Coronavirus, parla Bruzzone: “Ora attenti al fattore ‘D’. Può colpire chiunque”

Interviste

L’emergenza coronavirus, oltre a problemi di carattere sanitario, sta comportando seri disagi economici con il rischio di una profonda crisi della legalità, determinata dal possibile aumento di furti, rapine ecc. a causa dalla carenza di liquidità. Si teme soprattutto che la criminalità organizzata possa sfruttare la disperazione delle persone per arruolare manovalanza. E poi non è da escludere nemmeno il rischio delle violenze domestiche, acuite dalle tensioni familiari provocate dall’obbligo di dover stare tutto il giorno chiusi in casa. Insomma, la disperazione può davvero costituire un fattore di rischio elevatissimo. Di tutto questo abbiamo parlato con la criminologa Roberta Bruzzone.

Vede anche lei il rischio di un incremento della criminalità legato alla mancanza di soldi?

“E’ purtroppo un rischio molto concreto. Il grande problema di questo Paese è determinato dal fatto che una fascia molto rilevante della popolazione ha vissuto fino ad oggi soprattutto di lavoro nero, fatto questo che pone un numero alto di persone al di fuori di quel circuito che sta prevedendo ammortizzatori sociali e una serie di stanziamenti per le famiglie in difficoltà. Il grande pericolo è che possa allargarsi la base dei soggetti ritenuti appetibili dalla criminalità organizzata e che possano rendersi disponibili per un certo tipo di attività”.

E’ un pericolo che riguarda soprattutto le regioni meridionali o tutta l’Italia?

“Al momento ritengo che il rischio sia maggiore nelle zone in cui la criminalità organizzata, specie quella di più basso profilo, è più radicata, ossia nelle regioni del sud. La criminalità che agisce al nord è composta di colletti bianchi, come testimoniato da tutta una serie di indagini sviluppate negli ultimi anni. La criminalità predatoria, quella cioè che va a caccia di manovalanza, la troviamo nel Meridione”.

Vede a rischio anche la tenuta psicologica degli italiani, il rischio che si possa perdere la testa in un momento come questo?

“Il crollo psicologico purtroppo è già in atto, lo abbiamo visto con la gente che ha assaltato i supermercati e le stazioni per prendere i treni e scappare dalle zone del contagio. Comportamenti del tutto irrazionali che dimostrano come esista un’angoscia collettiva che ha finito per far crollare la tenuta psicologica delle persone”.

Il fattore ‘D’, inteso come disperazione, può davvero colpire tutti, fino al punto di trasformare in ladri, o peggio ancora in criminali, persone che fino ad oggi hanno vissuto onestamente?

“Il rischio anche in questo caso è molto alto. Basti pensare a quanti padri e a quante madri hanno oggi difficoltà a mettere il cibo a tavola. Persone che magari fino ad ora sono riuscite ad andare avanti con grandi difficoltà, mille sacrifici, ma con lavori onesti. Oggi, trovandosi nell’impossibilità concreta di provvedere ai beni primari della famiglia, l’alternativa di cedere ad attività di tipo criminale, ho paura che possa iniziare ad essere presa in considerazione. Perché, quando non si ha di che mangiare per sé e per i propri figli, si arriva al punto di essere disposti a tutto. A meno che lo Stato non intervenga prima”.

Come?

“L’importante è che i contributi promessi siano erogati in tempi ristrettissimi, lo si faccia ora e non domani tanto per intenderci. La gente deve tornare a fidarsi dello Stato, perché in questo momento la credibilità istituzionale diventa un parametro essenziale per evitare il degenerare della situazione. La disperazione è sempre una pessima consigliera. Ci sono milioni di italiani che versano in condizioni di assoluta povertà e che ora devono fare i conti in modo ancora più drammatico con le loro difficoltà. Queste famiglie vanno aiutate, facendo arrivare subito i contributi di cui hanno bisogno, dando loro delle certezze. Poi naturalmente dovranno essere progettati interventi di lungo respiro che possano portare ad una ripresa effettiva delle attività, in grado di garantire comunque alle persone di sopravvivere con un minimo di dignità, almeno fino a quando l’allarme non sarà definitivamente rientrato”.

C’è anche chi teme che con mariti e mogli costrette in casa tutto il giorno, possano aumentare pure i femminicidi. Anche questo pericolo è concreto?

“Guardi, l’aumento dei femminicidi purtroppo c’è indipendentemente dal coronavirus. E’ evidente tuttavia come l’obbligo di stare chiusi in casa tutto il giorno, comporti un aumento delle tensioni familiari, specie in quei contesti domestici dove i maltrattamenti erano già all’ordine del giorno in condizioni di normalità. E’ chiaro che oggi con la convivenza forzata 24 ore al giorno e con i disturbi psicologi che questa situazione sta comportando, il rischio aumenta inevitabilmente, considerando che l’aguzzino non può più trascorrere parte della giornata fuori casa come faceva prima. Ad ogni modo non dimentichiamo che Polizia e Carabinieri non sono in quarantena, quindi le violenze di genere possono essere tranquillamente denunciate. L’intervento delle forze dell’ordine in caso di pericolo è comunque garantito, il codice penale non è sospeso. Il numero antiviolenza 1522 è sempre attivo. Quindi l’appello che faccio alle donne che stanno subendo abusi o violenze in casa ad opera di mariti o compagni, è quello di rivolgersi alla Polizia in modo da poterli allontanare”.

Virus che circola nell’aria, nel suolo, nell’acqua, che infetta vestiti e scarpe, trasmissibile anche con la puntura degli insetti. E poi ancora: teorie sull’origine del coronavirus, ipotesi di attentati batteriologici e operazioni di spionaggio internazionale. In questo momento, quanto è importante bloccare le fake news?

“Direi che è fondamentale. Gli untori sono proprio coloro che diffondono false informazioni aumentando la sensazione di pericolo e la paura fra le persone, o veicolando ipotesi complottistiche che non stanno nè in cielo, nè in terra. Ci sono tantissimi soggetti fragili che stanno reagendo molto male a questo isolamento sociale e che potrebbero veder peggiorare la loro condizione psicologica proprio a causa della paura indotta da notizie prive di fondamento”.

Come saper distinguere in una situazione di emergenza come questa le notizie vere dalle cosiddette bufale?

“Bisogna far capire alle persone che non devono credere a tutto quello che viene diffuso in rete. Prima di prendere per buona una notizia bisogna sempre risalire alla fonte e valutare il grado di credibilità e affidabilità che questa può avere. Evitiamo di rilanciare e diffondere informazioni che non provengono da fonti qualificate. In questo momento meglio affidarsi ai canali cosiddetti ufficiali, ovvero alla comunità scientifica”.

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