Gioco Pubblico. Cardia (Acadi-Confcommercio): “Basta illegalità, la politica si svegli”

Politica

Le parole giuste le hanno pronunciate il generale della Guardia di Finanza Giuseppe Magliocco e il direttore del servizio centrale operativo della Polizia di Stato Fausto Ramparelli: “La battaglia per la regolamentazione e la sua legalizzazione definitiva è la migliore arma per combattere le dipendenze e l’infiltrazione della criminalità. Da una parte, stiamo parlando di una grande opportunità di lavoro, ma anche di una grande opportunità criminale”.

Il tema del gioco pubblico in Italia, le sue potenzialità, peculiarità e problematiche, comunque lo si affronti, presenta infatti, mille sfaccettature. Dall’aspetto morale, a quello politico ed economico.
Ieri, presso la sede romana di Confcommercio, di fronte ad una nutrita e qualificata platea è stato illustrato il primo Rapporto sul gioco pubblico in Italia.

Importanti nomi e addetti ai lavori si sono avvicendati nei panel: dal presidente della Confcommercio Carlo Sangalli, al sottosegretario al ministero dell’Economia e le Finanze Pierpaolo Baretta, a Lino Stoppani, presidente della Fipe-Confcommercio a Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes.

Estremamente interessante, inoltre, la tavola rotonda cui hanno partecipato i parlamentari Claudio Mancini del Pd, Andrea De Bertoli di Fdi, Massimo Garavaglia della Lega, Stefano Fassina di Leu e Renato Brunetta di Fi. Tavola rotonda animata da un pugnace Bruno Vespa, il quale non ha avuto mezze parole per denunciare la confusione di norme che caratterizza l’economia italiana a 360 gradi: “Mancano punti di riferimento, orizzonti normativi. Come fa un imprenditore a procedere, investire, in mancanza di regole certe e perimetri definiti? Così l’economia si ferma”.

Il tema della politica incapace di governare una materia particolare come quella del gioco pubblico, è stato affrontato con dovizia di particolari e spunti, da Geronimo Cardia, presidente Acadi-Confcommercio, l’associazione che rappresenta ufficialmente i concessionari di giochi pubblici, il quale presentando il Rapporto, ha avuto modo di spiegare e sviluppare ogni lato della questione.

Cardia ha posto l’accento su 4 parole-chiave, anima e dna di questo comparto: responsabilità, legalità, crescita e occupazione.
“Regolamentare in modo definito i giochi – spiega – vuol dire fare chiarezza, combattere l’illegalità, le dipendenze che il gioco clandestino e senza regole, comporta e purtroppo facilita, e costruire un progetto economico che non turbi i luoghi sensibili (chiese, scuole, abitazioni), e nello stesso tempo, sia in grado di fare corretta informazione.
Basti pensare che il settore, secondo quando evidenziato dal Rapporto, occupa oltre 70mila lavoratori e incide sull’1% del Pil italiano, per rendersi conto della sua importanza. Centralità che non bisogna ignorare, ma potenziare e valorizzare.
Se si pensa – ha aggiunto Cardia – che dal 2017, dopo l’intesa raggiunta, siamo ancora in attesa dei decreti attuativi, ci rendiamo conto dei ritardi della politica. Ritardi che aiutano di fatto l’illegalità”.

E non manca un colpo di scure alle colpe dei governi, in primis quello giallo-verde (sul banco degli imputati, i grillini).

“Il Conte-1 (col suo decreto dignità e con la sua manovra) – prosegue ancora Cardia- ha dichiarato guerra al gioco pubblico: per finanziare il Reddito di Cittadinanza e Quota 100, è stata aumentata la tassazione sui giochi (10 miliardi all’anno a fronte di 5 miliardi di guadagno), segno evidente che i giochi vengono ancora considerati contrari alla moralizzazione della vita pubblica. Invece al contrario, legalizzare vuol dire controllare, qualificare, una domanda che esiste da sempre”.
“Noi siamo il simbolo dell’emersione dell’illegalità – ha concluso Cardia- Basta promesse. Dopo la legge sul riordino, ora aspettiamo fatti concreti e risposte immediate”.

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