Sorbillo, parla Meluzzi: “Non è solo camorra, dietro c’è molto peggio”

Interviste

Bomba nella notte contro la famosa pizzeria Sorbillo in via Tribunali nel centro storico di Napoli (LEGGI). Non è soltanto un locale prestigioso, ma prima di tutto un marchio italiano conosciuto in tutto il mondo e un simbolo di legalità, l’emblema della Napoli onesta che lavora, produce e rifiuta la logica del pizzo. Gino Sorbillo annuncia su Facebook che la pizzeria “è chiusa per bomba” ma che “riapriremo presto”. Cinque anni fa la stessa pizzeria fu incendiata. Sorbillo ha poi aggiunto: “Mi scuso con la Napoli ‘buona’, con l’Italia ‘buona’ e con tutte le persone che vivono onestamente, perché certi avvenimenti così forti ed eclatanti fanno cadere le braccia e demoralizzano la società. Sono stato nell’Arma dei carabinieri ed ho scelto di fare il pizzaiolo perché amo troppo la mia città e la amerò per sempre”. Un avvertimento mafioso in piena regola dunque? Sono in corso indagini, ma la pista dell’attentato camorristico è senza dubbio la più battuta. La criminalità dunque rialza la testa? Ne abbiamo parlato con lo psichiatra, scrittore e criminologo forense Alessandro Meluzzi.

L’attentato alla pizzeria Sorbillo di Napoli cosa rappresenta? E’ forse un chiaro avvertimento della camorra alle istituzioni per far capire chi è che comanda ancora nella zona?

” Vede, c’è un aspetto da considerare. La camorra al momento è la mafia più destrutturata in Italia. Cosa Nostra negli ultimi anni si è altamente finanziarizzata, la n’drangheta mantiene la sua caratteristica tradizionale di agire molto in profondità, mentre la camorra napoletana e campana è oggi quella più contaminata nelle sue roccaforti storiche dall’irruzione di nuove e spietate mafie straniere, su tutte quella nigeriana. Non escludo che in questa suburra, rappresentata da alcune zone in particolare come Castel Volturno, il Casertano, la zona a nord di Napoli e il capoluogo stesso, la situazione non possa esplodere, agevolata da problemi di riaffermazione e di controllo del territorio. Ci sono situazioni, come quella di Castel Volturno, dove la camorra è stata militarmente battuta e soppiantata dalla mafia nigeriana. Questo il quadro generale, poi non so francamente cosa ci sia dietro l’attentato a Sorbillo”.

Sta dicendo in sostanza che la camorra cosiddetta tradizionale, quella per intenderci dei Raffaele Cutolo, è soltanto un ricordo e che questa è irrimediabilmente degenerata?

“Una delle più potenti correnti della camorra non a caso si chiamava ‘nuova camorra organizzata’. Anche le attività criminali e illegali sono destinate ad una continua autoconsumazione. Quindi irrimediabilmente anche le mafie tendono ad autodistruggersi per risorgere, rinnovarsi e rigenerarsi sotto nuove forme. Questa dimensione sta a spiegare anche la presenza di nuove leve, di nuove prospettive e nuovi business. Il più fiorente negli ultimi tempi è stato il mercato dell’immigrazione clandestina e il traffico di droga a questo collegato. Ora sarà interessante capire se questo attentato richiama in qualche maniera il ritorno sulla scena di un racket territoriale”.

Sorbillo è considerato un marchio del made in Italy famoso in tutto il mondo ed è un simbolo di legalità. Può anche esserci un avvertimento all’indirizzo di un governo che sta facendo della legalità il suo punto di forza? Una risposta alla “pacchia è finita” del ministro Salvini rivolta anche alle mafie?

“Non ho nessun elemento concreto per affermare che il movente sia questo, pur ritenendolo molto probabile. Non so se siamo di fronte ad un attentato simbolico-politico ma la logica sembrerebbe condurci verso questa direzione. Poi saranno le indagini a fare chiarezza. Noi possiamo soltanto fare delle supposizioni, certamente non infondate”.

Il titolare della pizzeria ha già detto che non si arrenderà, che continuerà la sua battaglia e sta ricevendo tanta solidarietà. Come reagire di fronte a certi episodi?

“Le linee di azione sono tre e sono quelle tradizionali. La prima si fonda su una penetrante attività investigativa delle forze di polizia e della magistratura. La seconda prevede una forte ed efficace attività educativa e formativa sul territorio, capace di bloccare il reclutamento di nuove leve e di sviluppare una forte coscienza civile. La terza è quella di non arretrare mai di fronte alle minacce, assicurando massimo sostegno e protezione alle vittime. Queste sono le tre grandi linee guida per resistere alle mafie, che sfruttano proprio la paura e il malessere delle persone per reclutare manovalanza e affermare il proprio potere”.

Ma queste linee guida sono efficaci anche in presenza delle nuove mafie, quelle di esportazione e che, come sostiene lei, sono molto più spietate di quelle tradizionali?

“Qui esiste un vero e proprio problema di invasione geografica e temporale, soprattutto per ciò che concerne la mafia nigeriana. Purtroppo in questo caso siamo in presenza di una concezione preistorica e cannibalica della vita umana, una vita che perde di qualsiasi dignità come stanno a dimostrare i corpi delle vittime smembrate, le bambine vendute come schiave, le persone uccise nei modi più barbari possibili. Una preistoria che torna ad affermarsi in mezzo a noi grazie ad apprendisti stregoni che in nome di un falso buonismo hanno ritenuto necessario far muovere verso di noi gli elementi peggiori di un continente problematico come l’Africa. Il risultato quale è stato? Che noi, già alle prese con le nostre mafie, ci siamo ritrovati ad importare nuove frotte di delinquenti che sono andati a rimpinguare le fila delle organizzazioni criminali fino ad assumerne il controllo, imponendo le loro spietate modalità di azione e le loro regole ataviche. Un problema che alla fine ci siamo creati da soli”.

 

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