Parla l’artista Tony Nicotra: “Con il brand Taor&Mina riscatto la Sicilia”

Interviste

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Basta con l’immagine della Sicilia “terra di mafia”, tutta coppole e lupare, Cosa nostra, omicidi. La Sicilia è una terra straordinaria, ricca di tantissime peculiarità che merita di essere promossa nel mondo per le sue straordinarie bellezze storiche, culturali, archeologiche ed ambientali, per i suoi prodotti tipici, le sue stupende città, il suo mare. Ne è convinto l’artista Tony Nicotra che ha messo in piedi una suggestiva iniziativa. Un brand ispirato alla città di Taormina con due “minotaurini” a fare da mascotte e simbolo della “Sicilia onesta”, che non si rassegna all’idea di essere considerata, solo e soltanto, la terra dei boss. Ma chi è Tony Nicotra? Dalla sua biografia si evince quanto segue: “Artista nato a Caracas nel 1971, ma che ama definirsi “italian quantum artist”, ha compiuto in questi anni un percorso introspettivo molto complesso e profondo che l’ha condotto oggi a potersi considerare uno dei più originali artisti che operano nella sfera dell’informale. Muove i primi passi nell’ambito del restauro monumentale (l’Arena di Verona, la Cattedrale di Catania, La reggia di Venaria Reale di Torino, l’Ambasciata Italiana a Berlino, ecc.) e forse proprio questa esperienza, insieme alle vicissitudini della vita, gli insegna a non fermarsi alla superficie delle cose, ma a cercare le cause di ogni cosa, entrando dentro la materia fino a coglierne la sua essenza. Dal punto di vista scientifico rimane affascinato dallo studio della fisica quantistica che fa propria nello sviluppare un personale linguaggio espressivo laddove la sua arte è fatta di materia, luce ed energia. Lo Speciale lo ha incontrato.

Com’ è nata l’idea di istituire questo brand ispirato alla Città di Taormina con i minotaurini come mascotte?

“Tutto è nato sette anni fa, quando ho incaricato un call center di effettuare una ricerca, una specie di censimento rivolto a capire come le persone nel mondo conoscono e percepiscono la Sicilia. Purtroppo il risultato è stato disastroso, perché circa il 70% degli intervistati ha detto di conoscere l’Isola soltanto perché qui c’è la mafia. Questa è una cosa davvero squallida, perché la Sicilia dovrebbe essere conosciuta per ben altre ragioni. Ho sentito quindi il bisogno di promuovere presso le nuove generazioni un’idea diversa di questa terra. Mi sono rivolto a tal proposito a degli esperti di cartoni animati con sede a Milano”.

Che c’entrano i cartoni animati?

“Ho scoperto di come questi hanno influenzato in modo molto positivo tante generazioni, compresa la mia. Qui in Sicilia per anni si è combattuto contro la mafia, c’è stato chi come Falcone e Borsellino ha pagato con la vita la lotta a Cosa Nostra, ma nonostante ciò purtroppo il binomio mafia-Sicilia continua ad essere abbinato in maniera quasi automatica. Il mio obiettivo è stato sin dal principio quello di esprimere un concetto diverso: con la forza delle immagini proprie dei cartoni animati ho voluto creare delle mascotte della Sicilia, per farle arrivare, come appunto avviene per tutti i cartoni animati, in ogni parte del mondo dando un’idea nuova ed inedita della propria appartenenza, modificando l’ influenza negativa provocata dai pregiudizi nella mente delle persone, bambini e adulti, e delle nuove generazioni, trasportandole in un viaggio alla scoperta delle bellezze uniche del territorio. Badi bene che una mascotte, un cartone animato, un pupazzo, può arrivare laddove non riesce ad arrivare neanche un politico. Il potenziale di un cartone animato è infatti straordinario da un punto di vista politico, storico, culturale, ma soprattutto economico”.

In che modo?

