Coronavirus, oltre alla libertà della mosca dentro il bicchiere c’è di più

Politica

Contestare le regole in nome della libertà della mosca dentro il bicchiere è da italiani.
Questa rabbia, quest’energia dovete ancora tirarle fuori per battaglie serie, non abusatene: la crisi economica che arriverà impietosamente per qualcuno, la cassa integrazione mai versata nei vostri conti, i bonus che sembrano un miraggio, i lavori che lasceranno morire senza offrirci opportunità diverse.
Pensate sia finita? O è appena iniziata? Magari sul tavolo già c’è una nuova data probabile di chiusura da attuare a macchia di leopardo e c’è chi non aspetta altro che dimostrarvi che siete degli irresponsabili e che la dittatura alla fine è meglio del potere al popolo, se questo è il popolo. Arriveremo a pensarlo e a quel punto sarà la nostra fine.

Io però non darò mai l’arma al mio assassino.

Speriamo nel virus a questo punto e che si spenga da solo come pare stia facendo, non si può credere più negli italiani, bravi ad alzare i toni dalle loro casette comode, ma quando si tratta di mobilitarsi davvero per far sentire la propria indignazione si perdono per strada perchè gli hanno sventolato una caramella davanti. E credo nei dottori che con coscienza e formazione si stanno impegnando, quelli sì, davvero per il bene per tutti.

Per il resto ieri, passeggiando per un parco e al centro, mi è capitato di imbattermi in bivacchi e negli atteggiamenti arroganti di famiglie auto-centrate, sportivi improvvisati, e altre ‘specie’ che tutto avevano meno che il senso dell’altro. 

Interroghiamoci, italiani, su cosa sia libertà. Il segreto della libertà è il coraggio. Ma il contenuto in cosa consiste? A tratti è sembrato fondamentale il diritto alla corsetta rispetto ai soldi della cassa integrazione, perché a livello mediatico la protesta faceva gola e spostava l’attenzione su piccoli desideri, del tutto legittimi, ma rispetto all’obiettivo del bene comune e del diritto al lavoro assai inferiori come valore. Per le tv e la stampa, i runner erano come ciò che luccica e attira la gazza ladra proprio lì. Non altrove insomma, su argomenti che in altri tempi sarebbero già stati la base per proteste più che serie.

E ieri, invece, abbiamo visto festeggiare, come è successo a Milano, il ritorno in strada con la possibilità di vedersi come si esaurisse tutta lì la conquista da fare. Forse qualcuno non si è accorto che siamo all’inizio della svolta che vogliono imprimerci. Una svolta che sarà sempre più tecnologica, un mondo che sarà sempre più marchiato dagli interessi delle lobby e delle grandi catene, che ci vedrà sempre più relegati in piccoli spazi di libertà, con contratti sempre peggiori, che però ci sembrerà una grazia per cui esultare pure.

Almeno contenete i vostri entusiasmi, vi prego. Evitiamo di apparire così ignoranti, nel senso di ignorare cosa è successo. Sono state smascherate tutte le fake news (di governo e non), siamo stati invasi da dichiarazioni false, ogni giorno c’era uno storytelling diverso del sistema mediatico da affrontare.

Abbiamo assistito agli errori e alle comunicazioni smentite dai fatti di enti come l’Oms. Abbiamo sentito un presidente del consiglio appellarsi all’amore delle banche piazzando uno slogan dietro l’altro ma senza riuscire ancora a vedere la pace dopo la guerra economica. Abbiamo scoperto che i virologi non sono un’entità priva di opinioni, di legami, di intuizioni più o meno sbagliate. Abbiamo saputo che un’App ci avrebbe salvato la vita, anzi no poteva essere un braccialetto elettronico. Che i tamponi, i test sierologici, alla fine non servono, perché ancora non se ne vede traccia. Insomma va tutto bene, fate i bivacchi e godetevi la libertà del criceto sulla ruota. Se va bene a voi… 

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