Virus-docet. Cani stremati e padroni compulsivi. I quadrupedi chiedono l’autoisolamento

Politica

Un tempo in Italia si facevano figli, era meglio. La società cresceva, guardava al futuro con speranza e ottimismo. Ma i figli costano, comportano sacrifici, fatica.

E allora, col pessimismo, l’individualismo e l’edonismo, è venuta la moda degli animali, specialmente quella dei cani. E l’effetto sociale, culturale, si è visto subito. Case abitate in maggioranza da animali. Riunioni di condominio con cani. Più animali che persone ovunque. Treni e macchine con animali a bordo. Quartieri dove il centro dell’attenzione sono loro, sempre loro. Si parla delle loro abitudini, di ciò che pensano, fanno, le loro malattie, le loro psicosi, i loro amori, le loro amicizie, le loro inimicizie. Ci sono i negozi dei cani, la gelateria del cane, gli abbigliamenti del cane, i gioielli del cane, il parrucchiere del cane.

Strade piene di cani, i marciapiedi sono un continuo scendere di urina canina. Carrozzine qua e là stracolme, comprese quelle concepite per gemelli, adesso occupate da gemelli-quadrupedi, con vestitino, cappottino rosso e infradito. Cani che fanno i bisogni. Ed è tra il grottesco e lo sconcertante assistere all’opera indefessa di umanoidi che puliscono le loro “cacche” con tanta solerzia e passione. La stessa che non mettono quando si tratta di andare a trovare un parente malato, anziano, magari il padre o il nonno, lasciati soli al loro destino. Parentesi: gli anziani sono gli unici che per solitudine hanno il diritto di averli.
Per non parlare dei parchi, delle ville, cani che si azzuffano, con o senza museruola. Cani che seguono ansimanti padroni che vanno spavaldi e nevrotici in bicicletta.

C’è chi si rivolge ai cani dicendo “vai dalla tua mamma”, “ora arriva papà”, come se fossero figli. Prove pratiche di famiglia zoocratica. E guai a infastidirli, guai a guardarli di traverso. Hanno sempre la risposta pronta da pensiero unico animalista: “Sono migliori delle persone”. Ormai i cani, gli animali sono stati umanizzati, oscillano tra il cartone animato e la divinità. Ma i pagani non consideravano dei gli animali? Inquietante coincidenza. Che stessimo vivendo nel neo-paganesimo?

I conservatori di destra amanti dei cani rivendicano valori di appartenenza tradizionale: Dio-cane-famiglia. I radical-chic non si vergognano di esaltare il concetto di razza pura, curriculum blasonato, pedigree immacolato (i bastardi sono razze inferiori da tollerare). Concetto, quello di razza, che condannano a livello politico e ideologico. Costoro addirittura esaltano pure la famiglia-cucciolata naturale, condannando l’utero in affitto canino. Ditemi voi se non è pazzia collettiva.

Riassumendo, il modello imperante familista a quattro zampe, da almeno dieci anni, è uomo, donna, figlio unico e cane. Diventato gingillo pure dei piccoli. C’è un motivo ancestrale? Forse. I cani, come gli altri animali, gatti, pappagalli e pesciolini compresi, non hanno opinioni su di noi, non ci giudicano. La verità è che, salvo lodevoli eccezioni, si tratta di un infantilismo di massa. Gli animali hanno sostituito il ciuccio infantile, il peluche. Servono al nostro scenario, al nostro divertimento.

Un gioco che non deve diventare, però, un impegno eccessivo.
Se interrogati, i padroni ammettono, infatti, che uscire di casa 4 volte al giorno rompe le palle. Certo i cani, devono divertire, fare la guardia, fare il loro mestiere assegnato dagli umanoidi, alzare le zampe a comando, riempire la solitudine diffusa, ma in quanto a lavoro, non si devono allargare.

Ma ecco, che al tempo del Coronavirus, è avvenuto il miracolo. Da quando è iniziato il contagio il rapporto si è rovesciato. Ogni animale, anche l’ornitorinco è diventato funzionale all’ora d’aria dei reclusi in casa. Peggio dei carcerati, gli italiani usano tutte le scuse e tecniche per mettere la testa fuori.
Nonno, nonna, papà, mamma, figli, tutti col cane a spasso, oltre a fare la spesa, andare in farmacia. 10 volte al giorno. Passeggiate interminabili con tanto di autocertificazione e giro intorno al palazzo.
E i poveri quadrupedi sono stremati, guardano i loro padroni-carnefici con sguardo implorante, non sanno più cosa e dove pisciare. Hanno la vescica sgonfia da giorni, la zampa destra alzata in modo meccanico e ripetitivo provoca artrosi dolorosissime. Sono loro che a questo punto, pretendono l’autoisolamento. Anche se il Coronavirus non li colpisce.

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