Benigni a Sanremo “rilegge” la Bibbia in chiave gender. C’è chi dice No

Politica

“Questa sera mi ha emozionato Mika con la sua interpretazione di Amore che vieni e amore che vai. Quanto a Roberto Benigni, l’ennesima prova che dopo una certa età gli uomini hanno il chiodo fisso e un po’ malato del sesso”. Lo scrive Franco Bechis direttore de Il Tempo. 

Sono tante le critiche alla performance sanremese di Roberto Benigni che ieri sera è salito sul palco dell’Ariston con un monologo di 40 minuti dedicato al Cantico dei Cantici. Ovviamente riveduto e reinterpretato secondo il “Benigni pensiero”.

A detta dell’attore e premio oscar, “nella Bibbia c’è una canzone breve breve, è il Cantico dei Cantici ed è la canzone più bella che sia mai stata scritta nella storia dell’umanità. E’ una canzone d’amore che esalta l’amore fisico, è l’apice, la vetta della poesia di tutti i tempi, come se presentassi un pezzo della Cappella Sistina o l’ultimo piano della torre di Pisa”.

Peccato che poi alla prova dei fatti Benigni abbia preso a pretesto il Cantico per esaltare l’ideologia gender e farne l’ennesimo spot propagandistico. E lui stesso lo ammette senza troppi giri di parole. Il suo scopo è infatti quello di esaltare “l’amore che lega uomo e donna, uomo e uomo, donna e donna. Un amore inclusivo oltre ogni discriminazione”.

Ecco fatto, ennesimo messaggio promozionale in favore delle unioni civili ed ennesimno schiaffo alla famiglia naturale sul palco del Festival della Canzone italiana. Dove in verità sono anni che in mille modi diversi si fa propaganda gender.

“Il cantico dei Cantici non è quella roba lì” attacca ancora Bechis. Che però non è il solo a pensarla così.

Anche Selvaggia Lucarelli, prestigiosa e seguitissima giornalista e influencer sembra non aver apprezzato affatto l’esibizione di Benigni, anche se le sue critiche sono rivolte più al ricchissimo cachet che ai contenuti del monologo.  Rispondendo al blogger Pietro Raffa che ha difeso Benigni dicendo che non è da tutti fare 40 minuti di monologo a braccio, la Lucarelli ha replicato: “Dammi 300 000 euro e te lo faccio appesa al lampadario”,

E naturalmente sui social impazza il dibattito fra favorevoli e contrari. Con il mondo Lgbt che ancora una volta ha trovato un eroe da esporre come vessillo e quale paladino delle loro battaglie, e quelli che vengono sprezzantemente definiti “tradizionalisti” che invece, come ogni anno, sono stufi di vedere il Festival di Sanremo trasformato in una vetrina politica.

Dove almeno ci si aspetterebbe un minimo pluralismo. No, Sanremo purtroppo, al di là della qualità dei testi, è purtroppo l’emblema evidente di una società egemonizzata dal pensiero unico, un autentico trionfo della dittatura del relativismo etico. La dimostrazione plastica di un’omologazione culturale che i contribuenti pagatori sono costretti a subire. Con la beffa di ritrovarsi la religione ridotta a macchietta. Fra nudi pseudo francescani e passi della Bibbia ridotti a spot pro coppie gay, viene quasi da considerare Marilyn Manson un campione di spiritualità.

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