Affidi di bambini, non solo cronaca nera. A Roma c’è un’Oasi di nome e di fatto

In Rilievo Politica

Io l’ho visto con i miei occhi, credetemi. Un’Oasi di nome e di fatto quella di Linda Penotti, a Roma, in via Casalotti 73.

La parte difficile, si dice, sia costruire una casa del cuore ma le suore calasanziane ci sono riuscite. Infatti per i bambini in affido che la abitano, questa struttura è anche rifugio non soltanto dal torto, ma anche da ogni paura, dubbio e discordia. Si respira il servizio lì, ciò di cui i bambini hanno più bisogno è vedere il donarsi quotidiano, e c’è protezione, speranza, oltre che un’educazione a crescere con valori sani.

E’ naturalmente l’amore ad ispirare l’azione delle suore, degli educatori e dei tantissimi e attivissimi volontari che frequentano l’Oasi e che impiegano molto del loro tempo al fianco di bambini e ragazzi anche di diverse nazionalità. In un momento in cui, con sempre maggiore frequenza, emergono storie di minori sfruttati proprio all’interno di quelle che dovrebbero essere delle strutture protette e si scopre che il sistema dell’affido può diventare un business speculativo per tanti, è davvero sorprendente vedere come ci siano realtà come questa dove il minore, la sua dignità, la sua felicità sono al primo posto.

A coordinare il gruppo di religiose e volontarie che si prendono cura dei bambini, c’è suor Flavia Rosso che può essere considerata a tutti gli effetti l’anima dell’Oasi Linda Penotti, che ha insegnato ad amare il prossimo e a vederlo nei piccoli volti affidati alle sue amorevoli cure e a quelle delle suore e degli operatori che la affiancano. E’ lei la mente ispiratrice della grande Festa che a Giugno fa ritrovare nell’Oasi un intero quartiere di Roma, uno dei tanti difficili e dispersi, riuscendo ad amalgamare le differenze, ad appiattire le distanze, a dare centralità alla condivisione che parte dai bambini e arriva a tutti gli altri. E’ così che l’intero quartiere si sente ormai parte di questa “grande famiglia”.

A dimostrazione di come questa realtà sia una vera e propria “centrale dell’amore”, ci sono gli ex ospiti che, a distanza di anni, tornano nella struttura per supportarne le attività (penso a Giuliana), o chi, cresciuto al suo interno non se ne è mai voluto andare. E poi ci sono i volontari come me, che prestano la loro opera dedicando parte del loro tempo alla cura dei minori, orgogliosi di essere parte di un grande progetto di solidarietà, di assistenza e appunto di straordinario amore.

Oggi vogliamo raccontarvi la realtà dell’Oasi Linda Penotti incontrando Samanta Fiorani, una operatrice della struttura che vi è entrata bambina e vi è poi rimasta, con l’intento di poter trasmettere a tanti minori lo stesso affetto, l’identico calore umano e quei valori che ha ricevuto da Suor Flavia e dall’equipe di operatori e volontari. Nelle sue parole non c’è solo riconoscenza umana, si rintraccia qualcosa di più, la verità dell’amore. Per saperne di più clicca qui.

Ciao Samanta. Ti posso chiedere innanzitutto cosa rappresenta per te l’Oasi Linda Penotti?

“E’ la mia casa, rappresenta il mio passato il mio presente e l’inizio della mia nuova vita”.

E cosa ha di davvero speciale?

“Quando arrivi all’ingresso dell’Oasi Linda Penotti ti trovi di fronte ad un grande cancello verde. Mentre si apre hai subito la sensazione di entrare in un altro mondo, un’altra realtà, dove lasci fuori la confusione delle macchine, le persone che vanno sempre di corsa ritrovandoti in un’Oasi di pace. Proseguendo lungo il viale per raggiungere la portineria, sei accompagnato dal canto degli uccelli, dal profumo di fiori e piante e non si può non rimanere immersi in questa atmosfera accogliente che avvolge delicatamente chiunque, indistintamente, piccoli e grandi. Giunti nel piazzale ci troviamo di fronte una grande struttura circondata da centinaia di piante colorate: basta guardarsi intorno per respirare amore in un luogo incantevole con grandi spazi verdi, altalene, scivoli e un grande campo da calcetto. Proseguendo, adiacente la struttura, c’è una stradina sterrata dove puoi fare amicizia con dei bellissimi animali, coniglietti, pulcini e galline. In questi spazi vedi il sorriso dei bambini rinascere perché si sentono liberi di correre e giocare in un ambiente che offre loro protezione e amore. Io qui ci sono cresciuta, ho visto bambini arrivare e andare via subito, altri stare più anni, ogni incontro ha arricchito la mia vita, ogni esperienza in questa struttura mi ha permesso oggi di essere la persona che sono”.

Ti senti di ringraziare qualcuno in particolare?

