Insulti sessisti contro Azzolina, Bruzzone: “Perché stavolta è stato passato ogni limite”

Interviste

La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina è stata al centro in questi ultimi giorni di pesanti offese sessiste, alcune delle quali provenienti addirittura dal mondo della scuola. Sotto accusa sono finiti un docente, che ha scritto “essere una grillina è peggiore che essere una p….”, ed un parlamentare che ha evidenziato come perdere la credibilità sia la stessa cosa che perdere la verginità. Azzolina si è vista assegnare anche una scorta visto che, oltre agli insulti sessisti, le sono arrivate anche esplicite minacce. Sulla questione abbiamo chiesto un parere alla criminologa Roberta Bruzzone da sempre in prima linea nella lotta contro le discriminazioni di carattere sessuale, specie quelle che riguardano donne chiamate a ricoprire incarichi di un certo rilievo e quindi più facilmente nel mirino.

Offese sessiste sono state rivolte contro il ministro dell’Istruzione per come sta gestendo la ripresa dell’attività scolastica a settembre, gli esami di maturità e il concorso per l’assunzione del personale precario. Ma la cosa che sorprende di più è che, certi attacchi, sono giunti anche da parte di un insegnante, di un educatore. Che tipo di segnale è questo?

“Guardi, la cosa non mi sorprende affatto, perché gli attacchi sessisti sono purtroppo trasversali, non esistono barriere che tengano. Evidentemente il sessismo colpisce le persone in epoca precoce a non basta un percorso formativo qualificato per far sì che si perdano certi stereotipi prettamente patriarcali. Ma la cosa più grave a mio giudizio è stato l’accostamento, l’ennesimo direi, che qualcuno ha fatto fra credibilità e verginità. Non nascondiamoci dietro un dito dicendo che non c’era alcun intento sessista, perché la perdita della verginità è chiaramente intesa come accezione negativa in ambito esclusivamente femminile; e se proprio ci si deve nascondere dietro il dito almeno non lo si faccia dietro il mignolo. Sotto il profilo sessista è quello l’elemento più pericoloso”.

Perché?

“Perché la credibilità di una persona non può legarsi alla sua decisione di perdere o meno la verginità. Non è la vita sessuale che qualifica la persona. Di tutti gli insulti sessisti che si sono sentiti in questi anni credo che questo accostamento fra credibilità e verginità sia stato il più grave in senso assoluto. Se poi pensiamo che spesso e volentieri a fare certi riferimenti sono persone appartenenti ad un livello culturale elevato o rappresentanti istituzionali, la cosa è ancora più allarmante perché denota come ci si debba confrontare con un nemico potente. Perché se a far morire certi stereotipi non basta neanche un percorso formativo elevato o la consapevolezza di ricoprire delle responsabilità istituzionali, allora c’è da avere paura”.

Il docente incriminato e il parlamentare hanno chiesto entrambi scusa al ministro Azzolina. Ma può bastare?

“Le scuse sono inevitabili nel momento in cui si fanno certe dichiarazioni, ma anche qui non si può non evidenziare come arrivino sempre dopo le reazioni di condanna che quelle dichiarazioni giustamente comportano. Le scuse non cancellano in certi casi la gravità di ciò che si è detto, anzi la rafforzano. Il vero dramma è che nella società resistono sacche di pensiero molto radicate che portano ad avere della donna un concetto dispregiativo. E ripeto, non è la prima volta che il concetto di perdita della verginità viene utilizzato come accezione negativa per delegittimare il mondo femminile. Qui addirittura lo si collega strettamente alla credibilità. Una cosa inaccettabile”.

Il fatto che gli studenti del docente autore dell’insulto sessista contro Azzolina abbiano scritto una lettera per prendere le distanze dall’insegnante ma chiedendo di non infierire contro di lui essendo un ottimo educatore, che ci fa pensare? Che in fondo per gli studenti si è trattato di uno scivolone e che la professionalità in qualche modo debba cancellare l’errore?

“Non metto in dubbio che questo docente sia effettivamente preparato e goda della stima dei suoi studenti. Ma parliamo di due piani diversi. Il fatto di essere un uomo di cultura non mette al riparo abbastanza dal compiere scivoloni gravi che una persona con un percorso socio culturale adeguato dovrebbe evitare di compiere. Per quanto riguarda invece gli interventi parlamentari, mi risulta che vengano scritti prima di essere letti in Aula e anche valutati preventivamente, quindi mi pare assurdo che nessuno si sia accorto dell’accostamente malevolo fatto nei confronti della ministra Azzolina. Questa mi sembra un’aggravante sinceramente. Intediamoci, se il ministro fosse stato un uomo quell’accostamento fra credibilità e verginità nessuno lo avrebbe fatto, non ci prendiamo in giro. Evidente il tono dispregiativo e volutamente denigratorio nei confronti dell’interlocutore che in quel momento era una donna”.

Perché secondo lei quando sotto accusa c’è una donna, invece di discutere nel merito dell’operato,  legittimamente discutibile e criticabile, si finisca spesso con il debordare nell’insulto sessista? Prima di Azzolina era toccato anche ad altre ministre, la Carfagna per esempio.

“Perché evidentemente quando ci si trova di fronte una donna si ritiene che la discussione nel merito degli argomenti non sia sufficiente a delegittimarne l’operato e si passa a condire il tutto con espliciti riferimenti sessuali. Purtroppo questo è un modo sempre più diffuso di agire”.

A proposito di donne chiamate a ricoprire ruoli importanti. Come spiega il fatto che durante questi mesi della pandemia ci sia stata una prevalenza di scienziati maschi sulle reti televisive, rispetto a scienziate donne come ad esempio la dottoressa Ilaria Capua che pure non mancano di competenza? Non pensa che anche in campo medico e scientifico ci sia una sottovalutazione delle capacità femminili?

“Difficile rispondere a questa domanda, considerando che non appartengo al settore scientifico. Credo che la dottoressa Capua abbia avuto un’ottima visibilità in questi mesi e sia stata un’interlocutrice molto importante in ambito mediatico. E penso pure che abbia dimostrato di non essere seconda a nessuno dei suoi colleghi maschi, come Galli, Pregliasco e tanti altri. Non so sinceramente se questa prevalenza di figure maschili in ambito scientifico sia da attribuire al fatto che sono più gli scienziati uomini che le donne, suppongo sia per questo. Non si tratta quindi di una scelta mediatica ma prettamente organizzativa”.

In conclusione mi sta dicendo che per raggiungere un’effettiva parità c’è ancora tanta strada da fare?

“Credo che non si sia ancora iniziato ad aggredire seriamente certi stereotipi. Non c’è molto lavoro da fare, direi che ci sia piuttosto un lavoro da iniziare”.

 

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