Attacco iraniano a basi Usa, 80 morti: Medio Oriente in fiamme

Politica

La risposta dell’Iran all’uccisione del generale Soleimani da parte dgli Stati Uniti non si è fatta attendere.

A poche ore dai solenni funerali di quello che era considerato a tutti gli effetti “l’uomo forte del regime” le forze iraniane hanno lanciato una dozzina di missili balistici contro due grandi basi in Iraq che ospitano centinaia di soldati statunitensi. Gli ordigni, in due ondate, hanno colpito nel corso della notte la base di al-Asad, nell’Ovest del Paese, e di Erbil, nel Nord. Fonti iraniane parlano di trenta missili lanciati e di ottanta vittime, numeri al momento però non ancora confermati ufficialmente.

E adesso di fronte alla possibile reazione americana l’Iran ha fatto sapere che sarà pronto ad allargare il conflitto in tutto il Medio Oriente attaccando Israele e i Paesi alleati degli Usa. 

Trump da parte sua nei giorni scorsi aveva minacciato che, in caso di attacco iraniano, gli Usa avrebbero colpito come ritorsione una cinquantina di obiettivi già individuati.

Insomma la tensione è alle stelle e non si riesce ad intravedere all’orizzonte la possibilità di una mediazione. La guerra sembra ormai inevitabile.

L’Ayatollah Khamenei, la massima autorità religiosa del Paese che è anche capo delle forze armate (Soleimani era il suo braccio destro e il suo uomo di fiducia) in merito al raid di questa notte ha avvertito gli Usa: “È solo uno schiaffo. Ma non è ancora abbastanza e la presenza corrotta degli Stati Uniti dovrebbe finire”.

Poi ha aggiunto: “Dovremmo conoscere i nostri nemici e i modi per affrontare i loro stratagemmi e per nemici, intendo gli Stati Uniti, il regime sionista e il sistema arrogante, che comprende un gruppo che saccheggia il mondo e reprimere la gente».

Ad Erbil è presente anche un contingente italiano, ma non risultano vittime fra i nostri connazionali che, preventivamente allertati, hanno trovato rifugio nei bunker. E’ il caso a questo punto di lasciare i nostri militari in quelle zone? 

Ora si attendono le prossime mosse di Trump. Il capo della Casa Bianca non ha confermato il numero delle vittime diffuso da Teheran e ha detto che si stanno svolgendo accertamenti limitandosi ad un “finora tutto bene”. Sullo sfondo il vertice Putin-Erdogan sulla Libia, con Russia e Turchia che a questo punto non potranno non affrontare anche il conflitto Iran-Usa cercando un modo per inserirsi nella partita scongiurando l’escalation di una guerra che non conviene loro.

Il timore è poi anche quello di un coinvolgimento della Nato, e dunque dell’Europa, al fianco degli Stati Uniti con tutte le conseguenze che ne potranno derivare in termini di aumento del rischio terrorismo e di incremento delle ondate migratorie.

Come scriveva George Orwell nei suoi diari durante la guerra civile spagnola: “Una delle più ottobili caratteristiche della guerra è che la propaganda bellica, tutte le vocoferazioni, le menzogne, l’odio provengono da coloro che non combattono”. E che come in questo caso usano i tweet come armi. 

 

 

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