Forza Umberto. Il peso di essere vecchio leone e padre della Lega

Politica

Il “vecchio leone” come lo chiamano amici, colleghi e parlamentari leghisti del nuovo corso, e “padre”, come lo chiamano ancora i militanti di vecchio corso, si è sentito nuovamente male.

Si è accasciato, cadendo per terra nel suo appartamento, ed è stato immediatamente ricoverato nella stessa struttura ospedaliera di Varese, dove è stato curato alcuni anni fa, dopo la nota lunga e dolorosa parentesi svizzera.
E’ la malattia che si è riaffacciata? Oppure una nuova? Per ora, secondo quando riferito ufficialmente dai medici, pare che il problema sia stato una crisi epilettica, comunque legata alla vecchia patologia.
Umberto Bossi, nel momento in cui scriviamo, è sedato, in coma farmacologico, in terapia intensiva.

Nelle due definizioni (vecchio leone e padre) c’è tutta la sua storia e l’attuale dna del Carroccio, ormai distante anni luce dalle origini.
Vecchio leone è il simbolo, non solo della Liga Veneta, ma soprattutto del guerriero, del combattente; una razza politica nata sulle ceneri di Tangentopoli, che rispetto alla prima Repubblica, sinonimo di corruzione e immobilismo istituzionale, era una novità, una rivoluzione, oggi sostituita dai nuovi giovani guerrieri populisti e sovranisti.

E padre, ricorda invece il passato, le origini, quel periodo epico e mitologico in cui la Lega in canottiera ce l’aveva duro, ipotizzava la secessione della Padania, creando il Parlamento del Nord, si esaltava a Pontida e alzava al cielo l’ampolla celtica del dio Pò. Accontentandosi però del federalismo.

Chi recentemente alla Camera incontrava Bossi, malfermo (ma lucido e ironico), aveva questa impressione. Le sue condizioni di salute parevano lo specchio di una sofferenza antica, il cambiamento di un partito, avvenuto troppo in fretta. E se non fosse stato, per la sua vicenda giudiziaria e per i suoi oggettivi impedimenti, più di qualcuno lo avrebbe usato volentieri per opporsi a Salvini. Un rapporto di amore-odio tra i due, sopportato da Salvini, solo per il successo travolgente che sta avendo.

Ormai la nuova Lega è sovranista, parla di primato degli italiani, la sua dimensione è l’Italia, la nazione, lo Stato, ma talvolta ancora balbetta tra nazionalismo e autonomismo, tra Catalogna e Stati nazionali. La stagione Bossi si era chiusa col 4%, quella di Salvini veleggia quasi al 30%. E sta al governo con i 5Stelle, cosa impensabile per il Senatur, che tranne col ribaltone del 1994, è sempre stato fedele al Cavaliere e al centro-destra classico.

Negli ultimi tempi Bossi veniva intercettato dalla stampa di comodo, per veicolare messaggi critici verso Matteo, e lui ci stava, tra nostalgia, saggezza e rancore, si prestava all’uso. E alle scorse politiche ha rischiato, addirittura, di non figurare nemmeno tra i candidati.
Bossi voleva rimanere il padre, il vecchio leone, non più seguìto, idolatrato dalle masse, ma rispettato. Anche dagli avversari. Forza Umberto.

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