Angeli e Demoni. Come si silenzia l’inferno di un paese che non voleva la Bibbia: Bibbia-no

Politica

“C’era una volta un paese che non voleva la Bibbia, Bibbia-no, ossia Bibbiano, e c’era una coppia di fratellini che furono tolti ai loro genitori e avviati attraverso un “percorso democratico” fatto di scosse elettriche e manipolazioni mentali, ad una nuova vita presso una famiglia arcobaleno. Ad accompagnarli tante fatine come la fatina Anghinolfi”.

La fiaba la racconta con arguzia e ironia con un tweet dei suoi, Alfio Krancic, ma in realtà è un incubo.

Tornando alla realtà, i fatti sono tristemente noti: secondo l’accusa una Onlus lucrava sulla pelle dei bambini. Il nome dell’inchiesta, emblematica e inquietante, “Angeli e Demoni”, un’indagine meticolosa che la scorsa settimana ha portato all’arresto di 18 persone, tra cui il sindaco Pd di Bibbiano, su un totale di 27 indagati.

Secondo gli inquirenti, le menti dei bambini erano manipolate e le sedute di psicoterapia a loro dedicate si trasformavano in vere e proprie trappole infernali, il cui obiettivo “era togliere i piccoli ai loro genitori e affidarli ad amici e conoscenti dei dirigenti dei servizi sociali”.
Si tratta, a conti fatti, di una orribile storia dove si intrecciano in modo perverso soldi, interessi e anche idee, modi di pensare ben precisi.

Il tema è l’affido dei bambini che, da cosa buona, quando ricorrono tutte le condizioni previste dalla legge, può diventare il suo contrario. Con una parola d’ordine che sembra profilarsi, da rabbrividire: i genitori naturali sono per definizione dei mostri, degli orchi.

E ancora: chi erano questi amici e conoscenti dei dirigenti dei servizi sociali? Solo persone che pagavano o persone organiche a un pensiero? E’ un legittimo dubbio che andrebbe chiarito.

Ricostruiamo la vicenda. Soldi e interessi: (sempre secondo le accuse): la compagnia di giro allestita da Federica Anghinolfi, responsabile dei servizi sociali di Bibbiano e coordinatrice del settore di tutto il comprensorio della Val d’Enza, aveva saputo mettere in piedi un vero e proprio business in grado di dirottare grosse somme di denaro nelle casse dei centri che ospitavano i bambini. A beneficiarne una onlus torinese, Hansel e Gretel. La onlus, sostiene l’accusa, riceveva i minori in «palese violazione» della legge in tema di affidamenti di servizi pubblici.

Tre suoi psicoterapeuti – Claudio Foti, Nadia Bolognini e Sarah Testa – sono indagati. La Anghinolfi, invece, è ai domiciliari. È proprio lei a gettare una livida luce ideologica sul mostruoso spaccato di Bibbiano. La funzionaria, infatti, è una bandiera dell’orgoglio gay e ha affidato più di un minore a coppie lesbiche, in un caso persino ad una sua ex-compagna (e qui, dai soldi si passa alle idee “arcobaleno”).

È grazie a lei se gli psicoterapeuti indagati operavano gratuitamente all’interno della struttura pubblica “la Cura“, riuscendo però ad incassare grazie a un sistema collaudato ben descritto nelle carte della Procura: «Gli affidatari venivano incaricati dai servizi sociali di accompagnare i bambini alle sedute private e di pagare le relative fatture a proprio nome». Soldi che poi gli affidatari ricevevano mensilmente attraverso rimborsi sotto una finta causale di pagamento.

In questo modo, si riuscivano anche a falsificare i bilanci dell’Unione dei Comuni coinvolti. Per ogni singola visita, i terapeuti della onlus incassavano ben 135 euro contro i 60/70 euro l’ora fissata dal “mercato” e nonostante l’Asl di Reggio Emilia avrebbe potuto offrire lo stesso servizio gratuitamente. Foti è accusato di aver alterato «lo stato psicologico ed emotivo di una minore», usandola come una «cavia». In pratica l’aveva convinta, si legge nelle carte, «dell’avvenuta commissione dei citati abusi ai suoi danni durante la sua infanzia». Lo stesso avrebbe fatto la Bolognini.

E non è finita. Secondo una ricostruzione del Giornale, infatti, il nome di Foti e quello della onlus Hansel e Gretel richiamano alla mente pure il famoso caso “Veleno“, una storia avvenuta oltre vent’anni fa nella Bassa modenese, che vide sedici bambini strappati alle proprie famiglie su indicazione dei servizi sociali. Secondo le accuse i piccoli sarebbero stati vittime di una rete satanica di pedofili che li costringeva ad assistere e compiere sacrifici umani nei cimiteri.

L’esito di quell’indagine era finito al centro di una petizione pubblicata sul sito di Hansel e Gretel con tanto di appello: «Firma la lettera aperta su Veleno: una ricostruzione confusiva che distorce i fatti per dimostrare una tesi precostituita». Guarda caso, il centro Hansel e Gretel è lo stesso da cui provenivano le psicologhe che, all’epoca, interrogarono i bambini del caso “Veleno”. Solo l’indizio di una trama di casi mostruosi sui quali occorrerebbe fare piena chiarezza.
Fin qui, l’inchiesta che accerterà le colpe.

Ma il dato allarmante è il rapporto (non solo economico) tra le idee e i comportamenti dei soggetti interessati. C’è un’idea di società che si vuole affermare, toccando, manipolando, vendendo, usando i bambini, ma soprattutto, togliendoli alle famiglie?
Ed è proprio questo assioma che si vuole evitare.

Il pensiero unico mediatico, culturale e politico liberal e radical è già all’azione con varie tecniche “note” di comunicazione:

1) ridurre il caso ad un semplice caso e non alla punta dell’iceberg di un disegno ideologico ed economico.

2) Non stabilire un rapporto di causa effetto, tra i fatti, le colpe e le idee. Cosa che avviene puntualmente quando a commettere reati sono esponenti della “demonizzazione democratica”. Caso di scuola? I fascisti di Casa Pound (il famoso stupro viterbese), violentano non perché sono singoli che sbagliano, ma in quanto effetto di “una ideologia ben precisa che si basa sulla violenza e sul mancato rispetto delle donne”. Anzi in certi casi, quando conviene al politicamente corretto, il rapporto “causa-effetto” viene addirittura esaltato: si pensi a Carola, la Capitana, mitizzata e beneficiata di oltre un milione di euro, per aver violato leggi italiane nel nome dell’umanità. E cosa dire quando si stabilisce il rapporto causa-effetto tra le posizioni di Salvini e il presunto razzismo degli italiani contro i migranti?

3) Poi silenzio sulla vicenda, coprire, rimuovere fin dove si può.

4) Infine, la repressione: bisogna colpire tutti quelli che “strumentalizzano” e speculano sulla notizia. Che fa Zingaretti? Annuncia un pool di avvocati contro le diffamazioni al Pd: “E’ tempo di reagire con forza, segnalateci tutto quello che vedete in rete”. Intende difendere il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, ristretto ai domiciliari”. Ma il sindaco, dem o di qualsiasi altro partito, è ben poca cosa rispetto all’inferno culturale che si nasconde dietro la vicenda.

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