Sgombero Casapound, in esclusiva Di Stefano: “Cosa ribatto a Salvini”

Interviste

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Via CasaPound dallo stabile di via Napoleone III al quartiere Esquilino. Lo chiede una mozione approvata dall’Assemblea capitolina che impegna la sindaca Virginia Raggi ad adoperarsi presso il Ministero degli Interni perché disponga l’immediato sfratto. Sembra proprio che il M5S stia facendo di tutto per mettere in difficoltà il ministro Matteo Salvini, visto che i pentastellati hanno votato a favore della mozione presentata dal Pd. Lo Speciale ne ha parlato con il segretario nazionale di CasaPound Simone Di Stefano che ha già annunciato una querela contro gli estensori del documento per una serie di accuse definite false nei confronti del movimento di estrema destra.

Come pensate di difendervi ora che il Comune di Roma ha messo nero su bianco la richiesta di sfratto dall’immobile che voi di CasaPound avete occupato?

“Non abbiamo bisogno di difenderci, perché qui non abbiamo nulla da temere. Il Comune di Roma può scrivere tutto ciò che vuole ma non ha alcun tipo di competenza sull’immobile. In via formale adesso la Raggi non farà che ripetere a Salvini la stessa identica domanda che gli rivolse quando ci fu la perquisizione della Finanza, ossia quando il Viminale provvederà a sgomberare lo stabile. Il Ministro, come fatto anche ieri, le risponderà che CasaPound sta nella lista degli sgomberi da fare e che prima ci sono casi molto più urgenti da risolvere: sequestri giudiziari, palazzi pericolanti, luoghi pieni di immigrati e di droga, mentre la situazione in via Napoleone III è sotto controllo. Tutti infatti sanno chi vi abita, trattandosi di famiglie iscritte all’anagrafe comunale che pagano i servizi”.

Come giudica il voto del M5S alla mozione presentata dal Pd?

“E’ evidentemente una mossa politica contro Salvini, da parte di quei settori dei 5Stelle che sono di sinistra, mal digeriscono la coabitazione al governo con il Carroccio e vorrebbero farlo cadere il prima possibile”.

Vi sentite tutelati da Salvini? E come gli risponde dopo che ha detto che comunque non farà sconti a nessuno?

“No, non ci sentiamo tutelati da nessuno, tantomeno da Salvini. Lui farà il suo dovere, CasaPound è compresa in una lista di sgomberi da portare a termine, ma siamo al trentesimo posto. Poi sta al Viminale decidere come procedere. Noi ci limitiamo a far notare a Salvini come alla Raggi, che a Roma c’è un’emergenza abitativa che ha raggiunto livelli insostenibili, ci sono famiglie italiane costrette ad aspettare vent’anni per avere una casa popolare perché le graduatorie sono piene di immigrati e i nuovi alloggi non vengono costruiti. Certamente il problema non si risolve con gli sgomberi. Il Comune di Roma dovrebbe predisporre un serio piano casa invece di chiedere di mandare la gente per strada”.

Il Pd ha chiesto a Salvini di essere “forte con i forti” e non soltanto con i deboli, in questo caso i migranti bloccati sulle navi. Come risponde?

E chi sarebbero i forti? In questo palazzo vivono diciotto famiglie, non si fanno attività politiche come certificato dalla Guardia di Finanza nell’ultima perquisizione. CasaPound aveva la sede qui nel 2003 quando ha occupato lo stabile per la prima volta, ma oggi abbiamo 150 sedi in tutta Italia e la politica la facciamo sul territorio. Nell’immobile oggi ci sono soltanto famiglie. C’è una sala conferenze al terzo piano dove però si organizzano eventi culturali pubblici”.

E a chi dice che in quel palazzo si fa apologia del fascismo e si fomenta l’odio contro gli immigrati? 

“Non c’è una struttura di partito, non ci sono segretarie che rispondono al telefono o postazioni di lavoro. Nella sala conferenze hanno parlato tutti, esponenti di destra come di sinistra. Abbiamo accolto Paola Concia per dialogare con lei di unioni civili e coppie di fatto, abbiamo ospitato negli anni intellettuali come Massimo Fini, Luca Telese, Enrico Mentana ecc.  Abbiamo dialogato con tutti, quindi dove sta l’odio? Forse sono altre le situazioni a rischio di cui preoccuparsi”,

Tipo?

“Per esempio l’inchiesta sulla mafia nigeriana al Cara di Mineo. Ormai in Italia si fronteggiano due blocchi: da una parte i sostenitori dell’immigrazione e dall’altra quelli che vogliono fermarla. E’ evidente come chi è favore delle porte aperte, chi non vuole la chiusura del Cara di Mineo, chi difende l’estrema sinistra che a Roma occupa i palazzi riempendoli di immigrati, che il più delle volte vi impiantano vere e proprie centrali dello spaccio, è favorito nel formare l’opinione pubblica. Dall’altra parte invece c’è la gente normale che ha capito che è necessario proteggere l’Italia, impedendo l’arrivo di nuova manodopera criminale. Quindi chi entra nel Cara di Mineo e ne chiede la chiusura, chi fa sgomberare le strutture occupate dai centri sociali, viene etichettato come razzista dai media e dalle forze della sinistra. Alle quali però non frega niente delle famiglie buttate in mezzo alla strada che stanno da noi”.

A proposito di mafia nigeriana. Un anno fa veniva uccisa Pamela Mastropietro dopo essere finita nelle mani di alcuni pusher nigeriani. Oggi secondo l’inchiesta della procura di Catania sul Cara di Mineo, emergerebbero storie legate a stupri e riti tribali da parte di un sodalizio di spacciatori. Quindi? Anche Pamela può essere rimasta vittima di simili rituali?

Chi si ostina a far credere che la morte di Pamela non c’entri nulla con certe pratiche, lo fa perché deve nascondere come questa situazione sia legata strettamente al problema dell’immigrazione. Siamo sempre stati convinti che l’omicidio di Pamela sia stata opera della mafia nigeriana e sia avvenuto nell’ambito di determinati rituali. Secondo qualcuno però non se ne dovrebbe parlare perché altrimenti le persone si fanno un’idea negativa degli immigrati. Ci attendevamo da Salvini un intervento molto più duro da questo punto di vista. Ci aspettiamo che quando viene preso uno di questi assassini, spacciatori e stupratori, li si riporti immediatamente al Paese di provenienza, anche buttandoli giù con il paracadute se la Nigeria non li vuole indietro”.

Cosa si sente di dire nell’anniversario di Pamela?

“Pamela non deve essere dimenticata e la sua tragica fine deve farci riflettere sul fatto che non può esserci alcuna tolleranza verso gli spacciatori. Vanno cambiate le leggi, se volesse il governo saprebbe come essere duro contro trafficanti e spacciatori al dettaglio della mafia nigeriana che hanno infettato le nostre città. Non mi pare però che fino ad oggi si siano visti risultati. I pusher nostrani sappiamo come punirli, ma quelli fatti arrivare dalla criminalità straniera con i barconi, vanno cacciati senza se e senza ma, in barba all’Unione europea e alle sue regole”. 

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