattura del latitante il mondo politico è stato capace di dividersi. La sinistra ha accusato il governo di aver strumentalizzato la vicenda a fini elettorali cercando di sminuire il successo della diplomazia italiana e criticando la presenza dei ministri Salvini e Di Maio all’aeroporto di Ciampino. Ma c’è anche chi ritiene esagerati i toni trionfalistici che hanno accompagnato l’arresto di Battisti considerato un personaggio di scarsissimo rilievo nella storia del brigatismo rosso. Fra questi c’è anche il giornalista Giulietto Chiesa, direttore di Pandora Tv  uno che il terrorismo degli anni settanta – ottanta lo ha studiato ed esaminato molto a fondo.

Lei ha commentato la cattura di Battisti con questo tweet: “Hanno preso il topo”. Cosa intende dire?

Ho usato il termine topo per definire un personaggio di scarsissimo rilievo, noto soltanto per la sua attività criminale. Non meritava tanta attenzione, considerando che la vera storia degli Anni di piombo in Italia è stata completamente oscurata dalla retorica delle celebrazioni ufficiali. Ultimo in ordine di tempo l’anniversario del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro. Ritengo completamente false tutte le ricostruzioni su questa pagina nera della storia italiana, quindi considero sproporzionate e fuori luogo le manifestazioni di giubilo per l’arresto di un criminale trasformato in una specie di simbolo. Come se con lui si chiudessero i conti con la stagione del terrorismo brigatista. Stiamo parlando di un poveraccio da quattro soldi che ha usato gli slogan del Partito Comunista per fare il criminale”.

C’è chi fa notare come sia paradossale oggi festeggiare la cattura di Battisti e chiedere che “marcisca” in galera nel momento in cui i capi delle Br sono tutti liberi, vanno a fare lezioni all’università, scrivono libri e partecipano a programmi tv. Come commenta?

“Certo, è un grande paradosso. Per questo ho detto che abbiamo preso un topo. L’elefante ci è scappato sotto gli occhi anni fa e oggi Battisti sembra che si presti perfettamente per fare da grande alibi. Il dato di fatto è che l’Italia è uscita dalla democrazia con la morte di Aldo Moro nel 1978 ed è passata a quella che io definisco una guerra guerreggiata che ha modificato il quadro politico del Paese da allora fino ad oggi. Quali grandi segreti porta con sé Battisti? Quale contributo può dare alla ricostruzione della verità storica? Nessuno, trattandosi soltanto di uno dei tanti idioti utilizzati all’epoca come manovalanza criminale”.

C’è chi ritiene che il successo dell’operazione sia da attribuire principalmente a Bolsonaro, il nuovo presidente del Brasile che si è voluto liberare di un personaggio scomodo. Quindi non sarebbe frutto della diplomazia italiana. Condivide?

Se devo essere sincero le ultime vicende mi lasciano molto perplesso. Ho come la sensazione che Battisti sia stato aiutato a lasciare il Brasile prima che fosse concessa l’estradizione, per passare ad altri la patata bollente della sua cattura e del suo trasferimento in Italia, in questo caso la Bolivia. Ho letto che il figlio di Bolsonaro avrebbe inviato un sms a Salvini dicendogli che aveva preparato un pacchetto per lui. Non so se sia vero, ma mi pare il classico gioco delle parti, dove ognuno ha recitato un ruolo nell’ambito di una grande operazione di propaganda, in un’epoca in cui i tweet contano più delle azioni diplomatiche. Se devo essere sincero non mi convince affatto la facilità con cui è scappato dal Brasile. Ma alla fine la cosa mi interessa fino ad un certo punto”.

Nelle ultime ore è riesplosa la polemica intorno all’appello degli intellettuali in favore di Battisti diffuso anni fa. Alcuni dei firmatari di allora si sono oggi dissociati, come Vauro che ha riconosciuto di aver commesso una leggerezza. Lei come giudica la difesa e la protezione che parte dell’intellighenzia di sinistra gli ha accordato?

“Purtroppo larga parte della cosiddetta intellighenzia di sinistra non ha mai capito cosa fossero realmente le Brigate Rosse. Se uno di sinistra compiva azioni che andavano contro la stessa sinistra, continuavano comunque a considerarlo di sinistra, un compagno che sbagliava. Io sono stato sempre convinto, e lo sono ancora di più oggi, che in realtà le Br abbiano lavorato per i servizi segreti americani ed italiani, sono stati strumenti nelle loro mani. Molti intellettuali, con idee molto strane su cosa fosse il comunismo, il socialismo e la rivoluzione proletaria, hanno preso delle cantonate gigantesche, come quella di affermare che i brigatisti rossi, pur avendo sbagliato, restavano comunque dei rivoluzionari. Io che so perfettamente come funzionano i servizi segreti e quanto possono essere spregiudicati, non ho mai creduto alla tesi dei compagni in torto ma pur sempre in buona fede. Le Brigate Rosse altro non sono state che lo strumento di un grande esperimento politico sotto falsa bandiera. La sinistra italiana non lo ha capito, come non ha mai capito tante altre cose, allineandosi sempre alle narrazioni ufficiali. Questo a mio giudizio spiega anche perché si è auto-estinta”.

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