Parla Marco Rizzo (PC): “Salvini e Di Maio sono gli Tsipras italiani”

Interviste

Questa settimana si è aperta con le elezioni in Grecia che hanno segnato la fine dell’era di Tsipras, il leader della sinistra sconfitto dall’avversario conservatore Mitsotakis. Secondo molti osservatori Tsipras avrebbe pagato a caro prezzo la sua politica filo europeista che, pur avendo portato la Grecia fuori dal rischio default, ha comportato pesanti, e per certi versi insostenibili sacrifici per la popolazione. E c’è chi vede dietro la decisione dell’Europa di non avviare la procedura d’infrazione per debito eccessivo nei confronti dell’Italia la stessa strategia dell’ex presidente greco: quella cioè di urlare contro la Troika accettandone le condizioni. La pensa così il segretario del Partito Comunista Marco Rizzo che questa sera aprirà la “Festa Comunista” a Roma nel quartiere Tiburtino all’interno del Parco di via del Frantoio. Festa che si protrarrà fino a sabato 20 luglio quando si concluderà con un comizio dello stesso Rizzo.

Lei ha definito Tsipras un “traditore” per essersi piegato supinamente ai voleri dell’Europa. Ma per la sinistra italiana non aveva rappresentato una speranza?

Ma quale speranza? Tsipras ha svolto e portato a termine un ruolo ben definito. Il suo compito era quello di assorbire il malcontento creato da quella che io non esito a definire una vera e propria azione di rapina dell’Europa nei confronti del popolo greco. Serviva una finta sinistra che illudesse i greci, raccogliesse il malessere della popolazione per poi portarlo ad accettare le misure di austerità imposte dalla Troika. Diciamo che lui ha saputo recitare bene la parte, alzando il pugno chiuso, sventolando la bandiera rossa, cantando bella ciao, per poi, una volta ottenuto il consenso della popolazione, accettare tutte le condizioni di Bruxelles”.

Avrebbe potuto fare diversamente secondo lei?

Guardi, io sono il primo a dire che è difficilissimo liberarsi dai vincoli della Troika e andare contro i diktat dell’euroburocrazia, e sono anche convinto che chi lo facesse veramente rischierebbe personalmente. Ma questo non è un motivo sufficiente per promettere di cambiare le cose comportandosi poi in maniera esattamente opposta. Quello che del resto sta accadendo in Italia”.

Ossia?

Il Movimento 5Stelle si è comportato né più, né meno, come Tsipras. Ricordo bene quando i grillini promettevano di uscire dall’Europa, dall’euro e dalla Nato. Poi sono andati al governo e si sono riscoperti pro Europa, pro euro e pro Nato. E direi che la stessa cosa vale anche per Salvini”.

Pensa che anche il leader della Lega alla fine illuderà soltanto i suoi elettori come l’ex presidente greco?

“Mi pare evidente. Salvini sta al governo da un anno e fino ad oggi ha strillato tanto senza aver mai messo in discussione il pareggio di bilancio in Costituzione e i trattati europei sulla moneta unica. Tenga conto che ogni volta che il rapporto deficit-pil resta al di sotto della soglia del 3% fissata dai trattati significa aver perso. Come ricorderà il governo ultraeuropeista di Monti stabilì il rapporto al 3%, quindi al massimo consentito. Il presunto governo del cambiamento, che a parole si definisce sovranista ed antieuropeista è sceso niente meno che al 2,04% dopo aver addirittura promesso di sfidare la Ue sforando il 3%. Mi pare evidente che siamo in presenza di una versione gialloverde di Tsipras”.

Salvini però ora avrà buon gioco a dire di non poter fare nulla perché i sovranisti in Europa sono in minoranza e alla fine il blocco europeista si è coalizzato contro di loro. E’ così?

“Parlare di sovranismo è antistorico, perché oggi non si tratta di riaffermare il nazionalismo ma di combattere il globalismo capitalistico che sta governando l’Europa e il mondo. Nel 2020 assisteremo alla messa in circolazione di una moneta parallela da parte dei grandi colossi dell’online, e questo porterà gradualmente ad una sorta di potere assoluto di questi giganti finanziari rispetto a tutti gli Stati. Forse non ci stiamo rendendo conto che ci stanno lentamente trasformando in veri e propri polli da batteria, ci costringeranno presto o tardi ad ordinare tutto online, forse ci convinceranno a non uscire più nemmeno di casa. Diventeremo tutti dei perfetti consumatori, allineati ed omologati, incapaci di qualsiasi autonomia. C’è solo un modo per salvarci, resuscitare il socialismo”.

Putin recentemente in un’intervista che ha fatto molto discutere ha dichiarato morto il liberalismo avendo fallito su tutta la linea. E’ d’accordo?

Sono sicuramente d’accordo sull’analisi e sulla critica al liberalismo, ma il grande limite di Putin è quello di non offrire un sistema alternativo. Noi restiamo convinti che l’unica speranza di salvezza per liberarci dalla dittatura del liberalismo e del globalismo capitalistico che ci vuole tutti schiavi e consumatori senza diritti, stia nel riproporre un modello comunista che riporti al centro l’individuo e i suoi diritti sociali. Se non faremo questo non avremo nessuna concreta possibilità di liberararci da questo giogo disumano”

 

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