Virus-docet. Dove stanno ora i liberisti anti-sanità pubblica e gli antiproibizionisti?

Politica

Se molta gente, con comportamenti irresponsabili e superficiali (troppi in giro per le strade, a correre in gruppo, a pascolare cani e bambini), continua a non capire la gravità del contagio, considerando che c’è perfino qualche studioso che ha scoperto il ruolo dell’aria che respiriamo nella diffusione del virus, è triste e suscita rabbia vedere osservatori, esperti, giornalisti e alcuni politici che insistono in un demente e ottuso atteggiamento di indifferenza, di polemica e di dubbio nei confronti dell’autorità (sanitaria, statale etc) e delle sue scelte emergenziali.

Casta mediatica, razza padrona uguale al “popolino”? Sì. Per loro conta tendenzialmente più il dato personale, l’interesse soggettivo, l’egoismo; conta più la trasgressione delle regole, la furbizia italica, il non veder crollare il castello dorato, le abitudini borghesi, più del bene comune, dell’interesse generale, del valore supremo della comunità.
E cosa li unisce? L’ostinazione e l’arroganza ideologica. Il timore (ad esempio, il dibattito di questa mattina in tv) di vedere ristrette, compresse, le libertà democratiche, le libertà liberali (nel caso dei vertici), e il timore di non esercitare il “fai fa te” fisiologico e anarchico (nel caso della base).

Nello specifico? La parte peggiore del popolo italiano è andata in palla per aver perso la libertà di recarsi al pub, allo stadio, nei parchi, a cena, nelle palestre, in piscina. Incapace psicologicamente e strutturalmente di darsi una minima disciplina, di concepire un limite alla propria onnipotenza. Gente che non ce la fa più a stare dentro casa con le persone e le cose che contano davvero. Tra l’altro, un’imperdibile occasione per riflettere.

La ragione? Era presente da tempo, da decenni. E’ il parto inevitabile dell’individualismo becero, dell’egoismo antisociale, l’ultimo prodotto di un liberalismo deteriore, diventato “società delle pulsioni dell’io”, regno “del desiderio che deve diventare obbligatoriamente un diritto”; atteggiamento infantile che nega per definizione l’idea di Stato, visto come dittatura. Una deriva che dovrebbe indignare gli stessi liberali storici.

E che dire dei liberisti, dei globalisti? E delle loro miracolose e salvifiche ricette economiche? Dove stanno ora? Con che faccia parlano? Eppure qualcuno di questi continua ad andare in tv, a pontificare, senza fare una minima autocritica. Hanno sulla coscienza la demolizione della sanità pubblica, dello Stato sociale, del Welfare, del pubblico considerato la fonte di ogni male. Ecco il frutto delle loro privatizzazioni, della loro deregulation, dei loro tagli.

Paghiamo ora l’aziendalismo folle, la logica del profitto sulla salute delle persone, sulla vita delle persone. Ci dice niente la mancanza di ospedali, sale operatorie, terapie intensive, strutture, macchinari, medici e infermieri? Ci dice niente la mancanza di mascherine, dismesse in Italia e prodotte all’estero (nel nome della globalizzazione “mitologica”?). Dove si nascondono oggi la Bonino, i radicali, i liberal-progressisti, e molti di destra, colti dalla sbornia berlusconiana, contagiati dal furore americaneggiante, che proposero a suo tempo il referendum per abolire la sanità pubblica? Vergogna. Ci manca solo che le ricette per risollevare l’economia, quando sarà finito questo dramma, rispondano ancora al liberismo.

E che dire degli antiproibizionisti? Quelli che ipotizzavano i proventi di droga e prostituzione nel calcolo del Pil? Tutti spariti, silenti. Le attuali restrizioni proibizioniste, basta leggere i dati, hanno azzerato il mercato nero della droga, attenuato le devianze, calmato le dipendenze e forse fatto ragionare tutti i consumatori abituali di stupefacenti, i sostenitori dello sballo come stile di vita, proiettandoli forzatamente verso valori e dimensioni superiori di esistenza. E pure qui, non mancano ancora oggi gli avvelenatori, i nostalgici del passato. Qualcuno si è posto il problema dei tossici, obbligati a casa, esecrando questo proibizionismo causato dall’emergenza sanitaria. E’ proprio vero, anche il virus rischia di non insegnare nulla.

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