Chiesa-caos. Messe celebrate dai laici e un prete che sposa laicamente due donne

Politica

Certe volte c’è da chiedersi se anche la Chiesa stia diventando irreversibilmente liquida. Non è più il caso di interpretarla secondo schemi secolari “destra-sinistra” (conservatori o riformisti), o schemi “personalistici” (bergogliani o anti-bergogliani). C’è il sospetto che stia navigando, purtroppo, a vista nell’incapacità permanente di conciliare aspetti pastorali e dottrina, adeguamento alla società e valori non negoziabili.

Il nuovo documento della Congregazione per il Clero è inquietante. Si risponde alla crisi degli alloggi, cioè alla crisi delle vocazioni, quindi, dei sacerdoti che gestiscono parrocchie e dicono messe, con una preoccupante apertura ai laici. In casi eccezionali, infatti, potranno celebrare messe e funerali, ovviamente, quando manca un sacerdote.
La misura sarà concessa su proposta del Vescovo e con licenza della Santa Sede. La notizia è sconvolgente.
E’ una follia. Che apre a una visione collegiale, laicizzante, di base, della Chiesa, vanificando tutti i percorsi di preparazione e credibilità, che fanno i sacerdoti per arrivare a tali funzioni. Con le garanzie del caso, sia a livello di legittimità, sia di fede. E poi, se mancano gli uomini, si aprirà pure alle donne?
La risposta a questa apertura non è arrivata da osservatori, da esperti, teologici etc, ma dalla cronaca, dalla nuda e cruda realtà.

Un esempio rovesciato che la dice lunga sul tasso di liquidità della religione e sulle sue derive collegate, quando si stravolgono norme, regole, principi.
Don Emanuele Moscatelli, parroco di San Lorenzo Martire, Chiesa di Sant’Oreste, vicino Roma, ha sposato civilmente due donne, abbandonando l’abito talare e indossando la fascia tricolore, in una cerimonia laica. A sentire la sua versione, si sentiva in coscienza di farlo.
Un’altra follia. Ma questo sacerdote è a conoscenza che non esiste matrimonio tra due persone dello stesso sesso? Erano sue amiche, e allora? Quale pedagogia cristiana, quale percorso di formazione e conversione ha avviato con loro? Solo mera complicità fraterna e solidale? Solo buonismo spacciato per misericordia?
Meno male che il Vescovo competente di Civita Castellana, Monsignor Romano Rossi, abbia accolto le sue dimissioni “spontanee” da parroco. Ora, infatti, dovrà fare un periodo di riflessione e di verifica. Che valutando il suo gesto, dovrà essere molto lungo.

Naturalmente, Il Gay Center locale ha chiesto clemenza per il parroco: “E’ un libero cittadino”. Frase emblematica. Quando i preti, nella storia, diventano cittadini, la legge di Dio finisce nel cestino. E’ l’inizio della dittatura laicista, nel nome dello Stato ateo (la laicità autentica, ricordiamolo, è al contrario, la tutela della libertà religiosa), nel nome del cittadino, della superiorità della nazione e della Costituzione. Tutto è cominciato in Francia, patria dell’Illuminismo: dal 1791 in poi, furono massacrati, uomini, donne, sacerdoti e suore (bollati come nemici del popolo), rei di non giurare fedeltà allo Stato. Alla triade Liberté-Egalitè-Fraternitè.

Qualche sera fa in tv abbiamo visto il meraviglioso film “Dialoghi delle Carmelitane”, dal noto romanzo dello scrittore cattolico francese George Bernanos. Una grande lezione morale. La trama: furono mandate a morte (e ci andarono recitando il Rosario), una dozzina di suore, colpevoli di non considerarsi cittadine, ma serve di Dio.
Quale parola ha usato il Gay Center? Il parroco è un libero cittadino. Tradotto, è un credente schiavo. Del pensiero unico.

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