Covid, la proposta della Sinistra europea. Ferrero: “Nessun debito, intervenga Bce”

Interviste Politica

“La BCE deve servire per il bene comune – salute, occupazione, ambiente – e non per la finanza. La crisi sanitaria mondiale senza precedenti richiede una nuova solidarietà per una vera cooperazione nel campo della salute e per la produzione di beni e servizi ad essa collegati. Questo pone una sfida all’Unione Europea, nei riguardi dei popoli europei e nei riguardi del mondo, in particolare dei paesi del sud ed emergenti”. Inizia così il testo della petizione sottoscritta da numerosi economisti e politici della Sinistra europea per chiedere che la Banca Centrale Europea si faccia carico della crisi economica causata dall’emergenza coronavirus, evitando che gli Stati siano costretti ad indebitarsi ulteriormente e a dover poi far pagare il prezzo salato ai cittadini con il ricorso a manovre “lacrime e sangue”. Fra i firmatari c’è anche l’ex ministro del Welfare e segretario politico di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, vicepresidente del partito della Sinistra europea. A lui abbiamo chiesto di illustrarci i contenuti della petizione.

Scusi Ferrero, ma questa proposta di far entrare in campo la Bce non è simile a quella già avanzata dalla Lega?

“Assolutamente no, non facciamo confusione per favore. La Lega semmai arriva ultima e non ha mai presentato questa proposta in sede europea. Noi lo abbiamo fatto inserendola come pezzo significativo della risoluzione del gruppo unitario della Sinistra. Non dimentichi poi che la Lega ha sempre votato a favore dei trattati europei, da Lisbona al pareggio di bilancio in costituzione, diversamente da noi che ci siamo sempre espressi contro. L’intervento della Bce lo stiamo chiedendo da sempre e per una ragione specifica”.

Quale?

“Di fronte ad una crisi pesantissima come quella che stiamo affrontando, è impensabile farvi fronte ottenendo prestiti che dovranno poi essere restituiti. Una cosa del genere non farebbe che provocare il protrarsi della stessa crisi. Innanzitutto perché i soldi non basterebbero, e in secondo luogo perché, se una volta spesi sono da restituire, verrebbero  tolti ai cittadini. Quindi ci servono molti soldi, almeno mille miliardi, che oltre a non dover restituire, non dovranno nemmeno essere conteggiati nel debito pubblico degli Stati. Tutto questo si può realizzare soltanto con un intervento della Bce in grado di garantire il successo dell’operazione”.

Ma scusi, alla fine quei soldi non dovranno comunque essere restituiti alla Bce? Cosa cambia?

“Nella petizione sottoscritta da economisti di vari Paesi europei, è contenuta una proposta precisa che tecnicamente sarebbe pure immediatamente fattibile. Chiediamo l’istituzione di una banca europea, o al limite l’utilizzo della Banca europea degli Investimenti già esistente, che ai sensi del comma 2 dell’articolo 123 dei trattati possa essere finanziata dalla Bce. Quella banca poi provvederà ad emettere titoli per circa mille miliardi a tasso di interesse negativo, quindi senza pagamento degli interessi, della durata di cento anni. La Bce acquistando quei titoli darà i soldi. Fra cento anni quei mille miliardi saranno azzerati perché trattandosi di interesse negativo e considerando un minimo di inflazione che ci potrà essere nel lungo periodo, alla fine non resterà niente da restituire. E’ lo strumento con cui si sono affrontate le emergenze finanziarie dopo i grandi conflitti mondiali. Le risulta forse che abbiamo restituito gli aiuti del Piano Marshall che gli americani hanno elargito per la ricostruzione dei Paesi che avevano appena finito di bombardare? Così come quando c’è stato il cosiddetto miracolo economico, lo si è potuto fare con il ricorso al meccanismo di spesa in deficit con i soldi messi a disposizione dalla Banca d’Italia. Ecco, si tratta oggi di seguire lo stesso meccanismo, di fronte al rischio di una disoccupazione di massa”.

Come pensate poi di investire questi soldi?

“Innanzitutto per far fronte alle spese sanitarie provocate dal coronavirus, in secondo luogo per elargire i sussidi di disoccupazione ed evitare che ci possano essere persone senza reddito, e in terzo per orientare la produzione industriale verso una piena compatibilità ambientale. Nel momento in cui il pubblico metterà i soldi, il privato che li utilizzerà dovrà impegnarsi a riqualificare la propria azienda ricostruendola diversamente, dal momento che stiamo distruggendo il pianeta, Cogliamo quindi l’occasione anche per salvare l’ambiente”.

Il governo italiano insiste con la richiesta dei coronabond e del Mes senza condizioni. Secondo voi sta sbagliando strategia?

“Il Mes senza condizioni non esiste. Certo, ti daranno tutti i soldi che chiedi, ma poi dovranno essere restituiti e finiranno a bilancio come debito. Al momento i trattati sono sospesi, ma quando l’emergenza sarà passata e torneranno in vigore ci diranno che dall’8% di deficit dovremo tornare al di sotto del 3% e dal 150% di debito pubblico dovremo obbligatoriamente scendere al 60%. Quindi non soltanto dovremo restituire la spesa del Mes, ma venendo conteggiata nell’ammontare del debito pubblico andrà ad aumentare la quota da tagliare nei prossimi anni. Rischieremo quindi stangate da 60 miliardi l’anno, manovre modello Monti per almeno venti anni”.

La vostra petizione sta avendo dei sostegni a livello europeo?

“Guardi, il presidente spagnolo Sanchez ha avanzato una proposta molto simile alla nostra, chiedendo di mettere in campo 1500 miliardi da gestire direttamente come Commissione europea per la spesa sanitaria che non dovranno essere restituiti e non dovranno fare debito per gli Stati. E questo naturalmente potrà avvenire soltanto con un intervento della Bce. Le dirò un’altra cosa. La nostra proposta è molto più accettabile per i tedeschi che per altri Paesi, perché ciò che non vuole la Germania è investire soldi propri in una situazione che non sono in grado di controllare. Per questo la storia degli eurobond rischia di morire sul nascere, perché nessun governo vuole assumersi l’onere di passare come quello che regala i soldi dei propri cittadini agli altri. Questi sono i danni prodotti dal sovranismo, di chi in base alla logica del ‘prima i nostri’ non può accettare che vi possa essere solidarietà fra Paesi”.

La vostra proposta in qualche modo non è anche anti-sovranista nel momento che sembra muoversi nella direzione opposta rispetto a chi chiede di ritornare alle monete nazionali?

“Esattamente. La moneta deve servire non soltanto per la stabilità finanziaria, ma soprattutto per lo sviluppo della società e dell’economia. Per questo ritengo che sia folle impostare una discussione sul ritorno alle monete nazionali, semplicemente perché non avremmo la forza per farle valere. L’Europa, che è la seconda economia del mondo la forza per farsi valere ce l’ha, eccome. L’Europa semmai ha il problema di una moneta talmente sopravvalutata da ostacolare le esportazioni. La nostra proposta punta a fluidificare tutto questo e sfido chiunque ad affermare che sul piano economico non sia la migliore. Forse ha soltanto un difetto. Porterebbe le persone a porsi la legittima domanda sul perché fino ad oggi ci hanno raccontato che bisognava fare sacrifici. Ci renderemmo finalmente conto che massacrare i cittadini in realtà non serve a nulla, perché come in America, anche in Europa i soldi li può mettere la Banca centrale”.

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