Lettera alla senatrice Segre. Ecco i rischi della sua Commissione

Politica

Gentile senatrice Liliana Segre,
non mi indentifico con la destra rozza, becera e ignorante. Mi preoccupano l’egoismo e l’indifferenza. Sono di formazione cattolica, mi ritengo conservatore e sociale al tempo stesso, e mio nonno è stato in un campo di concentramento (a seguito della retata del Quadraro).

Ma Le voglio parlare col cuore, tentando di superare gli schemi e gli stereotipi. Mio nonno, prima di morire (tornò a Roma pesando 45 chili), disse a mia madre: “Attenta alla retorica, è più dannosa del male”.
Cara Senatrice, lei rischia di essere strumentalizzata da chi in realtà, non crede nell’insegnamento vero della storia (o almeno sono in pochi), ma da chi reitera unicamente e retoricamente “l’ideologia della storia” per fini politici.

Si è visto chiaramente in Parlamento, a proposito della sua Commissione (l’astensione e i suoi effetti polemici): i valori non negoziabili (l’antisemitismo, ma mettiamoci pure l’odio, la violenza, l’ingiustizia, le disuguaglianze etc), oggetto di strategie elettorali.
La sinistra, quando non ha più nulla da chiedere, e viene ripetutamente sconfitta alle urne, risveglia mediaticamente il pericolo fascista e nazista, l’antisemitismo, il razzismo e l’omofobia. La destra, per ragioni speculari, fa disarmanti distinguo, dimostrando superficialità e un’inquietante amnesia su valori basilari.

Nessuno che voglia approfondire l’argomento in modo autentico, tra l’altro nel nome della nostra Costituzione.
Nessuno, salvo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Col suo intervento ha confermato il suo ruolo di faro istituzionale. E giustamente ha parlato di memoria.
Ecco, il punto, un conto è il passato (fascismo, nazismo, comunismo, sono il passato, non tornano). Un conto è la memoria.

E come si può attualizzare la memoria? Far sì che i giovani e gli smemorati possano beneficiare della trasmissione della verità, in modo che i totalitarismi non abbiano più a ripetersi? Perché questi totalitarismi possono tornare ovviamente, ma con forme nuove.

Io penso che il migliore contributo alla verità e alla memoria, a livello pedagogico, sia la battaglia contro il pregiudizio e l’intolleranza a 360 gradi. Pregiudizio e intolleranza, infatti, albergano ovunque. Sia in chi riesuma il passato per motivi elettorali, sia in chi chiude gli occhi sul passato.
Perché non allargare, ad esempio, la sua Commissione al comunismo, ai suoi crimini? Comunismo, parola magica e intoccabile se non di lato.
Perché per molti politici il comunismo non è stato il male assoluto, ma un semplice incidente di percorso del sovietismo. E 100milioni di morti sono stati un incidente o il frutto di un totalitarismo spaventoso già insito nel suo dna?

L’ideologia della storia, molto spesso, ha fatto cancellare le storie “sbagliate” o “inopportune”, “sgradite” ai vincitori, come la Vandea, gli eccidi nei confronti dei partigiani tricolore, o bianchi (Porzus), le stesse foibe. Sottovalutare la rivolta di Budapest, Praga. Argomenti sistematicamente ignorati dai libri di testo della scuola pubblica.

E c’è una fondamentale differenza tra il “negazionismo” da bandire e il sano “revisionismo”, che presuppone la scoperta di nuove fonti, documenti e testimonianze, utili per mutare, modificare i giudizi storici.
Perché non si insegna la differenza abissale tra patriottismo, identitarismo e nazionalismo? Tra sovranismo e fascismo? Troppo complesso?

Ma Senatrice, per carità, non si presti alle manipolazioni. Di qualsiasi segno. C’è indubbiamente in Italia un pericolo fascistoide, più parto dell’ignoranza, della crisi economica, della malagestione dell’immigrazione e anche dei social; ma c’è pure un vulnus più grande: il nichilismo, il nulla. Per non parlare dell’egoismo sociale, economico. E una Repubblica, valori come il bene comune, l’interesse generale, il senso delle istituzioni, non possono reggersi e progredire sul nulla, sull’individualismo di massa.

La invito a ragionare su un tema. Siamo nella cosiddetta società delle “pulsioni dell’io”. Si sta affermando il mito della totale autodeterminazione dell’uomo, spingendo i limiti del bene e del male al mantra che ogni desiderio debba diventare un diritto.
Trovo singolare che tale concezione individualista, che mina dall’interno l’idea di res-publica, di relazione umana e sociale, di comunità, di “noi”, abbia poi bisogno dello Stato, attraverso leggi, commissioni, regole, per decidere chi deve nascere (aborto), chi deve morire (eutanasia), chi deve prostituirsi (la partita iva per chi si prostituisce), chi deve drogarsi (liberalizzazione delle droghe), e addirittura cosa bisogna pensare.

Non teme che la sua Commissione, oltre a esercitare il legittimo controllo sull’odio e l’istigazione alla violenza, possa giudicare anche le idee in dissonanza con un certo pensiero unico, attualmente di moda?
Guardi che questo è il tema irrisolto della democrazia, che dovrebbe garantire il diritto di tutti alla libertà di opinione. Altrimenti si rischia proprio una sorta di nazismo rovesciato. La dittatura del politicamente corretto ad uso e consumo della politica.
Suo devoto

Fabio Torriero

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