“Recentemente un’indagine di mercato realizzata da Il Giornale della Sicilia, ha certificato l’esistenza di un ricco fatturato pari a circa 150 milioni annui, costituito dalle vendita ai turisti, circa sette milioni l’anno, di gadget legati a personaggi e al nome “mafia”. Questo fatturato non soltanto degrada la Sicilia e i siciliani, ma arricchisce maggiormente i fornitori di questi prodotti che sono in prevalenza made in Cina. Non soltanto non resta nulla sul territorio in termini economici, ma arricchiamo pure gli stranieri che sanno speculare molto bene su questo tipo di brand che poi, commercianti locali molto sprovveduti, mettono in bella mostra senza rendersi conto di fare un danno enorme all’immagine del proprio territorio. Cinque anni fa scrissi una lettera inviata a tutti i sindaci siciliani ma soltanto uno, quello di Erice, fu talmente sensibile al problema da fare un’ordinanza che vietava l’esposizione e vendita di prodotti che ledevano l’immagine dell’Isola”.

Il suo esperimento ha avuto successo?

“Ho portato avanti il mio progetto, sono stati realizzati i pupazzoni, gadget e souvenir anche da omaggiare, questi hanno avuto un grandissimo impatto visivo e stava per essere prodotto un cartone animato. A quel punto sono iniziate ad arrivare le minacce e mi hanno ostacolato sotto ogni punto di vista. L’errore più grosso che penso di aver commesso è stato di aver tentato di esportare con questo progetto un’immagine diversa della Sicilia, sollecitando i sindaci a non consentire più nei loro Comuni la commercializzazione di gadget a sfondo mafioso, colpendo gli interessi che giravano intorno a questo business. A questo punto mi sono fermato non avendo avuto neanche la collaborazione dell’ex presidente della Regione Rosario Crocetta che prima aveva trovato entusiasmante l’iniziativa, poi diventato governatore se ne è dimenticato”.

Cosa ha fatto quindi?

“Arrivati a questo punto, e preso atto di non poter ricevere alcuna collaborazione istituzionale, mi sono deciso a cambiare strategia. Considerando che 150 milioni di euro derivano dalla commercializzazione di gadget e souvenir che danneggiano l’immagine della Sicilia richiamando la mafia, ho deciso di vendere in esclusiva il brand prestigioso Taor&Mina ispirato alla città di Taormina, amata ed apprezzata in tutto il mondo, marchio che non può avere nessuno, considerando che tutti i loghi e nomi dei Comuni sono tutelati dalla Legge Monti. Per questo ho scomposto il nome e ho creato il brand “Taor&Mina” con riprodotta l’iconografia dei minotaurini, Taor appunto e Mina, figure mitologiche a metà fra uomo e animale, che richiamano il simbolo della città rappresentato da un centauro, addobbati con i tipici abiti siciliani. E sa chi si è offerto di acquistarlo?”

Chi?

“Un’azienda cinese, ma se io cedessi il marchio alla Cina avrei vanificato l’intero mio lavoro. Non solo, verrei accusato di aver danneggiato l’immagine di Taormina, conosciuta dal 28% della popolazione mondiale, con i soldi stranieri. Mi auguro che spunti un buon imprenditore italiano, non necessariamente siciliano, capace di credere in questo progetto. Altrimenti per necessità di natura economica non mi resterà altro da fare che vendere il brand ai cinesi. Ho investito molto su questo marchio ma non posso permettermi di finire sul lastrico”.

Si sente quindi di lanciare un appello al mondo dell’imprenditoria italiana?

“Tante aziende hanno promosso la città di Taormina e l’hanno pubblicizzata in tutto il mondo. Penso a Dolce e Gabbana, Giorgio Armani, Boccadamo, Intimissimi ma non solo. Il marchio da me creato non soltanto ha un alto valore storico e culturale, ma soprattutto simbolico. Non sarei io a guadagnarci, ma la Sicilia onesta, quella che non si rassegna ad essere considerata la terra della mafia e che da anni sogna un riscatto non soltanto economico ma soprattutto morale. Il marchio esclusivo Taor&Mina di grande prestigio è stato pensato non solo per dare una nuova immagine della Sicilia nel mondo ma soprattutto per il business a 360 gradi. Difatti è stato registrato per ogni categoria commerciale, per lo sfruttamento nel campo della moda, prodotti alimentari, cartoon animati, cosmetici, turismo, ecc. Solo imprenditori lungimiranti potranno individuare una nuova opportunità per lo sfruttamento economico e salvare tale iniziativa prima che finisca nelle mani di imprese straniere “.

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