Coronavirus, l’economista Bifarini: “Per ripartire non basteranno ricette keynesiane”

Politica

Quando sarà passata la fase critica che riguarda l’emergenza sanitaria, quali saranno gli effetti reali prodotti dal coronavirus sull’economia italiana? Cosa dobbiamo attenderci? E soprattutto, quali ricette serviranno per rilanciare un comparto economico e produttivo che con molta probabilità uscirà in ginocchio da questa crisi? Abbiamo provato a capirlo chiedendo il parere di un’esperta, l’economista Ilaria Bifarini, una delle poche in Italia che,in tempi non sospetti, ha messo in guardia sui pericoli del sistema neoliberista che proprio in questa emergenza sta mettendo in evidenza tutti i suoi aspetti negativi. Un sistema che, mai come adesso, si sta dimostrando devastante e del tutto inadeguato nel fornire risposte chiare ed efficaci ad un’economia in grossa difficoltà, assolutamente impreparata di fronte ad un evento inatteso, imprevedibile ed imprevisto come l’epidemia da coronavirus.

Il coronavirus sta facendo crollare il sistema economico neoliberista?

“La mia posizione è notoriamente critica verso l’attuale modello socio-economico. Ho scritto tre saggi sul paradigma economico neoliberista, sulla sua iniquità e insostenibilità e sulla necessità di cambiarlo. Ho lanciato sferzanti attacchi ai cosiddetti paladini dell’austerity, che sono i principali responsabili della situazione che stiamo vivendo. I tagli alla spesa pubblica in periodi di crisi economica sono controproducenti, se applicati alla sanità diventano devastanti e nefasti. Non avremmo mai pensato che sarebbe potuto accadere proprio a noi, eppure era prevedibile ed è successo. 32 miliardi di tagli alla sanità operati nell’ultimo decennio in nome dell’austerity hanno significato riduzione del personale medico, dei posti letto, delle strutture ospedaliere e dunque inadeguatezza del nostro sistema sanitario.  Non c’è nessun bicchiere mezzo pieno in questa situazione, i cambi di paradigma economico non possono avvenire sulla pelle dei cittadini”

Quali saranno gli effetti economici della gestione di questa epidemia in corso?

“Superata, come si spera, la fase critica dell’epidemia, dovremo fare i conti con i danni economici. La nostra economia si basa per il 13% sul turismo, con tutto l’indotto annesso. Si tratta di un settore molto fiorente per il nostro Paese, da sempre meta privilegiata per gli stranieri, che offre lavoro al 6% della popolazione. Sono stati stimati circa 32 milioni di turisti in meno per quest’anno: tutto disdetto per Pasqua e aspettiamoci la stessa situazione per l’estate. All’estero l’Italia viene percepita come il lazzaretto del mondo, il danno d’immagine subito sarà difficile da recuperare. Inoltre, l’estensione della zona rossa in tutta Italia provoca una battuta d’arresto per l’intero sistema produttivo economico. Pensiamo, ad esempio, al business della ristorazione, in particolare nelle grandi città, che negli ultimi anni si era mostrato uno dei settori più in crescita, con avvio di nuove attività. Molti non riusciranno a sostenere i costi, gli investimenti fatti, saranno costretti a licenziare e addirittura a chiudere. Stesso dicasi per liberi professionisti, partite Iva, commercianti, piccole e medie imprese in generale. Secondo le stime di Rete Imprese, nell’ipotesi in cui questa situazione duri fino al secondo trimestre, assisteremo alla chiusura di 18 mila attività e ad una perdita di 90.000 posti di lavoro”.

Quali saranno gli effetti sul debito pubblico?

“Tutto ciò farà crollare inevitabilmente il Pil, alcuni stimano una caduta addirittura del 3%, in un Paese come il nostro già prossimo alla recessione. È chiaro che, essendo il debito un rapporto tra debito e Pil, diminuendo il denominatore esso aumenterà di conseguenza. Inoltre la maggiore disoccupazione comporta un aumento della spesa assistenziale da parte dello Stato.

Come se ne uscirà?

“La situazione che ci troviamo ad affrontare è inedita per tutti: non è un crollo dell’economia finanziaria ma dell’economia reale, non è uno shock dal solo lato della domanda ma anche dell’offerta. Dunque, nonostante quello che in molti sperano, un eventuale intervento statale con politiche keynesiane non basterebbe a far ripartire l’economia. Mentre il virus è ‘democratico’ nella sua contagiosità, nel senso che colpisce tutti (in particolare le fasce di popolazione più anziana) gli effetti economici di questo periodo saranno nefasti soprattutto per i lavoratori autonomi e per le piccole e medie imprese. Gli unici immuni, per ora, saranno i dipendenti pubblici. Ma quando una crisi di tale entità colpisce un’economia già malata come la nostra tutti sono a rischio”.

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