70 giorni di fuoco: non è da meno il coronavirus, ma poi si spegne? Gli studi

Esteri Politica

I cicli epidemici durerebbero 70 giorni di fuoco quando il virus si chiama SARS-CoV-2. E Covid 19 non si starebbe comportando diversamente. La cosa sarebbe risaputa e oggetto di studio. Le misure restrittive adottate per contrastarlo poi non inciderebbero minimamente sugli effetti.

Ma vediamo lo studio israeliano, che insieme ad altre dichiarazioni di medici ed esperti in questo ultimo mese, farebbe pensare che ne stiamo uscendo al contrario dell’allarmismo che ancora aleggia.

In altri termini, il patogeno sarebbe legato a una sorta di “ciclo epidemico”, come si legge e si apprende dalla ricerca del professor Isaac Ben Israel, le cui dichiarazioni vengono riportate da Il Messaggero, che le riprende da un’intervista rilasciata a Channel12.

Se si raffrontano i dati di tutti i Paesi spuntano interessanti analogie nell’andamento della malattia. Il professore, scrivono sul giornale, “ha sottolineato come il virus raggiunga il picco di contagio entro 4/6 settimane per poi cominciare una fase discendente che si concluderebbe intorno all’ottava/nona settimana, sviluppandosi nell’arco di 70 giorni”.

Lo scienziato ha poi citato proprio l’esempio dell’Italia, paese con le misure particolarmente rigide, Taiwan e Singapore con le restrizioni più morbide: “In questi Paesi si evidenzia un aumento dei casi fino alla quarta/sesta settimana e subito dopo una diminuzione, fino a quando scompare durante l’ottava settimana», ha sottolineato il matematico”.

E anche Didier Raoult, Direttore dell’IHU Méditerranée Infection (Istituto ospedaliero-universitario in malattie infettive di Marsiglia) ha riferito che va molto bene anche in Italia. Da il sito de L’Antidiplmatico si possono leggere i suoi dati: “(NB: nel grafico che il prof Raoult mostra, si prevede per esempio per Singapore una riduzione del 97% entro il 29 maggio, e per l’Italia una riduzione del 97% entro l’8 maggio; entro maggio anche negli altri paesi occidentali), l’India ha cominciato un po’ dopo (la riduzione del 99% è prevista per giugno). Lo studio prevede che il 97% dei casi avrà luogo entro il 7 maggio e il 99% entro il 19 maggio. In maggio dunque si dovrebbe poter porre fine al confinamento e isolare solo i positivi, sapendo che la trasmissibilità del virus sarà diventata molto più debole”.

Ora, se si considerano questi studi, e poi s aggiungono le parole rilasciate a “Pomeriggio 5” del dottor Vincenzo Puro, Direttore dell’Unità Prevenzione e Protezione dell’istituto Spallanzani di Roma e riprese da Secondopianonews, che ha riferito che l’infezione “non è letale ma lo può diventare se colpisce pazienti fragili come gli anziani”, i motivi per iniziare a vedere la luce in fondo al tunnel ci sono tutti.

 

 

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