Tre dottoresse (non tre donne) hanno isolato il coronavirus: basta col ‘genere’

Politica

“Coronavirus isolato: tre donne protagoniste della battaglia”: Corriere della Sera.

“Coronavirus, il ‘dream team’ di ricercatori che ha isolato il virus allo Spallanzani: tre donne e due uomini”: Repubblica.

“Coronavirus, ecco chi lo ha isolato: tutte donne del Sud, tra loro anche una giovane precaria”: Il Fatto Quotidiano. 

Coronavirus, le tre donne che hanno isolato il virus: “Sono stati salti di gioia”: Social Post…. 

Sono tanti i titoli che presentano ai lettori in questo modo il caso Coronavirus e i successi italiani in campo medico. Si potrebbero fare molti esempi tutti di questo tenore. Ieri vi sarà capitato di leggere un post indignato e poi ancora un altro, sul fatto che tutti i giornali riportassero come notizia il “genere” dei tre medici, eccellenze italiane, che hanno per prime scoperto la strada per una risposta efficace a questa “influenza scappata di mano” ai cinesi.

Perchè queste ricercatrici, dottoresse non sono chiamate con i loro giusti titoli ma ridotte a “tre donne” che hanno fatto una scoperta eccezionale? E invece per esempio Burioni non lo chiamano “un uomo che vaccina”, ma il professor Burioni?

La solita deminutio all’italiana si chiede il web?

Certo sono donne (è un dato di fatto, non una news), ma quel che conta in questo caso è che si tratti di tre professioniste dell’ospedale Spallanzani, eccellenza mondiale contro le infezioni da virus e batteri. Sono loro che con gli studi fatti sono state in grado in brevissimo tempo di isolare il temutissimo (a ragione o a torto) coronavirus.

In questo senso anche parlare di “quote rosa” pensando di proteggere le donne, ha portato a valutarne prima la sessualità e poi il merito. Abbiamo fatto recinti per le donne per proteggerle, ma chi mai in un recinto si è sentito protetto e non rinchiuso? Ecco il cortocircuito tutto italiano che ora paghiamo, con queste sintesi facili nella titolistica quotidiana.

Se è questo il livello a cui siamo arrivati, la stampa avrebbe potuto direttamente scrivere: “Nonostante fossero donne sono state in grado di...? Sarcasmo a parte, Maria Capobianchi, 67 anni, Concetta Castilletti, 56 anni, e Francesca Colavita, 30 anni, non sono le “nostre ragazze”. Sono le nostre biologhe da Nobel.  

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