Attentato in Iraq, parla Meluzzi: “Paghiamo politiche sbagliate”

Interviste

L’Isis ha rivendicato l’attacco ai militari italiani in Iraq, nei pressi di Kirkuk. Lo riferisce il Site. Il comunicato è stato diffuso attraverso l’agenzia di propaganda Amaq: “Con l’aiuto di Dio, soldati del Califfato hanno colpito un veicolo 4X4 con a bordo esponenti della coalizione internazionale crociata ed esponenti dell’antiterrorismo peshmerga nella zona di Kifri, con un ordigno, causando la sua distruzione e ferendo quattro crociati e quattro apostati”. Ma l’Isis non era stato sconfitto? Dobbiamo continuare ad avere paura? E ha ancora un senso mantenere una presenza italiana nell’area? Lo abbiamo chiesto allo psichiatra, scrittore e opinionista televisivo Alessandro Meluzzi da sempre molto attento nell’analisi degli scenari geopolitici mediorientali e degli effetti da questi prodotti nel fenomeno migratorio.

L’isis ha rivendicato l’attacco contro i militari italiani in Iraq. Dunque non è stato sconfitto?

L’Isis è stato un fenomeno molto complesso caratterizzato da tre fattori. Il primo fattore sta nella presenza dei sunniti marginalizzati e sconfitti nel dopo Saddam e nel loro desiderio di rivalsa. Il secondo aspetto è invece legato al crescente fondamentalismo islamico a livello planetario. Il terzo fattore risiede nel sostegno che, servizi segreti di Paesi stranieri, hanno assicurato per anni a queste fazioni in funzione anti sciita, in particolare americani, britannici e israeliani. Poi c’è stata la morte di al Baghdadi arrivata al momento giusto proprio come quella di Bin Laden. Ma questi personaggi sono realmente esistiti? O sono stati piuttosto un qualcosa di costruito, messi in scena e fatti uscire in modo plateale quando hanno esaurito la loro funzione? E’ chiaro che questi fenomeni lasciano inevitabilmente delle code, quindi non c’è da stupirsi se schegge impazzite di ciò che è stato l’Isis tornino ad agire in territori che non sono stati mai adeguatamente bonificati”.

Ha senso mantenere il contingente italiano in Iraq?

“Per il momento credo sia indispensabile, altrimenti il Paese rischia di suppurare e la sua suppurazione potrebbe dare vita ad un fenomeno di contagio per tutto il Medio Oriente. Un’azione di vigilanza da parte delle potenze occidentali la considero inevitabile”.

A distanza di oltre quindici anni dalla guerra in Iraq la stabilizzazione dell’area è ancora lontana. Quindi come si può pensare di riuscire a fare in futuro ciò che non è stato possibile fino ad oggi?

La stabilizzazione dell’area probabilmente non ci sarà mai, anche perché la contrapposizione fra mondo sciita e sunnita è molto forte. A ciò si aggiungano gli interessi petroliferi che hanno portato ad alleanze geopolitiche contrapposte, con vari attori che si muovono in quello scacchiere non senza delle evidenti ambiguità. Tutto questo rende l’Iraq una polveriera, proprio come lo furono i Balcani negli anni precedenti e successivi alla prima guerra mondiale. Il fatto che la situazione sia instabile non significa che non si debba fare ricorso alla forza militare per ridurre i danni”.

C’è chi accusa la Turchia di essere responsabile della ripresa dell’Isis avendo favorito la fuga dei miliziani e il loro ritorno in Iraq in seguito agli attacchi militari contro i curdi nel nord della Siria. E’ davvero così?

“Come detto tutte le potenze straniere hanno tenuto una posizione ambigua nei confronti dell’Isis, sin da quando lasciavano transitare il petrolio del Califfato nel periodo in cui occupava tutto il nord della Siria e dell’Iraq. Sappiamo bene che sono tre i soggetti che si contendono la leadership nel mondo islamico. Ci sono i sauditi che sono alleati degli Stati Uniti, dell’Occidente e di Israele, poi gli scitti che sono presenti ed operativi in Iran, Siria, Libano con Hezbollah e parte dell’Iraq, e infine i turchi di Erdogan che sogna la rinascita del sultanato ottomano. Questo scenario lo ritroviamo riprodotto in Libia, in Siria, in Iraq ovunque ci saranno da riaffermare posizioni di supremazia di una parte contro l’altra. Questo avverrà sempre più vistosamente nel futuro”. 

Condividi!

Tagged