Coronavirus, c’è chi non resta a casa. Oltre duemila denunce in poche ore

Politica

C’è quello che portava a spasso per la città il proprio cavallo per tenerlo in allenamento: ci sono i quattro giovani che, dentro una macchina, facevano ripetutamente il giro del Paese e ai carabinieri che li hanno fermati hanno risposto che a casa si annoiavano. Beata sincerità!

Poi ci sono quelli che con l’auto carica di cibi e bevande andavano tranquillamente a festeggiare in casa di amici. Oppure il ragazzo che, fermato dalle forze dell’ordine, si è giustificato dicendo che aveva litigato con la fidanzata e stava andando a chiarire personalmente le cause della lite.

E che dire del bar che mercoledì sera, in barba ai divieti ha ospitato una festa di compleanno con circa cinquanta persone ammassate all’interno? Ad un primo controllo della Polizia tutti sono usciti e il titolare ha abbassato le saracinesche. Un’ora dopo i poliziotti sono tornati e la gente stava di nuovo tutta all’interno del locale.

E poi ci sono quelli per i quali il blocco di tutte le attività è come una vacanza e che quindi trascorrono il tempo in bicicletta, passeggiando sulla spiaggia, al parco, magari pure in gruppo. E per finire i ragazzetti che con le scuole chiuse se ne stanno a giocare a pallone nel cortile di casa o nel prato nelle vicinanze.

E’ l’Italia che fatica ad abituarsi ai divieti imposti dai decreti anti coronavirus e che non ne vuole sapere di chiudersi in casa. L’Italia di chi non ha ancora compreso la gravità della situazione e in fondo pensa che tanto il virus non lo beccherà mai.

Nel primo giorno di stop di tutte le attività, sono state già oltre duemila le denunce per aver trasgredito i contenuti del decreto. Gente che ha continuato ad uscire di casa e radunarsi senza alcun effettivo stato di necessità, senza alcuna giustificazione plausibile.

Il primo bilancio reso noto dal Viminale è di 106.659 persone controllate, 2.162 denunciate per l’articolo 650 del Codice penale (inosservanza del provvedimento dell’autorità) e 35 per gli articoli 495 e 496 del Codice penale (false dichiarazioni).

Solo a Roma ci sono stati sette arresti e 43 denunce. Tutta gente che stava in strada senza alcun valido motivo. Sette persone, in verità tutte straniere, sono state  sorprese a giocare a carte ai tavolini situati in prossimità di una fermata della metro nella zona dell’Eur. Tutti avevano l’autocertificazione in cui dichiaravano di essere usciti per motivi di lavoro.

Fortunatamente però la maggioranza dei cittadini sembra aver compreso la delicatezza del momento che si sta vivendo e con grande senso di responsabilità sta osservando le prescrizioni.

Così come va sicuramente apprezzato l’operato di quelle persone che, obbbligate a lavorare perché impegnate nello svolgimento di servizi essenziali, lo fanno con grande sacrificio cercando di limitare al massimo ogni possibile rischio, munendosi di mascherine, guanti ecc. Mascherine il più delle volte fabbricate artigianalmente visto che in circolazione non se ne trovano molte.

Il capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha evidenziato come in questo periodo le vite di tutti gli operatori della sicurezza impegnati nei controlli a tappeto nelle città e nei comuni, siano state letteralmente stravolte. “Le verifiche  – ha detto Grabrielli –  le dobbiamo fare sì con rigore ma anche con profonda umanità. Più che colpire, dobbiamo far comprendere. Lo stiamo già facendo e vi ringrazio” ha concluso rivolto ai poliziotti.

Nonostante ci sia chi continua a non capire, nel complesso gli italiani sembrano rispondere responsabilmente. Non resta che stringere i denti e sperare che al più presto si possa tornare finalmente “liberi”.

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