Parla l’economista Bifarini: “Ecco la Francafrique e come si fa ancora colonialismo”

Interviste

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Ha scatenato un vespaio di polemiche la presa di posizione dei vertici del M5S, il vicepremier Luigi Di Maio e l’ex parlamentare Alessandro Di Battista contro la Francia. I due hanno accusato i francesi di essere i primi responsabili delle migrazioni in virtù della loro politica coloniale in Africa che prosegue ancora oggi attraverso il Franco coloniale (Franco CFA). Il governo di Parigi è andato su tutte le furie richiamando l’ambasciatrice italiana per chiarimenti e aprendo di fatto una crisi diplomatica. Lo Speciale ne ha discusso con l’economista Ilaria Bifarini, autrice del libro I Coloni dell’austerity. Africa, neoliberismo e migrazioni di massa. 

Cosa pensa delle denunce di Di Maio e Di Battista nei confronti della politica estera francese in Africa?

“Finalmente viene scoperchiato il vaso di Pandora del neocolonialismo francese in Africa? Sembrerebbe la prosecuzione del dominio imperiale di Parigi sulle sue ex colonie, un progetto, elaborato ai tempi di De Gaulle, che prende il nome di Francafrique e che con Macron sembra addirittura rafforzarsi. Esso opererebbe attraverso la depauperazione del ricco patrimonio naturale africano, il monopolio esercitato dalle multinazionali francesi e l’alimentazione di colpi di stato o guerre intestine, che mantengono questi territori in uno stato di caos perenne. Tale ingerenza da parte della Francia ha impedito e continua a impedire lo sviluppo di queste aree sfortunate del mondo”

Il franco CFA rappresenta realmente un ostacolo per lo sviluppo di questi Paesi?

“Secondo me sì. Quattordici Paesi dell’Africa subsahariana (per lo più “ex” colonie francesi) adottano una moneta comune, prima legata al franco, oggi all’Euro. Per garantire tale convertibilità il Tesoro francese detiene ben il 50% delle riserve valutarie di questi Paesi, fino a qualche anno fa addirittura il 65%. Privare un’area regionale, per di più così vasta, della propria sovranità monetaria vuol dire recidere le radici dello sviluppo economico locale. Il livello di povertà e di sottosviluppo riscontrabile in tali Paesi è indicativo di quanto questa moneta sia incompatibile con la crescita economica locale: gran parte di essi si trova in fondo alle classifiche degli Stati riguardo all’indice di sviluppo umano. I tentativi di sganciarsi da questa valuta coloniale sono numerosi nella storia africana, a partire dal primo presidente del Togo Olympio, che fu assassinato poco dopo aver indetto un referendum per abolire il franco CFA, all’attacco in Libia contro Gheddaffi, che pare avesse avviato il progetto di una moneta panafricana”.

Mentre la mainstream si ferma al periodo coloniale, lei nel suo libro racconta la storia postcoloniale africana.

Già, l’errore è proprio questo: attribuire tutte le colpe del sottosviluppo africano al periodo coloniale, senza interessarsi e analizzare cosa è accaduto in questo continente negli ultimi decenni. Perché, nonostante miliardi di dollari per aiuti allo sviluppo, l’Africa versa ancora in questo stato di sottosviluppo e povertà che non accenna a migliorare? Quali sono le politiche imposte tramite i Piani di aggiustamento strutturale (PAS) dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale e perché non hanno funzionato? Perché il dominio coloniale francese non è mai stato spezzato, e l’unica vera minaccia sembra oggi esercitata dal nuovo competitor cinese? Sono tutte domande che necessitano di una risposta per poter comprendere e affrontare all’origine il fenomeno delle migrazioni, che è l’inevitabile conseguenza del fenomeno neocoloniale in Africa”.

Parigi ha subito convocato l’ambasciatrice italiana. Crede che queste dichiarazioni da parte dei 5 stelle avranno effetti sugli equilibri internazionali?

“Credo che la Francia e la comunità internazionale, europea nello specifico, non si possano sottrarre ora dal fare ammenda. D’altronde la Francafrique è stato definito ‘il più lungo scandalo della Repubblica’ (Verschave). E’ ora di mettergli fine e di dire basta alla doppia morale, che rimprovera e infligge punizioni ai Paesi del Sud e permette ad altri – che si arrogano lo stato di virtuosi – di esercitare indisturbati politiche di nuovo “sfruttamento””.

 

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