Brexit, Johnson vince in Europa ma ora rischia peggio della May

Politica

E se alla fine a Boris Johnson toccasse lo stesso destino di Theresa May? Aver sudato sette camicie per portare a casa un ragionevole negoziato sulla Brexit con l’Unione europea, per vedersi poi bocciato dal parlamento britannico? Il rischio è tutt’altro che improbabile.

Dopo settimane di ultimatum, minacce, bracci di ferro estenuanti, alla fine il premier inglese è riuscito a concludere positivamente il negoziato con la Ue per l’uscita ordinata della Gran Bretagna il prossimo 31 ottobre. I volti sorridenti di Johnson e dell’ormai ex Presidente della Commissione Ue Juncker, le strette di mano, i reciproci ringraziamenti sembrerebbero confermare che il peggio è ormai alle spalle.

Ma già domani il clima di festa potrebbe essere guastato da un temutissimo voto contrario del Parlamento. dove numeri alla mano i no potrebbero prevalere sui voti favorevoli. Il rischio è che si possano unire i voti contrari degli europeisti che non vogliono la Brexit e chiedono un nuovo referendum, ossia gran parte dei laburisti e i nazionalisti scozzesi, e quello dei nord irlandesi che non hanno apprezzato affatto quanto il premier è riuscito a portare a casa per loro.

Secondo quanto ottenuto da Johnson, l’Irlanda del Nord transiterebbe giuridicamente nell’unione doganale britannica e dunque in teoria uscirebbe dalla Ue come il resto del Regno Unito. Di fatto però manterebbe le regole del mercato unico Ue per almeno quattro anni, al termine dei quali saranno i nord irlandesi a decidere se prorogare questo stato di fatto oppure staccarsi definitivamente dalla Ue. Diversamente dall’accordo sottoscritto dalla May e bocciato dal parlamento, l’Irlanda del Nord non resterebbe più ancorata alle regole della Ue fino alla definizione del confine irlandese.

Ma pare che la soluzione individuata dal premier sia stata giudicata troppo complicata, oltre che di difficile attuazione sul piano meramente pratico. Quindi nulla sembra garantire che da parte del parlamento britannico possa arrivare un sostanziale via libera.

Le prossime ore saranno decisive per il leader conservatore e primo ministro, che dovrà lavorare tenacemente per convincere la maggioranza dei parlamentari che nessun altro accordo potrà essere possibile. A questo punto l’unica alternativa non resterebbe che l’uscita senza accordo che a parole tutti, laburisti in testa, sostengono di voler evitare.

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