Soldi dalla Ue, perché Si. Il sovranismo è un passo indietro

Politica

Le posizioni tra europeisti, eurocritici o euroscettici sono molto differenziate.
La visione sovranista tende a vedere ogni possibile accordo o soluzione con l’Europa come un’ulteriore perdita di sovranità nazionale, come un cappio al collo che si va sempre più stringendo.

Tuttavia una domanda sorge spontanea. Cosa sarebbe accaduto all’Italia se non ci fosse l’Europa? Le critiche fioccano ma le proposte fattibili, senza rischiare di rompersi il collo, non ci sono e quelle sul piatto sono molto pericolose. Avremmo con la liretta e con l’enorme debito pubblico resistito all’impatto economico e sociale di questa pandemia globale?

Allora vediamo, in breve, i provvedimenti che ha preso e sta prendendo l’Unione europea.
Il primo provvedimento adottato è stato quello della Bce e consiste nell’erogazione entro il 2020 di 750 miliardi per alleviare il debito pubblico durante questa crisi epocale. Una parte consistente di danaro destinata all’acquisto dei debiti sovrani europei e quindi anche dei nostri Btp. Questa misura incide positivamente sullo spread che è rimasto intorno ai 240/250 punti in questa fase molto delicata. Si presume che senza questo provvedimento della Banca Centrale Europea il nostro spread sarebbe molto più alto da come risulta oggi e così risparmieremo in futuro svariati miliardi di euro d’interessi sul nostro debito pubblico.

Il Bei (Banca Europea degli Investimenti) ha stanziato 25 miliardi per le imprese capaci di fungere da leva per circa 200 miliardi di euro.

Il Sure ha stanziato 100 miliardi da destinare alla Cassa Integrazione mentre sul Mes vi sono ancora delle incertezze su come utilizzarlo e sulle sue condizioni.

Rimane il fatto che il Mes, ossia il Fondo salvastati, è stato di fatto sospeso e sono state riviste alcune condizioni di utilizzo. Ad esempio può essere utilizzato per le spese sanitarie senza condizioni, ma non è chiaro se alcune di esse possano essere introdotte in futuro. Rimane comunque uno strumento insufficiente e un totem di forte contesa politica. È curioso che coloro che oggi sono contro il Mes siano gli stessi che lo approvarono durante l’ultimo governo Berlusconi. Quello approvato allora non era il Mes di oggi, rivisto e corretto, ma quello che prevedeva, a fronte di un prestito, misure draconiane imposte dalla Troika.

La partita però più importante si sta giocando su un fondo comune, il Recovery Fund. Infatti il Consiglio Europeo ha dato mandato alla Commissione europea di elaborare entro il 6 maggio una proposta tecnica per istituire questo strumento innovativo al fine di proteggere le economie di tutti i paesi europei e per assicurare una sostanziosa ripresa economica.
Un fondo che si materializza attraverso l’emissione di Recovery Bond, ossia di emissione di titoli di debito comune e sarebbe un atto politico straordinario prima che economico e finanziario.
È evidente che il futuro dell’Europa dei 27 Paesi sarà legata all’efficacia dinanzi ad una prova durissima come l’emergenza Covid 19 equiparabile ad una terza guerra mondiale per i risvolti negativi a livello socio economico. Ma il futuro politico dell’Italia si giocherà nella consapevolezza di chi ha remato a favore e di chi ha remato contro. L’attuale quadro politico sarà sconvolto da una consapevolezza. Che prima degli italiani viene l’Italia nel suo complesso. La convinzione che alcuni comparti strategici, come la sanità, debbano essere gestiti a livello di Stati e non di Regioni.

E fuori di dubbio che l’opposizione non si è limitata al suo ruolo legittimo ma ad un’opera di sciacallaggio politico e di propaganda mai visti prima. Né durante gli anni di piombo, né durante il terrorismo e il rapimento di Aldo Moro. Qualcuno direbbe che erano altri tempi, c’era un altro spessore politico e anche uno spiccato senso dello Stato.

di Amedeo Giustini

Condividi!

Tagged