Rinaldi (Lega) e la lettera di Bruxelles: “Attenta Ue, l’Italia non è quella del 2011”

Interviste

La tanto annunciata lettera di Bruxelles, con la quale la Commissione europea chiede conto del mancato rispetto delle regole per ciò che riguarda il contimento del debito pubblico nel 2018, è arrivata e al Ministero dell’Economia stanno mettendo a punto la risposta da inviare entro stasera. La lettera è dunque giunta a poche ore dai risultati delle elezioni europee che in Italia hanno premiato la Lega di Matteo Salvini volata fino al 34%, partendo dal 17% delle ultime politiche. Lo Speciale ne ha parlato con l’economista Antonio Maria Rinaldi, animatore del sito Scenari Economici, appena eletto eurodeputato proprio nelle liste della Lega.

Allora Rinaldi, ce l’ha fatta. Adesso potrà passare dalle parole ai fatti visto che siederà nel nuovo Parlamento europeo?

Sono davvero felice di aver conseguito un risultato così importante, frutto esclusivamente del mio lavoro e di quello degli amici che mi hanno aiutato su tutto il territorio. Ognuno di quei voti sono andato a prenderlo personalmente, stringendo mani e spiegando ciò che realmente intendo fare in Europa. Adesso sta a me tradurre tutte queste aspettative in azioni concrete, ma i miei elettori sanno perfettamente che metterò tutto l’impegno possibile per riscattare questo Paese. Nel mio piccolo mi batterò con tutte le mie forze perché ciò avvenga realmente”.

Appena chiuse le urne è arrivata la “letterina” di Bruxelles al governo italiano con annessa minaccia di procedura d’infrazione e sanzioni. E’ la prima dichiarazione di guerra post trionfo dei sovranisti?

Siamo abituati a ricevere queste letterine, che in altri Paesi vengono definite in maniera diversa. Una cosa è certa: se la governance dell’Unione europea non comprenderà una volta per tutte che occorre un cambiamento radicale per poter proseguire un percorso comune, la strada sarà tutta in salita. Se le Istituzioni europee invece riusciranno a capire che serve una svolta nel rapporto fra Paesi membri, allora saremo ben disposti a collaborare e contribuire al raggiungimento del bene comune. Questo è il mio auspicio”.

Pensa ci sentiranno da questo orecchio gli euroburocrati della Commissione?

“Sappiamo bene cosa queste letterine preannunciano, ricordiamo tutti quello che è avvenuto nel 2011, ovvero la caduta del governo Berlusconi e l’avvento di Monti. E’ il primo monito per obbligare l’Italia a mettersi in riga. Questo dimostra che a Bruxelles e a Strasburgo c’è un grosso deficit di democrazia da correggere. Ma a differenza del 2011 stavolta c’è stato un voto degli italiani molto chiaro che sta a significare proprio la volontà di non farsi più mettere in riga. Siamo disponibili al dialogo con la Commissione e alla massima collaborazione, ma il confronto deve avvenire con pari dignità e non con il ricorso a prevaricazioni e minacce”.

Intanto sembra vacillare l’asse franco-tedesco, Macron e la Merkel dopo il voto non parlano più la stessa lingua. Intanto la Germania continua da anni a sforare impunita il vincolo del 6% del surplus commerciale causa di instabilità e squilibri macroeconomici. Come si può riequilibrare la situazione?

“A gennaio con il trattato di Aquisgrana Francia e Germania hanno tentato di ricreare quel patto di ferro che sin dall’origine della Ue ha dettato la linea per la conduzione dell’Europa. Il fatto nuovo è che anche a Parigi hanno grossi problemi di tenuta interna e questo inevitabilmente non può non determinare un inevitabile nervosismo. Il fatto che fra Macron e la Merkel stiano emergendo malumori su come gestire l’Unione nei prossimi cinque anni, partendo dalle nomine strategiche, la dice lunga su come la Ue stia attraversando una profonda crisi d’identità. Il messaggio scaturito dalle urne mi sembra parli chiaro, la speranza è quella di un vento nuovo, molto, ma molto diverso, rispetto a quello che ha soffiato fino ad oggi. Far finta che il 26 maggio non sia avvenuto nulla è impossibile, quindi la speranza è che davvero si torni allo spirito originario, quello secondo cui erano i cittadini, e dunque l’economia reale, al centro di ogni strategia”.

Il governo italiano dovrà affrontare delle sfide importanti da qui al prossimo autunno. Sarà in grado di farlo considerando le profonde divergenze emerse con grande evidenza negli ultimi tempi fra Lega ed M5S?

“C’è un contratto di governo che rappresenta la base della collaborazione fra i due partiti. Il M5S ha necessità di ritrovare un equilibrio interno che possa ridare stimolo e slancio all’azione di governo. Inutile nascondere il dato politico uscito dalle urne e che certamente non ha premiato i 5S, ma questo non significa che si debba necessariamente buttare a mare il governo. Penso anzi che gli elettori abbiano dato un segnale di continuità premiando l’azione della Lega. Quindi il primo passo da fare è quello di chiarirsi le idee all’interno della maggioranza gialloverde, prendere atto che la campagna elettorale è finita e che è necessario ripartire. All’Italia serve un governo forte capace di prendere decisioni”. 

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