Coronavirus, si dimette Ferrari capo del Cer: “Sul virus la Ue è latitante”

Politica

Era stato scelto a gennaio per guidare l’European Research Council, ovvero il Consiglio europeo della Ricerca, ma ieri l’italiano Mauro Ferrari ha rassegnato le dimissioni in segno di protesta verso un’Europa che non è stata in grado di dare risposte adeguate su come fronteggiare l’epidemia da Covid-19.

Ferrari aveva presentato un piano alla Commissione Ue, chiedendo nel contempo un grande e solido investimento finanziario, ma si è visto osteggiato all’interno dell’organismo da lui presieduto e incaricato di fornire linee giuda e di gestire i fondi per la ricerca scientifica. 

“Sono rimasto estremamente deluso dalla risposta europea al Covid-19 – ha lamentato in un’intervista al Financial Timesper ciò che riguarda la completa assenza di coordinamento delle politiche sanitarie tra gli Stati membri, la ricorrente opposizione a iniziative di sostegno finanziario coeso, le pervasive chiusure unilaterali delle frontiere e la scala marginale delle iniziative scientifiche sinergiche. Temo – aggiunge – di aver visto abbastanza sia della governance della scienza, sia delle operazioni politiche dell’Unione europea. In questi tre lunghi mesi, ho effettivamente incontrato molte persone eccellenti e impegnate, a diversi livelli dell’organizzazione del Cer e della Commissione europea. Tuttavia, ho perso la fiducia nel sistema stesso. E ora i tempi richiedono azioni decisive, mirate e impegnate, un appello alla responsabilità per tutti coloro che hanno l’aspirazione di fare la differenza contro questa devastante tragedia”.

E così ha deciso di lasciare l’incarico e tornare in prima linea convinto di poter essere più utile in Italia che in Europa. “Credo che adesso la priorità sia fermare la pandemia – ha detto-  La priorità è salvare verosimilmente milioni di vite. Ciò ha la precedenza su carriere, politica e anche la bellezza di una certa scienza”.

Mauro Ferrari era stato scelto per le sue comprovate capacità in ambito scientifico, essendo considerato fra i massimi esperti, nonché fra i padri, della nano-micro tecnologia biomedica. Eppure, come ha dovuto ammettere amaramente lui stesso, in Europa non sembra aver trovato alcuna collaborazione, lui che appena insediato si è trovato a dover fare i conti con la grande emergenza sanitaria rappresentata dal Covid-19.

Le dimissioni di Ferrari stanno a testimoniare chiaramente come a Bruxelles, non soltanto manchi una solidarietà di carattere economico, come dimostrano le profonde divergenze sulle misure da mettere in campo per aiutare i Paesi più colpiti, ma come sia anche mancata una forte volontà politica nell’adottare azioni sanitarie efficaci e nell’investire risorse adeguate per fronteggiare e arginare l’epidemia. Insomma un fallimento a 360 gradi.

Eppure era stata proprio la presidente della Commissione Ue Ursula Von Der Leyen, come riferisce l’autorevole scienziato, a richiedere al Cer la predisposizione di un piano di contrasto al coronavirus. E forse, proprio la collaborazione venutasi a creare fra il vertice della Commissione e la presidenza dell’organismo scientifico è stata la causa scatenante del successivo boicottaggio. 

“La proposta – denuncia Ferrari –  è stata trasmessa a diversi livelli dell’amministrazione della Commissione europea, dove credo si sia disintegrata all’impatto. C’è stata la completa assenza di coordinamento delle politiche sanitarie tra gli Stati membri, la ricorrente opposizione a iniziative di sostegno finanziario coeso, le pervasive chiusure delle frontiere unilaterali”.

Neanche da un’emergenza come questa la Ue è stata capace di uscire con onore. 

 

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