Cannabis light: la maggioranza ci prova, Casellati la manda “in fumo”

Politica

La liberalizzazione della cannabis light dovrà attendere.

La presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati ha infatti dichiarato inammissibili le norme contenute nel maxiemendamento presentato dal governo alla legge di bilancio e che portano la firma del senatore del Movimento 5 Stelle Matteo Mantero. Norme che sono state già approvate dalla maggioranza in Commissione Bilancio.

La Casellati ha spiegato che se la maggioranza ritiene così fondamentale questo provvedimento, allora deve presentare un disegno di legge. «È un emendamento di natura ordinamentale – ha spiegato – e non potrebbe essere diversamente. Se ritenete questa misura importante per la maggioranza fatevi un disegno di legge».

Dai banchi del M5S si è accusata la Casellati di aver ceduto alle pressioni del centrodestra, accusa però che la seconda carica dello Stato ha rispedito al mittente.

La decisione tuttavia, ha ottenuto subito il plauso del leader della Lega Matteo Salvini che ha commentato: «Ci tengo a ringraziare tecnicamente il presidente del Senato a nome di tutte le comunità di recupero dalle dipendenze che lavorano in tutta Italia e a nome delle famiglie italiane per aver evitato la vergogna dello Stato spacciatore di droga prevista in una manovra economica di questo Paese».

Stesso tenore nelle dichiarazioni del forzista Maurizio Gasparri: «Ringrazio la Presidente del Senato Casellati perché ha imposto il rispetto delle regole cancellando tra gli altri l’incredibile emendamento che voleva utilizzare la legge di stabilità per reintrodurre il consumo di cannabis light. Lo strumento era improprio, la decisione era in contrasto con la sentenza della Cassazione e rappresentava una palese estraneità di materia. Il partito della droga rappresentato dal Pd e dai grillini è stato severamente sconfitto»,

Indipendentemente da come la si pensi o meno sull’argomento, resta senza dubbio incredibile che un provvedimento tanto rilevante e delicato, viste le implicazioni che può comportare dal punto di vista della salute, possa essere inserito e fatto passare nell’ambito di un maxiemendamento collegato alla legge di bilancio.La misura prevedeva che la canapa industriale con un contenuto di Thc non superiore allo 0,5% non venisse più considerata come una sostanza stupefacente e quindi ne venisse liberalizzata vendita e produzione. E che c’azzecca con la manovra?

Come mai si è tentata la strada dell’inserimento nella legge di bilancio? Forse perché si teme che un apposito disegno di legge non possa avere i voti necessari per essere approvato visto che anche nelle fila della maggioranza ci sarebbero dei contrari?

E il senatore Mantero la butta sul piano economico: “E’ uno schiaffo in faccia a 12mila famiglie e all’agricoltura italiana e per questo vi chiedo di vergognarvi. Chiedo di voler mettere in calendario alla prima seduta utile la richiesta d’urgenza sottoscritta da 50 senatori per lavorare alla modifica della legge sulla canapa industriale, richiesta che io ho presentato a luglio. Chiedo l’impegno di metterla a votazione alla prima seduta utile per dare la speranza a questi agricoltori”.

Parlare di speranza quando ci sono di mezzo le droghe e il loro utilizzo forse è quanto meno inopportuno. Almeno fino a quando in ambito scientifico ci saranno ancora dei medici pronti a sostenere che non esistono differenze fra droghe pesanti e droghe leggere, ma soltanto droghe che generano dipendenza e provocano seri danni alla salute delle persone. 

Ecco per esempio cosa diceva l’esperto Giovanni Serpelloni, già capo del Dipartimento politiche antidroga della presidenza del Consiglio in un’intervista ad Avvenire dello scorso 1 giugno: “Si parla sempre di ‘percentuale’ di Thc necessario a rendere la cannabis drogante, riferendosi alla famosa soglia dello 0,5% che sarebbe rispettato da quella leggera. In realtà dal punto di vista medico si ragiona invece in termini di peso, cioè di grammatura: la dose di Thc in grado di creare effetti psicoattivi, cioè stupefacenti, oscilla tra i 4 e i 5 milligrammi. Ebbene, se compro 15 grammi di infiorescenze in un cannabis shop (e io l’ho fatto, insieme al mio gruppo di lavoro, analizzando il contenuto da 3 diversi Istituti universitari di medicina legale: Verona, Parma e Ferrara), troverò che ad essi corrispondono 15 milligrammi di principio attivo, quindi tre volte la dose drogante. D’altronde se si fuma abitualmente la cannabis light e si incappa in un test della polizia stradale, si risulta positivi. La cannabis light è una droga a tutti gli effetti”.

 

 

 

Condividi!

Tagged