Emergenza migranti, allarme dei servizi: “Nuova ondata di sbarchi alle porte”

Politica

Finita l’emergenza coronavirus nella sua fase più critica, terminata la quarantena e riaperti i confini fra regioni, ecco che torna all’ordine del giorno il problema dei migranti.

Il rischio che possano riprendere in maniera consistente gli sbarchi sulle coste italiane è molto alto e a lanciare l’allarme non è l’opposizione di centrodestra ma i servizi segreti italiani con una serie di report: gli 007 avvertono che sulle coste italiane potrebbero riversarsi a breve almeno 20 mila migranti pronti a salpare soprattutto dalla Libia dove la situazione è sempre più esplosiva. 

In realtà, stando ai dati del Vimimale, il pericolo sarebbe già ampiamente confermato dal momento che l’ultimo bollettino parla di circa 5 mila nuovi arrivi negli ultimi tempi, per un totale di circa 500 approdi. E tutto questo con i porti chiusi a seguito dell’emergenza coronavirus e il blocco delle navi Ong. Cosa potrà accadere nel momento in cui anche le attività legate al soccorso in mare  riprenderanno a pieno ritmo? 

Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese da parte sua non è sembrata affatto minimizzare gli allarmi dei servizi,; anzi l’Italia insieme a Spagna, Grecia, Malta e Cipro ha inviato una lettera a Bruxelles chiedendo un’equa distribuzione dei richiedenti asilo con i rimpatri gestiti direttamente dall’Unione Europea. Richiesta che in verità è ormai vecchia come il cucco, visto che sono anni che l’Europa promette di distribuire equamente gli immigrati salvo poi lasciare il peso sempre e solo in carico all’Italia e ai porti di primo approdo. La colpa anche stavolta viene addossata ai Paesi del blocco di Visegrad, capeggiato dall’Ungheria di Orban, che fanno muro e rifiutano l’accoglienza, impedendo così “l’equa redistribuzione”.

Insomma, con l’Italia ancora alle prese con le conseguenze sanitarie ed economiche del Covid, l’arrivo di nuovi migranti è davvero l’ultima cosa da augurarsi. E qui non c’entra niente il razzismo, qui in primo luogo c’è la sicurezza di tutti. Ancora di più dopo quello che è accaduto nelle ultime ore ad Agrigento, dove diversi immigrati in quarantena nella struttura di viale Cannatello, hanno aggredito i poliziotti e sono scappati. Alcuni sono stati raggiunti e ricondotti nella struttura, ma altri sono riusciti a dileguarsi nei campi. Il centro ospita attualmente una settantina di migranti approdati nei giorni scorsi a Lampedusa e poi trasferiti a Porto Empedocle.

Ma il fronte che preoccupa di più resta quello libico dove la guerra civile rischia di acuirsi sempre di più incentivando le partenze. Il governo di accordo nazionale libico di Fayez al-Sarraj ha infatti bocciato la proposta di mediazione avanzata dall’Egitto con il cessate il fuoco a partire dalla giornata di oggi. Al-Sarraj, forte dell’appoggio della Turchia, ha respinto il testo predisposto dal governo di Al-Sisi che oltre a un cessate il fuoco a partire da lunedì 8 giugno proponeva alle parti in causa “lo smantellamento delle milizie e la consegna delle armi al sedicente esercito nazionale libico guidato dallo stesso Haftar e l’espulsione dei mercenari stranieri, sulla base di quanto stabilito dal vertice di Berlino di gennaio e dal Comitato militare congiunto 5+5 sotto l’egida dell’Onu”.

Anche il presidente dell’Alto Consiglio di Stato di Tripoli, Khalid Al-Mishri, ha respinto l’iniziativa di Al Sisi, affermando che la Libia è uno Stato sovrano e l’intervento dell’Egitto è inaccettabile. Al-Sarraj sembra intenzionato a sferrare l’attacco contro Sirte, la città petrolifera strategica controllata dalle forze di Haftar e l’ultima roccaforte prima della Cirenaica. Del resto dopo l’intervento turco la situazione sembra essersi rivolta a suo completo favore.  

L’Italia da parte sua continua a non prendere posizione, a non schierarsi, come uno spettatore che osserva la partita dagli spalti  in attesa di capire come evolverà. Il premier Giuseppe Conte quindi ha fatto sapere di aver avuto un colloquio telefonico con il presidente egiziano. “Al centro del colloquio – si legge in una nota – la stabilità regionale, con particolare riferimento alla necessità di un rapido cessate-il-fuoco e di un ritorno al tavolo negoziale in Libia”. Una posizione quasi “pilatesca” che però rischia di rendere l’Italia completamente inaffidabile per ambo le parti in causa. E con la prospettiva di ricevere dalla Libia soltanto migranti in fuga e nessun concreto vantaggio economico.

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