Coronavirus, Bruzzone tuona: “Scandalosa discriminazione delle ricercatrici”

Interviste

Sono tre donne le ricercatrici dello Spallanzani che, insieme al team dell’Istituto, hanno isolato il coronavirus aprendo la strada al vaccino. Si chiamano Maria Rosaria Capobianchi, Francesca Colavita e Concetta Castilletti. Da giorni non si parla d’altro, ma la cosa che salta subito agli occhi è l’eccessiva enfasi data al fatto che si tratta di tre donne.

Ecco alcuni titoli: “Coronavirus isolato: tre donne protagoniste della battaglia” (Corriere della Sera). “Coronavirus, ecco chi lo ha isolato: tutte donne del Sud, tra loro anche una giovane precaria”: (Il Fatto Quotidiano). Coronavirus, le tre donne che hanno isolato il virus: “Sono stati salti di gioia”: (Social Post).

E la domanda che molti si pongono è: si fosse trattato di tre uomini sarebbe stata data così tanta evidenza al genere? O ci si sarebbe limitati a parlare semplicemente di “tre ricercatori”?E’ positivo in questo caso mettere in risalto il sesso femminile, o invece potrebbe configurarsi comunque come una forma di “discriminazione”? Lo abbiamo chiesto alla criminologa Roberta Bruzzone, da sempre in prima linea nella difesa dei diritti delle donne e della parità di genere.

E’ stato giusto o no enfatizzare il fatto che le tre ricercatrici che hanno isolato il coronavirus sono donne? 

“Se ci troviamo nella necessità di dover specificare in modo così ossessivo che si tratta di tre donne, temo siamo messi decisamente male”.

In che senso?

“Nel senso che qui la notizia dovrebbe essere il risultato ottenuto, ovvero l’isolamento del virus. In un Paese normale ciò che dovrebbe emergere è la professionalità degli operatori, non il fatto che siano uomini o donne. Giusto che si facciano i nomi e che sia data massima visibilità a chi ha reso possibile tutto questo, ma che siano tre donne invece di tre uomini non dovrebbe significare nulla, dovrebbe essere un dettaglio assolutamente normale. La bravura, la competenza, la professionalità, l’intelligenza, non dovrebbero essere una questione di genere, fino al punto di far credere che sia un’eccezione avere delle brave donne in certi campi. Ripeto, questo in un Paese normale”. 

C’è chi ha denunciato addirittura un caso di discriminazione in positivo. E’ d’accordo?

“Nel momento in cui la scoperta scientifica passa quasi in secondo piano e la notizia di prima pagina diventa il sesso delle ricercatrici, indirettamente si rischia di far passare un messaggio sbagliato e distorto. Ovvero che certi risultati siano possibili soltanto per gli uomini e che sia un caso unico e raro che possano esistere anche delle professioniste donne capaci di tanto. Quando il mondo in realtà è pieno di donne così che ottengono risultati straordinari negli ambiti in cui operano. Solo che nel resto del mondo evidentemente questo non è motivo di stupore come da noi”.

Nel mondo del lavoro, delle professioni è stata raggiunta un’autentica parità o c’è ancora da fare? E ora la ribalta avuta da queste tre ricercatrici potrebbe aiutare a superare quei gap che ancora permangono?

Purtroppo le disparità di genere nei posti di lavoro continua, sia a livello retributivo che organizzativo. C’è ancora tanta strada da fare da questo punto di vista prima di poter dire che lavoratori e lavoratrici sono trattati allo stesso modo. Ciò premesso, nel momento in cui in Italia siamo costretti ad evidenziare che tre donne sono state capaci di ottenere un risultato così straordinario, la dice lunga su come sia necessario combattere per superare stereotipi e pregiudizi ancora molto radicati nella mentalità comune”.

 

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