Leopolda, tutte le parole chiave della kermesse renziana

Politica

E’ calato il sipario sulla decima edizione della Leopolda, l’annuale kermesse renziana che quest’anno era particolarmente attesa, dal momento che coincideva con il lancio ufficiale di Italia Viva, il nuovo movimento fondato dall’ex premier dopo il divorzio dal Pd di Zingaretti.

In questi tre giorni nella vecchia stazione di Firenze si sono ascoltate alcune parole d’ordine che sono poi riecheggiate nel discorso conclusivo di Matteo Renzi. Andiamo a scoprirle.

Macron: il presidente francese è stato il convitato di pietra della manifestazione. Renzi ancora una volta ha confermato che è lui il modello cui si è ispirato nel fondare Italia Viva. “A parte alcuni valori e idee comuni- ha spiegato l’ex premier – per il resto saremo competitor del Pd; noi vogliamo fare quel che ha fatto Macron e che certo non ha avuto il consenso dei socialisti francesi. Vogliamo assorbire larga parte di quel consenso, vogliamo arrivare come minimo sindacale in doppia cifra”.

Alleanze: Renzi ha chiarito in maniera netta che la prospettiva futura non è affatto quella di un’alleanza politica stabile ed organica, con il Movimento 5 Stelle e nemmeno con il Pd. “Vogliamo offrire uno spazio a chi non crede nella casa dei sovranisti e non sta in un disegno strutturale di alleanza tra Pd e M5S. Noi non la faremo quella alleanza perché il nostro mondo è diverso, non è casa nostra”.

Legislatura: Il leader di Italia Viva ha però ribadito l’impegno a completare questa legislatura, mettendo a tacere le voci che lo danno come possibile regista di una fine anticipata: “Questa legislatura eleggerà il presidente della Repubblica – ha detto Renzi – il cui mandato scade a gennaio 2022. Il ruolo del Quirinale è un ruolo chiave. Se rimane questa legislatura in vita il presidente che ci accompagnerà fino al 2029 sarà espressione di forze politiche che credono nell’Europa, non mettono in discussione l’euro, non affollano le piazze circondati da Casapound, che mette in discussione valori costituzionali e la memoria condivisa”.

Forza Italia: Matteo Renzi guarda chiaramente ai delusi azzurri, quelli che vivono con disagio l’alleanza con Salvini. A loro è tornato a tendere ancora una volta la mano dicendo: “A San Giovanni ieri è finito un modello culturale di centrodestra, che io non ho mai votato, e Berlusconi non ha mai votato la fiducia a me. Lui ha rappresentato per 25 anni un modello che aveva delle distorsioni, ma comunque ha cercato di rappresentare l’area liberale del Paese. Ieri Salvini ha preso le redini, capisco il disagio di dirigenti e militanti di Forza Italia. A chi crede che c’è spazio per un’area liberale e democratica venga a darci una mano. Italia Viva è aperta”.

Governo: Renzi ha chiarito che Italia Viva non ha nessuna intenzione di mettere in crisi il Conte 2 ma i paletti sulla manovra restano tutti: “Agli amici della politica romana dico: proporre delle idee non è lanciare un ultimatum, è fare politica. Non ultimatum, ma primato della politica. Noi diciamo: ma che vi ha fatto di male il ceto medio per essere tartassato da tasse inutili?».

Conte: Al premier in carica Renzi manda a dire: “Caro presidente, se vuoi combattere l’evasione fiscale e chiedi alla forze politiche se sono d’accordo, ti faccio conoscere il luogo da cui sono nate le misure che hanno fatto recuperare 15 miliardi di evasione. Sono nate su questo palco e se hai cambiato idea rispetto allo scorso anno, siamo felici di lavorare con te”. Conte stai sereno?

Elezioni: Renzi ha inevitabilmente risposto al leader della Lega Matteo Salvini. Dopo il confronto televisivo a Porta a Porta, l’ex segretario dem respinge al mittente l’accusa di non aver voluto il voto per bramosia di poltrone. E nell’attaccare il suo grande avversario, non manca di rivolgere qualche frecciatina in direzione dei suoi ex amici di partito. “Di fronte al tentativo di Salvini col diktat del Papeete di andare a votare alle sue condizioni, per mettere le mani sulle nomine e sulla presidenza della Repubblica, assieme alla voglia di qualcun altro di spruzzare qualcosina di novità nelle liste elettorali, con il costume di Salvini che avrebbe costituito la pagina più positiva della campagna elettorale …l’alternativa era solo fare politica — ha detto il senatore —. Chi dice che bisognava andare a votare per coerenza, chiama coerenza quello che noi chiamiamo masochismo. Sì, ho cambiato idea e l’ho fatto in nome del’Italia”.

 

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