Denatalità. Come affrontarla? Modello-Obama: farsi un cane

Politica

Schizofrenia a mezzo stampa, o bipolarità mediatica al posto del bipolarismo politico? Un giorno il Corriere della sera fa inchieste impegnate, denunciando il dramma nazionale della denatalità, il fatto che gli italiani non fanno più figli, che sono, siamo, condannati all’estinzione; righe accorate, dando spazio a politici, studiosi, esperti, sociologi circa le ricette salvifiche, con un triste messaggio finale: i giovani non sono interessati a generare, e prevale l’egoismo dei grandi; il benessere economico è l’avversario della famiglia prolifica.

Preoccupazione subito corretta da un’altra ricetta salvifica, tipicamente laicista e globalista di Cecchi-Paone, condivisa dai liberal e radical di casa nostra: “Etno-sostituzione, ossia, tanti migranti in Italia per fare figli e impedire la denatalità”.
E un altro giorno, ecco la schizofrenia, Il Corriere che ha fatto? Ha ospitato un’intera paginata sui cani dei presidenti Usa.
Un articolo che apparentemente è sembrato innocuo, non collegabile al messaggio, ma che di fatto ha risposto alla precedente inchiesta.

Non si fanno figli? Fatevi il cane, tanto è lo stesso. Anzi, meglio. E se per i presidenti Usa è un vanto, un vezzo e una passione, tale scelta può diventare un simbolo di civiltà e un rimedio ai problemi.
L’idea, naturalmente, è partita da una scontata polemica progressista nei confronti di Trump, il quale ha avuto l’ardire di negare la fondamentale e vitale importanza di possedere un cane (moda che ha attecchito ovunque): “Obama ce l’aveva, ma io non ho tempo per portare a spasso un cane per il prato della Casa Bianca”. Della serie, io lavoro, Obama giocava.

Apriti cielo, gli animalisti, gli ecologisti e i radical chic americani ed europei, si sono indignati. In fondo, il tasso di animalizzazione della società è inversamente proporzionale al tasso di disumanizzazione della società. Più si è disumani con le persone, più si umanizzano e divinizzano gli animali. E’ una sorta di paganesimo di ritorno, un mix tra infantilismo di massa ed egoismo (i figli impegnano e prima o poi, sono destinati a lasciare la cuccia familiare).

E il Corriere, non pago, ha snocciolato pure i numeri, a supporto del teorema: “Il 62% delle famiglie americane hanno un cane”.
Che vuol dire? Che ormai è un obbligo averne o, se l’obiettivo è il consenso elettorale, meglio tenersi buono il partito animalista?

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