Per Salvini “la Lega come il Pci di Berlinguer”: la replica di Marco Rizzo (PC)

Politica

“La Lega come il Pci di Enrico Berlinguer”. Il paragone è di Matteo Salvini che ha risposto così alle polemiche seguite alla decisione del Carroccio di aprire la sede romana in Via delle Botteghe Oscure, luogo simbolo della sinistra italiana, essendoci stata per anni la sede nazionale del Partito Comunista italiano.

“I valori di una certa sinistra che fu, quella di Berlinguer, del lavoro, degli artigiani, sono stati raccolti dalla Lega: se il Pd chiude Botteghe oscure e la Lega riapre io sono contento, è un bel segnale” ha detto Salvini provocando, come era logico, le reazioni indignate dei dem per quello che è stato giudicato un paragone offensivo. Anche se, in verità, più che soffermarsi sul fatto che il leader della Lega “ha osato”paragonarsi allo storico segretario comunista, i dirigenti del Pd dovrebbero meditare sulle dichiarazioni di Salvini inerenti ila realtà del voto degli operai al Carroccio. Che è un dato di fatto, visto che ormai la Lega ha pressoché occupato il posto un tempo della sinistra nelle fabbriche del nord.

E l’unico che a sinistra ha compreso perfettamente il senso del discorso di Salvini contestandolo nel merito è stato il leader del Partito Comunista Marco Rizzo. Diversamente dal segretario del Pd Nicola Zingaretti che si è limitato a replicare con un tweet in questi termini: “Mi dicono che Salvini si sia paragonato a Berlinguer. Che pena… #chiamateil118”.

Rizzo intervistato da Adnkronos ha invece commentato: “Salvini a Botteghe Oscure è un pugno allo stomaco, noi comunisti reagiamo, ma la sinistra di governo sta facendo troppi regali alla destra”.

Poi ha aggiunto: “Bisogna contendere a Salvini, gli operai, le fasce popolari che si sentono traditi, unica risposta da dare a Salvini e a questa sinistra è quella di ritrovare i nostri valori e i nostri simboli, la falce e martello. La sinistra – spiega – oramai da 30 anni ha cominciato a rinnegare se stessa, con il votare il ‘meno peggio’ o puntare sul ‘voto utile’, e ‘baciando il rospo’ con le privatizzazioni, il jobs act”.

“La sinistra – aggiunge ancora – ha fatto in modo di essere odiata da larghissimi strati del proprio popolo, che hanno iniziato a guardare a destra o a staccarsi dalla politica. La sinistra ha strizzato l’occhio alle banche, una sorta di mutazione genetica, a partire dal nome del Pci, al simbolo. Bisogna davvero contendere alla destra nelle periferie gli strati popolari, ritornare alle origini. Questa destra e questa sinistra – conclude – sono le facce della stessa medaglia, io sono comunista”.

Un’analisi lucida e realistica quella di Rizzo che al contrario, dalle parti del Pd, si sono ben guardati dal fare, forse con l’intenzione di non ammettere quello che, come certifica il leader del Pc, è il fallimento della sinistra post comunista.

“Non sono mai stato un militante del Pci ma pensare che Salvini paragoni la Lega al partito di Berlinguer mi fa indignare”, scrive su Twitter il presidente dei senatori dem, Andrea Marcucci.

“È la seconda volta in pochi mesi che Salvini parla del Pci e di Berlinguer. Questa volta addirittura ipotizza un passaggio di testimone alla Lega. Lasci perdere. Non conosce i valori, non conosce la storia e il senso delle istituzioni di Berlinguer se lo sogna”, scrive sempre su Twitter la senatrice del Pd, Anna Rossomando.

“A Matteo Salvini il caldo dà alla testa. Paragonarsi a Berlinguer e accostare la sua Lega, un partito xenofobo e infarcito di ex fascisti e riciclati al PCI è semplicemente ridicolo” attacca il portavoce nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. “Oltre che offensivo nei confronti della storia e della memoria di questo Paese. Torni al Papeete a bersi un moijtoe lasci in pace Berlinguer”.

Perfetto, ma perché la Lega prende voti dalle classi sociali un tempo serbatoio della sinistra comunista? Perché la destra raccoglie ampio consenso nelle periferie delle grandi città, nelle borgate un tempo rosse mentre il Pd vince soltanto nei quartieri chic? Indignarsi unicamente per le parole su Berlingueri è un po’ come guardare il dito invece della luna. E soltanto Marco Rizzo sembra averlo compreso.

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