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Mafia capitale. Alemanno come Formigoni? La durezza delle punizioni

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Alemanno come Formigoni? Non si tratta di criticare le sentenze, o riproporre la questione della “giustizia ad orologeria”: il tema è sempre utilizzato dalle campane politiche, le une contro le altre armate. E quindi, destinato a perdere consistenza. Ciò che, invece, fa riflettere è l’accanimento delle misure comminate (le modalità esecutive delle condanne), che di fatto colpiscono moralmente e psicologicamente i diretti interessati.

Prendiamo, ad esempio, l’ex-governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, simbolo di una Regione virtuosa, di un modello funzionante e finalmente efficiente della sanità pubblica; leader di spicco di una componente politica che ha espresso governi regionali e nazionali (il centro-destra, Forza Italia), considerato pure in certi momenti il delfino di Silvio Berlusconi. L’averlo obbligato alla detenzione in carcere a oltre settant’anni (pericolo di fuga? Reiterazione del reato? Inquinamento delle prove?), è sembrato a tutti esagerato.

Una sorta di persecuzione per ciò che rappresenta e ha rappresentato nel dna: un politico cattolico, espressione di quel mondo (Cl e non solo), che deve sparire, secondo il combinato disposto, l’alleanza culturale, tra il pensiero laicista e il pensiero giacobino alla Robespierre, che oggi va tanto di moda. Tutti i politici, tutta la casta colpevole per definizione. Una sorta di mix tra la sinistra giustizialista, la lotta di classe e il moralismo grillino.

E poi, prendiamo il caso di Gianni Alemanno, già sindaco di Roma, già apprezzato ministro dell’Agricoltura, leader della destra sociale di An. Anche qui, non è la sentenza di primo grado che va messa in discussione (se è colpevole dovrà pagare), ma la durezza delle disposizioni: 6 anni di carcere, rispetto ai 5 chiesti dai Pm, interdizione dai pubblici uffici, confisca di quasi 300mila euro con effetto immediato e pagamento immediato di 50mila euro a testa, tra Roma Capitale e Ama.

Alemanno si è difeso: «Non c’è una prova certa, ma ho avvertito attorno a me un clima negativo. I giudici sono voluti andare oltre la procura. Leggeremo motivazioni e faremo appello. Io sono innocente. Non è credibile che il sindaco di una delle più grandi città europee si sia reso responsabile di una corruzione di 40mila euro. Quanto ai finanziamenti, nessuna irregolarità c’è stata né tantomeno dolo».

Se la vicenda di Mafia Capitale fa orrore, la punizione, se confermata in terzo grado, appare sproporzionata. Sembra che ad essere al centro ci sia Alemanno come simbolo di ciò che ha incarnato: i valori di destra, da confinare al passato o alla demonizzazione ideologica.

Fabio Torriero

Come giornalista, ho attraversato la comunicazione a 360 gradi (carta stampata, tv, radio, web). Ho lavorato presso Cenacoli, Fondazioni (Fare Futuro), sono stato spin doctor di ministri e leader politici, ho scritto una ventina di libri (politologia, riforme etc.) e i miei direttori storici e maestri sono stati Marcello Veneziani e Vittorio Feltri. Insegno all'Università comunicazione politica. Il giornalismo online è la mia ultima vocazione.

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