Parla Francesca Donato (Lega): “Crisi dell’euro vicina. E non per colpa dell’Italia”

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La Commissione europea ha annunciato per l’Italia scenari a tinte fosche per ciò che riguarda la crescita. Secondo quanto reso noto dal Commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, il nostro Paese nel 2019 sarà ultimo nell’eurozona per ciò che riguarda crescita, occupazione e investimenti. Il premier Conte ha parlato di previsioni “pregiudizialmente ingenerose” e nella maggioranza gialloverde le stime di Bruxelles sono state bollate come “farlocche”. Ne abbiamo parlato con Francesca Donato, avvocato, fondatrice di “progetto Eurexit”, convinta sovranista, candidata alle elezioni europee con la Lega nella circoscrizione dell’Italia insulare. Nota per le sue frequenti apparizioni televisive, Donato si sta battendo da anni per far riacquistare all’Italia la piena sovranità monetaria, uscendo dal sistema della moneta unica che si sta rivelando sempre di più una gabbia per i Paesi europei.

Come commenta le previsioni della Commissione Ue molto negative su crescita, investimenti e occupazione?

Rispondo che si tratta di previsioni a mio giudizio molto poco attendibili. Sappiamo tutti che c’è il rischio che le stime elaborate dalla Commissione europea, dal Fondo Monetario internazionale, dalla Banca Centrale europea, in una sola parola dalla Troika, siano spesso utilizzate come strumenti utili ad esercitare pressioni politiche sui Paesi dell’eurozona. Certo, ci stiamo avviando verso una congiuntura economica complessa, sarebbe sciocco negarlo, e questo per tutta una serie di fattori concomitanti, ad iniziare dalla politica protezionista attuata da Trump con l’introduzione dei dazi sui prodotti europei, per finire con lo stop al Quantitative Easing da parte della Bce. Tuttavia le previsioni restano tali e dovranno poi essere confermate dai fatti. E molto spesso le stime di Bruxelles si sono rivelate completamente sbagliate. Quindi andrei molto cauta nel cavalcare questi dati”. 

Lei si è sempre definita euroscettica e sostiene la necessità di uscire dal sistema euro riacquistando la sovranità monetaria. Pensa che questo progetto possa essere attuabile nel futuro prossimo? Si batterà in Europa per questo?

Bisogna essere chiari, tutti siamo consapevoli che un’uscita unilaterale sarebbe un’operazione molto difficile da realizzare, ma qui il rischio concreto è che salti l’intero sistema. Di segnali in questa direzione ce ne sono diversi. Pur senza mettersi a fare il calcolo delle probabilità, basta guardarsi intorno per capire quanto il sistema della moneta unica si stia reggendo su un equilibrio molto precario. Qui non si tratta di uscire dall’euro perché lo vogliamo noi, ma perché potrebbero volerlo gli altri Paesi europei ad iniziare dalla Germania. A quel punto dovremo essere pronti con un piano che ci permetta di riacquisire la nostra piena sovranità monetaria. Dobbiamo insomma prepararci a ogni eventualità”.

Cosa glielo fa pensare?

“In Europa c’è una vera e propria bomba ad orologeria pronta ad esplodere, si chiama Deutsche bank. La banca tedesca ha perso circa il 90% delle sue azioni, con titoli il cui valore è sceso da cento a sette euro. Il governo tedesco ha tentato di favorire la fusione con la Commerzbank, la seconda banca più importante del Paese, ma l’operazione è fallita. A questo punto per salvare il loro sistema bancario, i tedeschi potrebbero avere tutto l’interesse a favorire l’implosione dell’euro. Ripeto, dobbiamo essere pronti a questo scenario che io ritengo possibile. Ma a Bruxelles si preferisce attaccare l’Italia facendola passare come il grande pericolo dell’eurozona, soltanto perché c’è un governo che non piace agli euroburocrati. Questa ritengo sia la più grande operazione di distrazione di massa”.

Perché ha scelto di candidarsi con la Lega di Salvini?

“Non si è trattato di una scelta a sorpresa, sono vicina alla Lega già dal 2014 quando sono scesa in campo la prima volta. Non mi sarei potuta candidare in nessun altro partito”.

Cosa la convince di più del programma di Salvini?

La forte volontà di intervenire in Europa con riforme radicali che portino a rivedere le regole fin qui applicate e che si sono rivelate assolutamente fallimentari. Oltre ovviamente alla difesa degli interessi nazionali che devono venire prima di qualsiasi vincolo di bilancio o patto di stabilità. Senza riforme strutturali sarà molto difficile garantire la sostenibilità dell’euro, scongiurandone l’implosione. Poi c’è la grande questione del Fiscal Compact”.

Proprio ieri su queste colonne l’economista Giulio Sapelli si è detto deluso dalla Lega che parlerebbe poco di abolizione del Fiscal Compact (il patto di bilancio europeo) per colpa del quale penderebbe sull’Italia la spada di Damocle dell’aumento dell’Iva. Come risponde?

Nutro grande stima e rispetto per il professor Sapelli, per altro è fra gli economisti che ispirano molte delle mie posizioni. L’uscita dal Fiscal Compact sarà uno dei nostri principali obiettivi, considerando che la Lega non lo ha mai approvato. Punteremo alla sua cancellazione e cercheremo su questo convergenze anche con altri Paesi, consapevoli che non sia interesse soltanto nostro trovare una soluzione”.

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