Amatrice, Palombini (sindaco): “Noi abbandonati dal governo, usati da Pirozzi. Fontanella? Vecchia politica”

Politica

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Amatrice sempre di più “caso nazionale”. Nel Comune devastato dal terremoto dell’agosto 2016 il prossimo 26 maggio si dovrà eleggere il nuovo sindaco. L’attuale primo cittadino Filippo Palombini è in campo con una lista civica chiamata “Per Amatrice e le sue frazioni” e oggi mette definitivamente la parola fine al suo rapporto politico con il predecessore Sergio Pirozzi, accusato da più parti di aver abbandonato il campo per trasferirsi armi e bagagli alla Regione Lazio. Senza troppi giri di parola, Palombini ci tiene ad evidenziare la sua discontinuità rispetto all’uomo di cui è stato a lungo vice e che ha sostituito dopo la decadenza seguita all’avvenuta elezione a consigliere regionale. Il quale Pirozzi, dopo essere stato accusato un anno fa dal centrodestra di aver fatto vincere Nicola Zingaretti togliendo voti con la sua discesa in campo a Stefano Parisi, ora si appresta a federare il suo “Movimento dello Scarpone” con Fratelli d’Italia. Abbiamo contattato Palombini per capire il perché di questa rottura.

Amatrice caso nazionale, abbandonata dal governo: lei ha scritto una lettera a Conte il primo maggio evidenziando il dramma dei disoccupati del posto che hanno perso il lavoro a causa del terremoto. Ha ricevuto risposte?

Ovviamente no. Nessuna risposta diretta e non mi pare vi siano stati dei comunicati formali. Il Decreto Sblocca cantieri è rimasto lo stesso, non c’è una parola sul lavoro. Mi sembra anzi di aver capito che ci sarebbero circa millecento emendamenti presentati, il che vuol dire che non otterremo probabilmente nulla neanche in sede di discussione. Per questo ritengo che andasse fatto uno sforzo prima”. 

Presentando la sua lista “Per Amatrice e le sue frazioni” ha detto di essere alternativo a Pirozzi anche lui accusato, come il governo, di aver abbandonato la città. Può spiegarci perché?

“Ho vissuto un’esperienza amministrativa insieme a Pirozzi in perfetta comunione di intenti fino a dopo il terremoto. Poi è nato il Movimento dello Scarpone a cui non ho aderito perché non rispecchia la mia filosofia di vita e istituizionale. Questo Movimento ha fatto sì che la visibilità ottenuta per Amatrice consentisse a qualcuno di guardare oltre i confini. Pirozzi ha scelto la sua direzione, io non discuto l’uomo ma le scelte politiche. Lui ha voluto percorrere una strada che gli facesse da ponte per una politica regionale e nazionale. Io ritengo invece che la ricostruzione vada gestita sul posto insieme ai miei concittadini. Amatrice per me è diventata un obiettivo, per Pirozzi un mezzo. Per questo sono orgoglioso di dichiararmi alternativo a questo tipo di politica, ritenendo che in questo momento sia prioritario unire i cittadini nell’opera di ricostruzione, lavorando al loro fianco sul territorio, non favorire spinte per carriere politiche personali”.

Durante gli stati generali, ovvero l’assemblea delle associazioni degli amatriciani per scrivere insieme il programma per la città, ha detto che ad Amatrice rischia di tornare la vecchia politica. Cosa intende? Si riferisce a Fontanella, il vecchio sindaco suo competitor?

“Dopo un periodo in cui si è cercato di unire il più possibile la comunità, si sono creati due schieramenti. Da una parte ci sono gli amministratori di maggioranza e di opposizione che hanno governato negli ultimi trent’anni, dall’altro ci sono io con la mia squadra. E’ chiaro che abbiamo guardato la ricostruzione da due angolazioni diverse. C’è chi ha pensato di restaurare le vecchie logiche politiche intorno ad un’alleanza fra partiti diversi ma uniti da un comune obiettivo. Noi invece abbiamo pensato ad aggregare la gente con un processo inclusivo, che raccogliesse anche persone nuove intenzionate a dare il loro contributo all’amministrazione della città. Il risultato è che noi rappresentiamo una voglia reale di cambiamento, una lista estranea a partiti o gruppi di interesse, unita dall’amore per la propria città, mentre dall’altra parte ci ritroviamo trent’anni di vecchia politica e vecchie logiche di Paese, a mio giudizio non in grado di rispondere efficacemente alle sfide del post terremoto che abbiamo davanti. E’ talmente vecchia la logica dei mie avversari da non aver incluso in lista neanche una donna”. 

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