Diario di guerra al virus: il dottor Luca Grossi dalla zona rossa

Politica

Nelle scorse settimane abbiamo pubblicato un’intervista al medico Luca Grossi, dirigente sanitario della residenza sanitaria assistenziale, del centro diurno integrato, dell’assistenza domiciliare integrata e dell’unità di cure palliative dei servizi comunali di Casalpusterlengo.  Ci aveva raccontato le difficoltà legate all’assistenza dei malati cronici in una delle zone focolaio del Covid-19. Il dottor Grossi ci ha inviato oggi una nuova testimonianza sul campo che pubblichiamo molto volentieri.

“Per raggiungere il mio Istituto – racconta il dottor Grossi –  viaggio in auto per circa mezz’ora. Il percorso è gradevole, anche rilassante, perché si snoda per lande rurali ampie, coltivate o alberate, e casali numerosi. Giunto a destinazione, parcheggio l’auto e piazzo su bocca e naso la mascherina d’ordinanza”.

“All’ingresso – prosegue – c’è il controllo obbligatorio della temperatura corporea. La procedura si esplica in piedi, magari in compagnia di altri se l’orario di accesso coincide. Su alcuni volti, ma per lo più dalla postura, fa capolino un certo nervosismo. Il bip finale consente la lettura sul display del valore che ti consente di prendere servizio (niente febbre) oppure no”.

“Con passo svelto – racconta – raggiungo la porta d’accesso al nucleo Alzheimer. È lì che si trova il mio studio ed è lì che lascio zaino e giubbotto. Ma non prima di salutare con la mano e la parola alcuni ospiti seduti nel salottino all’ingresso del reparto. Mi conforta vederli sereni, inconsapevoli del caos che sta travolgendo il territorio a causa di Covid 19. Sono persone sospese nel tempo e nello spazio: il torrente della vita in loro scorre in piano, sciallamente, non più in discesa, spumando. Mi riconoscono nonostante il camuffamento – al momento è una costante – e il mio sorriso, elargito con gli occhi, mi pare rassicurarli. O meglio rasserenarli. È contatto umano, di quelli pregiati, perché fruibile senza compromessi, condizionamenti, fingimenti. Insomma, puro”

“Qualche passo più in là – ci svela ancora Grossi –  incrocio la signora Luisa che vaga senza meta. Settimane, anni a studiare come incanalare tale compulsione, ma forse è meglio non farlo. Incanalare che? Non c’è norma per lei, quasi nulla è preordinato. In realtà questo è il suo ordine novo. E fallo capire – pensiero brutale – a chi la accudisce che le sue direttrici sono altre e oltrepassano i nostri conformismi, le nostre abitudini, le nostre convenzioni.
E poi il saluto alle colleghe operatrici, tutte intente all’accudimento di tanti altri.”

“Mi chiedo – è la conclusione del medico –  cosa si provi nel farsi lavare da terzi, nel vedersi in balia degli umori di Tizio o Caio, di farsi imboccare quando non hai voglia di mangiare, e della verecondia ferita ogni volta che te la fai addosso e vieni lavato dando alla mercè di estranei (anche i tuoi figli potrebbero esserlo) la tua intimità. Che ne sarà di me? O mi faccio problemi inutili? In fondo siamo tutti fratelli, e il pudore è forse una stupida sovrastruttura culturale. O è tesoro da custodire gelosamente?”

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