Più famiglia per tutti, Verona docet. Il pacchetto Fontana

Politica

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Famiglia al centro, più famiglia per tutti. Non è uno slogan ma quello che miracolosamente, dopo il Congresso delle Famiglie di Verona, sta accadendo in politica. Una sorta di miracolo politico avvenuto dopo tante polemiche.

E’ Luigi Di Maio che ora accelera (prima parlava di proposte medievali) e punta a portare già al prossimo Consiglio dei ministri il decreto per la famiglia. Il testo, secondo quanto si apprende da fonti di governo M5S, sarebbe già stato trasmesso al Mef per verificare le coperture e potrebbe approdare sul tavolo del pre consiglio, previsto per oggi, che dovrà esaminare anche il decreto sicurezza bis voluto da Matteo Salvini. Il decreto di Di Maio dovrebbe prevedere la costituzione di un “fondo per la natalità” le “politiche per la famiglia”.

Ma chi ha la parternità della misura? 

Sentiamo cosa ha dichiarato ieri il vice premier pentastellato ieri: “Sulla Famiglia c’è massimo dialogo tra tutte le forze politiche, non c’è volontà di creare divisione. Sono disposto a prendere tutto il pacchetto di norme e darlo a Fontana”. Ma le agenzie ricordano lo scenario. In un primo momento è stato il Movimento 5 Stelle ad aver fatto trapelare irritazione per il pacchetto Fontana (“tale e quale a quello già presentato da Luigi Di Maio”), accusando il leader della Lega Matteo Salvini di “copiare” le proposte di Di Maio. Poi è stato il Carroccio a riferire di un certo nervosismo per la convocazione di tutti i partiti al Mise su un tavolo, al quale non sarebbe stato invitato proprio il ministro Fontana, titolare del dicastero dedicato alle politiche della famiglia! Ma come può succedere che il ministro titolare del Dicastero non venga convocato?

Semplice. Perché siamo in campagna elettorale. E la proposta annunciata da Fontana, che però andrebbe introdotta in corsa in un decreto prevalentemente economico, di potenziare il bonus bebè da 80 a 110 euro (fino a 192 euro a seconda del nucleo familiare e dell’Isee) e prevedere detrazioni fiscali del 19% (fino a un massimo di 1.800 euro all’anno per ciascun minore a carico) per l’acquisto di pannolini e latte in polvere, fa gola a tutti.

Il leghista dà del discepolo al pentastellato a questo punto, e si capisce che Di Maio ha provato a giocare d’anticipo. Una mossa politicamente scorretta che cozza con la vocazione all’onestà grillina?

Fatto sta che un ministro della Famiglia c’è, gente che vuole aiutarlo a contribuire con misure serie pure. Non resta che congratularsi con Verona.

 

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