Parla Enrica Perucchietti: “App o non App? Il rischio di diventare uomini di vetro”

Politica

Un’App per il monitoraggio dei cittadini nella cosiddetta “Fase 2”, quella che nelle intenzioni del governo dovrebbe portare alla ripartenza del Paese e di tutte le attività. Ma c’è chi teme che, con il pretesto di garantire la sicurezza sanitaria, si finisca con il sottoporre i cittadini ad un controllo totalizzante sulla propria vita, spiandone ogni movimento e di fatto riducendo diritti essenziali come quello alla privacy o alla libertà personale. Un rischio che vede molto concreto la scrittrice e giornalista Enrica Perucchietti che ha dato alle stampe il libro “Coronavirus, il Nemico Invisibile” scritto a due mani con l’avvocato Luca d’Auria e pubblicato da UNO Editori. Ad Enrica Perucchietti abbiamo chiesto quanto questo pericolo possa essere davvero concreto.

Davvero nel nostro futuro prossimo ci sarà un’App che monitorerà i nostri spostamenti contenendo tutti i nostri dati? Ritiene plausibile questa notizia?

“La ritengo plausibile e ne parlo da settimane: si vuole adottare un modello simile a quello asiatico per il monitoraggio capillare e costante dei cittadini. L’emergenza sanitaria sta aprendo le porte all’utilizzo di dispositivi tecnologici volti a sorvegliare e a controllare la popolazione come un grande fratello elettronico. In stato di paura, l’opinione pubblica si sente disorientata, smarrita: necessita di una guida in quanto ha ‘perso la bussola’, si sente paralizzata dal terrore al punto da accettare qualunque proposta o intervento venga dall’alto. E arriva ad accettare e legittimare qualunque provvedimento per la sua sicurezza, persino la limitazione della propria libertà e della privacy. Come in passato, non possiamo non prendere in considerazione che la tutela della salute possa essere strumentalizzata e utilizzata per imporre limitazioni della libertà, abituando i cittadini a restrizioni sempre più invasive della libertà e della privacy, in questo caso per sottoporci a una sempre più stringente sorveglianza tecnologica”.

Ma non è anti-costituzionale? Oltre al diritto alla tutela della salute pubblica, non esistono anche altri diritti fondamentali?

“Sono d’accordo e nell’edizione aggiornata del mio libro Coronavirus. Il nemico invisibile (Uno Editori) metto in guardia dalle derive liberticide di questo genere di provvedimenti. Negli ultimi anni i governi hanno utilizzato tecnologie sempre più sofisticate per tracciare, monitorare e manipolare le persone e oggi sull’onda della paura si sta legittimando la creazione di un grande fratello elettronico. Si è indotta nell’opinione pubblica la falsa idea che si debba scegliere per forza tra privacy e sicurezza, mentre ritengo che si possa proteggere la nostra salute e fermare l’epidemia non istituendo regimi di sorveglianza totalitaria, al contrario responsabilizzando i cittadini.

Chi avrà questi dati, avrà il controllo di tutte le nostre vite? Una specie di scenario da 1984 di Orwell?

“Anche peggio. L’ingenuità di fondo è credere che le misure prese in stato di eccezione poi vengano sospese una volta terminata l’emergenza. Come dimostra il caso dell’11 settembre con l’introduzione del Patriot Act, il potere sfrutta momenti di crisi per stringere le maglie del controllo e della sorveglianza sui cittadini. Dobbiamo iniziare a non concentrarci esclusivamente sulla sicurezza, che è sacrosanta, ma anche a immaginare come potrebbe essere la nostra società cessata l’emergenza tra qualche mese o qualche anno. Dobbiamo maturare una visione che prenda in considerazione anche le conseguenze a lungo termine delle nostre azioni, soprattutto se queste sono dettate dalla paura per allontanare il rischio di ritrovarci tutti in una società trasparente in cui saremo uomini e donne di vetro sotto il controllo costante del grande fratello elettronico. Dobbiamo imparare ad avere una visione più generale e immaginare cosa potrebbe accadere se le aziende e i governi iniziassero a raccogliere i nostri dati biometrici in massa: arriverebbero a conoscerci meglio di noi stessi, avendo la possibilità di anticipare le nostre emozioni, i nostri sentimenti, persino le nostre malattie. Sarebbero in grado di manipolarci alla perfezione entrando con più facilità nel nostro immaginario, nella nostra mente, per venderci qualunque prodotto, idea politica o provvedimento”.

Pensa che la mafia si lascerà monitorare? O il problema alla fine riguarderà come sempre soltanto il popolo?

“Il dispiegamento di controlli, droni e forze dell’ordine in questo periodo temo non sia stato messo in campo nemmeno per il contrasto al crimine. Dovrebbe farci riflettere. Citando ancora Orwell, mi viene in mente la Fattoria degli animali: Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. Tradotto: ci sono e ci saranno sempre persone ‘immuni’ non al virus ma a certe misure liberticide. Queste a mio dire si concentrano sui normali cittadini perché lo scopo è poter stringere le maglie del controllo sociale”.

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