“Devo dire grazie alle suore e in particolare a Suor Flavia, poiché attraverso lei ho compreso che si può accettare ed apprezzare la propria vita attraverso l’amore, che può arrivare sotto molte forme: perché poco importa se a darti il bacio della buona notte è una suora vestita di bianco, se quando lo fa ti trasmette quella dolcezza e quell’affetto che ti riscaldano il cuore. Tre grandi amori hanno permesso che questo posto diventasse cosi come è oggi: la generosità della signora Linda e di Franco Penotti attraverso la donazione della struttura ai bambini bisognosi, la forte vocazione di Suor Celestina Donati che accompagna giornalmente le suore in questo delicato compito quale quello di accudire i bambini in difficoltà con amore e dedizione, e appunto Suor Flavia che negli anni ha reso l’Oasi una casa accogliente. Lei è la nonna di tutti, è quella nonna che si preoccupa quando stai poco bene, se durante il giorno hai mangiato o semplicemente se la tua giornata non è stata delle migliori. Ancora prima di essere una suora è una mamma,una donna saggia, e in tutte le cose che fa ci mette amore. E’ grazie a lei se questo posto è cosi luminoso. Lei si occupa di curare il giardino. Ad ogni festa, Pasqua o Natale che sia, riesce a farti respirare lo spirito della festa grazie al modo in cui riesce ad abbellire le stanze con decorazioni varie che spesso prepara con le sue mani durante l’anno. Per tutti noi rappresenta una colonna sulla quale poter contare sempre. Un merito importante da riconoscere a questa grande donna è l’aver aperto le porte dell’Oasi al Volontariato (iniziato 21 anni fa nel 1998 ), formato da persone semplici e umili che permettono a bambini e ragazzi un confronto con il mondo esterno. Questi offrono il loro tempo libero per giocare con i bambini, organizzare feste ed eventi. Questa opportunità che suor Flavia ci ha concesso negli anni ci ha arricchiti molto”.

In che senso?

“Tante belle amicizie si sono create e queste durano ancora oggi dopo tanti anni. Abbiamo creato nel tempo un bel gruppo di volontari di età e professioni diverse, ma con una sola cosa importante al primo posto, ossia la gioia e la serenità dei bambini”.

Chi è il volontario?

“Il volontario è un amico, una persona con la quale poter vivere giornate in allegria. I volontari ci offrono la possibilità di farci cambiare umore quando siamo giù di morale e tutto diventa più bello insieme a loro. La magia dell’Oasi si manifesta anche agli occhi dei volontari quando vengono a fare il primo colloquio di approccio. Sono infatti i primi a rimanere sorpresi da ciò che si svolge all’interno della casa famiglia, il loro pensiero compassionevole viene smontato da ciò che loro scoprono e dal calore che gli viene trasmesso”.

Il passato ma anche il presente ed il futuro. Ai bambini cosa trasmettono le Suore Calasanziane e con quali valori escono dalla Casa Famiglia?

“Quando un bambino arriva all’Oasi, la prima attenzione sta nel farlo sentire subito a proprio agio. A volte basta un semplice palloncino a catturare la sua attenzione,creando così un contatto di fiducia per poter trasmettergli subito quella sensazione di calore e protezione di cui hanno bisogno. L’equipe composta da suore ed educatori si occupa anche di abituare i bambini ad un’alimentazione sana e corretta. Il percorso con i bambini è mirato a restituirgli serenità in un ambiente più famigliare possibile. Si vive con loro trasmettendogli i veri valori della vita, il rispetto, la solidarietà e l’amore che li racchiude tutti”.

Ai bambini cosa viene insegnato?

“In base alla propria età viene dato loro un compito semplice ma significativo, come ad esempio apparecchiare per tutti, rimettere a posto i giochi che sono stati utilizzati in comune ecc. Questo aiuta a responsabilizzarli, insegnando loro a rispettare l’ambiente dove vivono e a stare insieme in armonia pur in presenza di caratteri diversi. Per rendere meglio l’idea, nella nostra Comunità prendersi cura dell’altro è come prendersi cura di se stessi. In questa società spesso indifferente credo sia importante trasmettere loro questi valori. La cosa più importante è l’amore che rimane dentro i loro cuori. Una volta andati via, sia se tornano dai loro genitori, sia se approdano in una nuova famiglia, sentirsi amati ed accettati è il primo passo per guarire ogni ferita. Suor Flavia, insieme alle altre suore e agli educatori, lavorano molto per garantire un rapporto sereno tra i bambini e i loro genitori, consapevoli del fatto che pur non potendo sostituirsi alla famiglia, possono sicuramente rendere il periodo di permanenza all’Oasi il più sereno possibile”.

Si può venire da un grande dolore o da più valori ma si può scegliere la strada sulla quale proseguire. Per i bambini come per te il puntare sull’amore è scegliere il bene. E’davvero possibile un’altra vita piena di gioia?

“E’ possibile certo, il dolore è solo provvisorio. E’ vero che vivere l’esperienza in una casa famiglia non è il massimo, ma se capiti in quella giusta puoi trovare la forza di rinascere. Qui siamo una grande famiglia composta da persone che messe insieme ti aiutano ad illuminare questa vita con nuovi colori. Quando sono arrivata qui non capivo bene cosa stesse accadendo, mi sono ritrovata in un mondo che non conoscevo, tutto mi sembrava strano e l’unico pensiero era quello di tornare a casa. Poi con il tempo mi sono abituata e ho conosciuto molti amici. Le suore e gli educatori interagiscono con noi per veder rinascere il sorriso sui nostri volti. Il dolore nel tempo passa, c’è chi lo riempie con l’amore entrando in una nuova famiglia, altri tornando in quella di origine e poi ci sono quelli come me che sentono questa Casa davvero una grande famiglia fatta di suore, bambini, educatori e volontari e ci restano. Il dolore infine si può trasformare in speranza grazie all’amore ricevuto, che spinge ragazzi e bambini una volta andati via a coltivare i propri sogni. Ciò permette loro di realizzare così la propria vita sia nella sfera affettiva che in quella professionale”.

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