Dopo Verona. Il Popolo della Famiglia parte col Reddito di Maternità

Politica

Questa mattina in piazza Montecitorio ci sarà una prima risposta a Verona, alla campagna di odio e livore verso la famiglia naturale (chiamata in malafede “tradizionale”), verso la centralità della vita.

La risposta concreta anche in considerazione delle tante, troppe promesse di una classe politica che strumentalizza i problemi delle donne, solo per i voti, nella purtroppo abituale e rituale guerra per spartirsi l’elettorato dei credenti, o di ciò che resta, con l’effetto di banalizzare tutto, mettendo insieme etica e pannolini, ideologia e sgravi fiscali, aborto e asili nido.

Cosa è successo a Verona, al Congresso mondiale delle Famiglie? Si sono cimentati con violenza i rispettivi teatrini della politica. Da una parte, Lega e Fdi, con lo scopo di raccogliere il consenso del Family Day. Operazione legittima per loro, in vista delle europee. E dall’altra, il mondo radical, liberal, femministe e lobby Lgbt, la maggioranza dei media, dalla Rai alla tv commerciale, con l’obiettivo di ricompattare una sinistra perdente e senza identità, una sinistra in cerca d’autore, che da tempo ha smarrito i diritti sociali, economici, la difesa degli ultimi e si è gettata a mani basse in una grande azione di distrazione di massa: i diritti civili, nel nome di quella società laicizzata, che esalta unicamente i diritti del consumatore: tutto ridotto a merce, a cose (uomini e donne precari, costretti a consumare e schiavi dell’economia senza tutele), ogni desiderio deve diventare un diritto, anche le unioni tra i sessi. A discapito dei figli.

E poi le promesse? Come finirà l’infinita lista della spesa, l’overdose di annunci che Salvini, Di Maio, Zingaretti (recitando ruoli contrapposti), hanno fatto approfittando della visibilità offerta da Verona?
Verosimilmente in un nulla di fatto. Una melassa di piccole iniziative fiscali, laterali o irrilevanti. Anzi, c’è il rischio che i grillini colgano l’occasione per varare una convention laicista sulle “famiglie”, con soluzioni per tutti (da inserire nel prossimo Def), passando per salvatori della patria e rappresentanti del vero, unico, mondo moderno, quello arcobaleno.

Ma invece, questa mattina c’è una novità: il Popolo della Famiglia, nelle persone di Mario Adinolfi e Nicola Di Matteo, consegna ufficialmente le 50mila firme, raggiunte alla velocità della luce, per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare per il Reddito di Maternità.

Di cosa si tratta? Un solo articolo: mille euro al mese, pari a dodicimila euro all’anno, per le madri lavoratrici che decidono di dedicarsi concretamente ai loro figli. Un’indennità che dura otto anni, in modo tale da consentire alle mamme non solo di svezzarli, ma di poterli crescere e accompagnare alla vita serenamente. Una durata che riparte alla nascita di un altro figlio. Un costo di appena 3 miliardi, molto di meno se pensiamo al reddito di cittadinanza.

Nulla a che vedere con iniziative foto-copia, tipo l’assegno di maternità o altri sconti, sostengono i promotori. La famiglia non ha bisogno unicamente di elemosina estemporanea, ma va aiutata nel quadro di sostegni pedagogici di largo respiro. La “bellezza” di poter lavorare in casa, aiuta la famiglia, combatte la denatalità e fa ripartire l’economia.

E’ Medioevo? E’ volere le donne in casa? E’ far tornare indietro le lancette della storia? Ma se femminismo – dichiara Adinolfi – vuol dire libertà di scelta, fate scegliere liberamente le donne. Il lavoro in azienda, in fabbrica deve essere anche qui, una scelta, non una condanna, un obbligo, una necessità. E’ più bello crescere un figlio o pulire le scale per 700 euro?

Condividi!

Tagged