Putin contro il liberalismo, parla Sgarbi: “I veri liberali oggi? Lui, Trump e Salvini”

Interviste

«L’approccio liberale è obsoleto ed è entrato in conflitto con gli interessi della maggior parte delle persone». A parlare, in una storica intervista al Financial Times, è il presidente russo Vladimir Putin. Secondo Putin, la fine delle politiche liberiste è coincisa con l’ascesa di politici come Donald Trump negli Usa o con la vittoria del “leave” al referendum sulla Brexit. «I liberali – dice – non possono più permettersi di dettare le regole come hanno fatto negli ultimi decenni». E il motivo è semplice: «L’ideologia liberale non è più di moda perché la maggior parte delle persone si è rivoltata contro l’immigrazione, contro l’apertura dei confini e il multiculturalismo». Lo Speciale ne ha parlato con Vittorio Sgarbi, parlamentare e sindaco di Sutri, che liberale lo è sempre stato.

Putin al Financial Times ha detto che il liberalismo è obsoleto, che la democrazia liberale ha spento la sua funzione ideologica ed esaurito il suo scopo. Condivide?

“E’ un dato di fatto che nel corso degli anni il liberalismo è stato caratterizzato da molteplici contraddizioni, al punto che tutti ad un certo punto si sono definiti liberali, da destra a sinistra. Ciò premesso, quale sarebbe l’alternativa proposta da Putin?”

Il capo del Cremlino sostiene che oggi il modello vincente è quello di Trump che chiude le frontiere e non quello di Angela Merkel basato sulla politica delle porte aperte. E’ così?

“Vede, penso che qui Putin cada in contraddizione, perché credo non ci sia oggi liberale, più liberale di Trump”.

Perchè?

Perché il presidente Usa esprime l’idea di un presidenzialismo forte. Ed in questo Trump manifesta la massima espressione del liberalismo. Il vero liberale è presidenzialista, non è parlamentarista come in Italia”.

Secondo il presidente russo, il fallimento della democrazia liberale si evincerebbe soprattutto nella politica migratoria e nel fatto che i popoli si starebbero ribellando tutti al migrazionismo e alla globalizzazione. E’ d’accordo?

“In un certo senso sì, anche se poi per Putin l’immigrazione non è certamente un problema, visto che non c’è nessuno che vuole andare in Russia. E’ evidente come nell’indicare Trump come modello alternativo alla Merkel, lui faccia una scelta di campo, schierandosi chiaramente dalla parte del liberalismo forte alla Trump, contro il debole e fallimentare liberalismo europeista”.

Ma Putin a lei piace?

Sì, come mi piace Trump, perché amo i leader forti e decisionisti che possono anche sbagliare e commettere grandi errori, ma hanno il coraggio di assumersi la piena responsabilità di ciò che fanno in prima persona. Per questo sono amati dal popolo che li vota, indipendentemente dal fatto che agiscano sulla base di una loro posizione egemonica. Putin piace per quello che fa. Se in Siria l’Isis è stato sconfitto è grazie a lui, al suo decisionismo, non certo all”Europa che ha sempre avuto sulla Siria mille e diverse posizioni”.

Il presidente russo ha poi criticato l’ideologia liberale anche in relazione alle politiche Lgbt. Ha detto: “Vogliamo che ognuno sia felice, ma non possiamo far passare in secondo piano i valori della famiglia che sono alla base della società”. Su questo cosa ha da dire?

“Che ha pienamente ragione. Nessuno mette in dubbio il diritto dei gay di amarsi e vivere felici, ma i gay pride sono una caricatura dell’omosessualità, una falsa rappresentazione della realtà. Se oggi si facesse un referendum in Italia state certi che la maggioranza direbbe no ai gay pride, ma non perché odiano gli omosessuali o perché sono diventati tutti omofobi e razzisti, ma perché sono stufi di assistere a grottesche manifestazioni di ostentazione della propria condizione sessuale. Il vero liberale oggi è quello che si batte per la famiglia naturale, ossia per ciò che è ritenuto politicamente scorretto”.

Trump dunque secondo lei è un vero liberale. Lo è anche Salvini per caso?

“Mi pare lo abbia dimostrato con i fatti”.

Ossia?

“Quando al Salone del Libro di Torino, di fronte all’esclusione della casa editrice che aveva pubblicato il suo libro, ha mantenuto un atteggiamento liberale, contrapposto a quello anti democratico di chi ha praticato una censura. Mai vista una cosa del genere. Un Salone guidato da pseudo liberali ha escluso, non un libro inneggiante Adolf Hitler o Benito Mussolini, ma uno contenente l’intervista di una giornalista al Ministro dell’Interno, buttando fuori un editore che aveva tutto il diritto di partecipare. Si è di fatto impedito a tante persone di poter acquistare un libro e questo è stato un comportamente totalmente antiliberale. Il vero liberale è stato Salvini che ha accettato e subito una decisione a lui ostile senza reagire e muovere un dito. “.

Il presidente del Consiglio d’Europa Donald Tusk ha risposto a Putin dicendo che chi critica la democrazia liberale in realtà sarebbe nemico dello stato di diritto e dei diritti umani. Come risponde?

Che dice un’assurdità, perché proprio quelli che la pensano come Tusk e pretendono di detenere il monopolio della libertà, si rendono poi responsabili di comportamenti illiberali come quello andato in scena a Torino in occasione del Salone del Libro. In nome della democrazia liberale si mette il bavaglio a chi ha il torto di pensarla diversamente. Con il paradosso di far emergere il vero liberale, che come detto in quella vicenda è stato Salvini”.

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