Famiglia. Lega, sinistra e 5Stelle. Si può essere cattolici in Italia?

Politica

A giudicare l’inferno che si è scatenato a proposito del congresso delle Famiglie che si terrà a Verona, una riflessione va fatta e riguarda tutti.

E soprattutto una domanda (che prescinde dalle dinamiche dell’evento, chi ci partecipa, chi viene per strumentalizzare elettoralmente o per farsi pubblicità): si può essere ancora cattolici in Italia? Visto che tra l’altro, siamo sulla carta un paese di tradizione cattolica?

Veniamo ai fatti. Quando una qualsiasi organizzazione di credenti, partito o associazione che siano, manifesta pubblicamente per la famiglia, la centralità della vita, immediatamente scatta la macchina del fango, il livore laicista, la contro-religione. Si mobilitano media, intellettuali, politici e studiosi molto laici, quasi giacobini.

Le accuse sono note, trite e ritrite: omofobi, odiatori delle donne, negatori dei diritti civili, Medioevo, volete rimettere indietro le lancette della storia etc. I Gay Pride sono sinonimo di diritti civili e nessuna amministrazione tende a negare il patrocinio, i raduni per la famiglia sono sinonimo di dittatura e il patrocinio diventa l’occasione per una disputa di civiltà.

Queste le parole della maggioranza dei partiti, solo in parte mitigate da qualche liberale che si limita a dire che pure i cattolici possono esprimersi, “purché non pensino di imporre il loro credo”.
Ma, passano subito dopo a definire, etichettare ideologicamente il cristianesimo, applicandogli le categorie della politica: cattolici “conservatori”, “ultra-cattolici”, seguaci della “famiglia tradizionale”. Gente da esecrare, bocciare, a differenza dei cattocomunisti, cattolici progressisti e democratici, da tollerare e a cui magari, chiedere il voto.

Nessuno che si ponga il problema che il cattolico o è cattolico o non è. E che la dottrina cattolica rispetta i migranti esattamente come difende il diritto a nascere (no all’aborto) e il no al gender. Papa Francesco, tanto idolatrato dai media progressisti, è sempre stato chiaro in proposito: nel migrante c’è Cristo, l’aborto è “un sicario con i guanti bianchi”, e il gender “un errore della mente”.

Insomma, la verità è una e desolante: i cattolici non hanno diritto alla cittadinanza, non possono parlare, solo dentro casa o nelle parrocchie; non possono testimoniare pubblicamente la fede e se proprio devono esternare devono essere come li vogliono gli altri: cattolici pro aborto, pro tutto (gender, famiglie arcobaleno), credenti sbiaditi e buonisti (col motto “chi sono io per giudicare”).

Quando le Boldrini, le Cirinnà, gli Spadafora, i Di Maio, parlano di legalità democratica (sempre per condannare lo “xenofobo” Salvini, il “fascista” Berlusconi), facendo i professionisti della Costituzione, gridando al golpe cattolico oscurantista riguardo il Congresso di Verona o riguardo le proposte del Popolo della Famiglia (il Reddito di maternità), sanno che c’è un articolo della Costituzione (numero 29), che riconosce la famiglia naturale come preesistente allo Stato? E che sempre per legge, si parla di “formazioni sociali”, a proposito delle unioni civili? Quando costoro parlano di famiglia tradizionale, tipo quadretto del nonno, evidentemente contrapposto alle famiglie moderne (arcobaleno), sanno che nella Costituzione e nel nostro ordinamento legislativo non se ne parla proprio?

Chi è illegale, i cattolici o i laicisti che rappresentano una narrazione inesistente e ideologica? Sanno che nella 194 si tutela anche il diritto all’obiezione di coscienza? Sanno che l’utero in affitto è ritenuto dalla magistratura italiana ed europea, un reato?
Chi è fuorilegge? Chi è anacronistico? La risposta è semplice: lo sanno bene, sono in malafede, oppure i professionisti della Costituzione non conoscono la Costituzione. Ecco gli odiatori.

Una proposta: apriamo il dibattito sul nuovo Stato laico. Non è più la tutela della libertà religiosa, come da impostazione risorgimentale, ma la promozione attiva dell’ateismo di Stato. Una cosa molto diversa. Senza l’articolo 29 della Costituzione, senza le leggi, senza l’articolo 3, i cattolici, con questo vento laicista in salsa Robespierre, finirebbero tutti in galera.

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