Fontana rivela la verità. Tra M5s e Lega l’amore era finito da tempo

Politica

«Guardi, io volevo querelarli per gli attacchi che mi hanno fatto in occasione del Congresso Internazionale della Famiglia a Verona, al quale da ministro ho dato il patrocinio. Hanno sparato una serie di calunnie su di me indegne. Non ho sporto denuncia solo perché eravamo al governo insieme e Matteo mi ha chiesto di non farlo, vedo invece che l’alleanza con M5S non impedisce al Pd di non ritirare le loro contro il Movimento su Banca Etruria». E’ la risposta di Lorenzo Fontana al direttore di Libero Pietro Senaldi sull’idillio giallo-verde già spento da tempo.

Si tratta di uno sfogo che il veronese Fontana ha deciso di affidare alla stampa dopo mesi di attenzione estrema a ciò che diceva, alle interviste concesse, dopo mesi di silenzio stampa più o meno velato. Lui di fatto è stato il ministro nella posizione più delicata e difficile e questo già in tempi non sospetti.

Insomma i rapporti coi colleghi dei Cinquestelle hanno sempre scricchiolato. Il carico da dieci lo ha dato l’autonomia di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, col M5S che “ci ha preso in giro fin dal primo minuto” ha detto l’ex ministro della Famiglia leghista.

Insomma la Lega Nord era ormai irritata e in Veneto lui stesso aveva molte difficoltà a giustificare il fatto che non si riuscisse ad arrivare all’ obiettivo.

«A un certo punto ho detto a Salvini che avrei guidato una delegazione di tutti i parlamentari leghisti veneti davanti a Palazzo Chigi per protestare» ammette svelando quello che tutti sapevano: il problema Salvini iniziava ad averlo con gli stesso leghisti che sui territori vivevano difficoltà enormi.

Ma insomma, non è più un salviniano? Tutt’altro: «Matteo ha un coraggio da leone.Per un anno gli hanno detto di tutto, l’ hanno insultato, minacciato, indagato. Ci vogliono le spalle larghe per resistere a tutto questo senza farsi turbare. Ne so qualcosa, dopo le vagonate di letame che mi hanno scaricato addosso per il congresso sulla famiglia.La sinistra accusa Salvini di essere antidemocratico ma poi il loro modo di fare opposizione si basa sulla sistematica e incessante intimidazione, una denigrazione continua, null’ altro».

‘Si riparte’ è la parola d’ordine, e il 15 settembre da Pontida. Poi ci sono tre campagne elettorali fondamentali: Umbria, Emilia-Romagna e Toscana. Se vincono il governo giallo-rosso entra in crisi, annuncia sicuro Fontana.

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