Anon il nazista. Domande al politicamente corretto

Politica

Ovviamente non è in discussione l’esecrazione, la condanna morale, politica, culturale, umana, della violenza, della guerra, della xenofobia, dell’antisemitismo, degli attentati, specialmente se perpetrati nei confronti di innocenti, bambini, popolazioni inermi (come i curdi o gli armeni), anziani, deboli, malati. La questione è fondamentale e ha a che vedere con la civiltà: o si sta con la vita o con la morte. E ha a che vedere con la democrazia: o si sta con la libertà e le leggi, o contro.

Ma l’interpretazione faziosa, la manipolazione ideologica dei fatti fa più male che bene. Perché da un lato, crea masse di apolidi mentali, eterodiretti e conformisti (la retorica dei luoghi comuni che genera l’asfissia, l’overdose delle parole inutili, in pratica, l’indifferenza, il relativismo, anziché l’indignazione e la mobilitazione delle coscienze). Dall’altro, produce reazioni scomposte, irrazionali di segno opposto.

Come quando masse di adolescenti ignoranti fanno il saluto romano o inneggiano a Hitler negli stadi, non come segno di adesione ideologia al nazional-socialismo, che per altro non conoscono, ma come atto di suprema, quasi divertita e irriverente, provocazione. Cosa c’è di più forte di un gesto nazista in una società che considera giustamente il nazismo come il male assoluto?

E ancora, tanto per non andare in un’unica direzione: l’ossessione politica antifascista (non quella giusta, quella istituzionale frutto della nostra Costituzione), nelle varie declinazioni che l’Italia ha conosciuto (anti-berlusconismo, anti-salvinismo), cui spesso la sinistra ricorre quando è a corto di argomenti o è in crisi di identità, quali effetti causa?
Ricompatta la base politica e politicizzata – è vero – nel nome di antichi steccati, per altro superati dalla storia (il che non esclude la vigilanza democratica verso ogni forma di arbitrio), ma compatta anche chi non di sinistra, finisce per aggregarsi a contenuti e contenitori sbagliati.

Il pregiudizio anti-sovranista (ogni tematica va affrontata oggettivamente e con pacatezza), dove conduce? In due lidi: al razzismo rovesciato, alla superiorità morale rispetto ai sovranisti da parte dei professionisti dell’Europa, dell’umanità, del bene, dell’etica e della morale, e di converso, alla radicalità dei simpatizzanti proprio dello Stato sovrano, nazionale, “magari autoritario”.

Dire che sovranismo, nazionalismo, identitarismo, nazismo, fascismo, siano la stessa cosa poi, oltre che ignoranza, è sinonimo di malafede, orchestrazione mediatica dall’alto, mirata a propagandare un solo modo di vivere e pensare. E qual è l’unico, il vero modo di pensare? Guarda caso, il pensiero liberal, radical, cosmopolita, progressista, il globalismo. Che non sempre collimano con la concezione democratica. Per carità, concezioni legittime. Ma il punto è un altro.

Ogni “ismo”, non è un’idea, ma un’ideologia che estremizza, assolutizza, il valore positivo del concetto cui si riferisce: il tradizionalismo è l’ideologia della tradizione, che di per sé è cosa buona; il nazionalismo è la deificazione della nazione, che invece, di per sé è una cosa buona; l’islamismo è l’uso violento e mortifero di una religione di per sé legittima. Il globalismo è l’ideologia della globalizzazione, che di per sé, essendo l’interdipendenza delle relazioni umane e dei mercati, di per sé è cosa buona, oltre che naturale. E si potrebbe continuare a lungo: comunismo, socialismo etc.

Fatta la premessa, ecco le domande che andrebbero rivolte al pensiero unico mediatico, nel momento in cui scrive, analizza, rappresenta in tv, il caso terribile e devastante di “Anon il nazista”.

1) E’ un militante, un iscritto di Afd? Se sì, si deve stabilire una responsabilità politica del partito in questione. Se no, è un pazzo, un esaltato, che non c’entra col partito, ma che ne dilata, deforma le idee. E questo va scritto a chiare lettere. Ma non viene scritto per evidenti ragioni culturali e politiche. Perché collegare il tentativo di strage del giovane nazista al partito sovranista, che in Germania ha un buon consenso? Per demonizzare quel partito. Se dovessimo universalizzare il concetto, dovremmo stabilire, che tutti gli attentatori sono figli sbagliati delle loro idee, ma di tutte. Perché a parti inverse, si dice, al contrario, che i terroristi islamisti come quelli dell’Isis, non sono figli dell’Islam, ma usano l’Islam per fini politici? Perché conviene difendere l’Islam e il pluralismo religioso. Il meccanismo non funziona. C’è un palese difetto di fondo.

2) Qualcuno risponde, ed è la tesi più accreditata, che quelle parole, quelle idee (il sovranismo), di fatto, naturalmente, portano obbligatoriamente all’atto di morte di Anon. E’ il tema dei discorsi, della comunicazione “cattivista” di Salvini: la rigidità sull’immigrazione, i porti chiusi, la polemica anti-Ue, la fermezza contro la criminalità, il lessico da osteria, istigano all’odio razziale, fomentano il razzismo. Insomma, Salvini avrebbe avuto e ha la responsabilità morale dei morti in mare o del razzismo borgataro delle nostre periferie (è stato il dibattito che ha attraversato tutta la durata del governo gialloverde), esattamente come AfD ha la responsabilità morale e culturale della mattanza di Stephan Balliet.

3) Non viene mai in mente che l’immigrazione incontrollata, l’etno-sostituzione, la mistica dell’accoglienza, il culto dei porti aperti, insieme alla povertà dilagante in Italia e in Europa e alla paura della perdita da parte dei popoli della loro identità storica, culturale, religiosa, portino, proprio loro, al razzismo, alle reazioni volgari e intolleranti delle nostre periferie? Perché nessuno sviluppa questo collegamento? Non è politicamente e culturalmente corretto.

4) E ancora: perché quando a stuprare, rapinare, uccidere, sono uomini di colore, i nostri intellettuali, commentatori tv, politici, stentano a collegare provenienza, delinquenza e identità etnica (solo in fondo agli articoli si capisce che si tratta di marocchini, nigeriani, egiziani etc), e si difende questa omissione dicendo che chi delinque è un delinquente e basta a prescindere dalla provenienza, per non creare in materia di ius soli, pericolose equazioni; e quando a uccidere è un “mostro” utile alla narrazione dominante, si dice subito che è un bianco e appartenente a forze politiche, anche se si tratta di lupi solitari o semplici imbecilli isolati?

Tutto questo, in conclusione, non serve a giustificare l’ingiustificabile, ma a contribuire a scardinare, meccanismi, schemi interpretativi che la politica usa per drogare la realtà e formare l’opinione pubblica a proprio uso e consumo.
Il cammino verso la democrazia quella vera, è lungo e difficile.

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