Usa, avanza Sanders in casa dem. Disastro per il favorito Biden

Esteri Politica

Bernie Sanders ha vinto le primarie del New Hampshire con il 26% contro il 24% di Pete Buttigieg.

Ma la vera sorpresa è stata la disfatta dei due candidati accreditati sin dall’inizio come favoriti, ovvero Elizabeth Warren, per la quale sembra tifare l’ex presidente Obama che si è fermata al 9,4%, e soprattutto Joe Biden accreditato come l’uomo forte anti-Trump che ha incassato soltanto l’8,4%. 

Sanders dunque rischia di essere il “Trump dei dem”, ovvero il candidato radicale che, contro tutte le previsioni, potrebbe conquistare la nomination. Decisivi saranno i prossimi test, quello del Nevada il 22 febbraio e il South Carolina il 29. Sanders propone una piattaforma di sinistra radicale, la stessa proposta alle presidenziali di quattro anni fa, sconfitta dall’agenda ultra liberista di Hillary Clinton, che poi però perse la sfida decisiva con Trump.

Tutti sono concordi nel ritenere che probabilmente la sfida alla fine si giocherà fra Sanders e il moderato Buttigieg. l’unico che gli starebbe realmente tenendo testa. Ma c’è anche la senatrice del Minnesota Amy Klobuchar che si è posizionata terza con il 20%. Di lei attira soprattutto il fatto di essere un’outsider e di piacere moltissimo ai giovani.

La grande delusione è invece rappresentata dall’ex vice presidente Biden che al momento sembrerebbe fuori dai giochi. I suoi esperti di comunicazione pare stiano correndo ai ripari per ribaltare completamente la strategia finora adottata e che si sarebbe rivelata un completo disastro. Lui non si arrende e spera di recuperare nelle prossime tornate, ma ormai il borsino sembra non offrirgli più grandi speranze.

Ma quale è stata finora la chiave del successo di Sanders? Sicuramente il fatto di aver riproposto i temi sociali tipici della sua agenda di estrema sinistra con un’aggressività tipicamente trumpiana, usando toni accesi e in parte violenti nei confronti degli avversari e del presidente Usa che avrebbero coinvolto ed entusiasmato la base democratica.

Uno scontro fra Trump e Sanders sarebbe sicuramente all’insegna di una forte estremizzazione delle posizioni, due radicalismi uguali e contrari che si scontrano in nome di una stessa logica populista. Ma non è detta l’ultima parola. 

Come riporta Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera “c’è una parte consistente della base, probabilmente intorno al 15- 20%, che si sposta con facilità tra l’area moderata e quella radical, incurante delle schematizzazioni ideologiche. Sono considerazioni necessariamente sommarie, tutte da verificare. Se questa tendenza si confermerà nelle altre primarie, in Nevada, in South Carolina e poi nel Super Martedì del prossimo 3 marzo, assisteremo a una gara aperta. Anche perché finalmente vedremo all’opera Michael Bloomberg, finora presente solo in tv con i suoi investimenti da oltre 250 milioni di dollari in spot pubblicitari”.

Insomma, mai come stavolta la partita può dirsi aperta e dagli esiti imprevedibili. Del resto, dopo la vittoria contro tutte le previsioni di Trump, davvero nulla può essere scontato. 

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