Sbarchi e fughe dai Cara e Coronavirus. Troppa libertà per i migranti e poca per gli italiani

Politica

In Italia le cose che esistono realmente non vengono viste, mentre quelle che non ci sono, vengono ingigantite.

L’immigrazione, che Salvini a modo suo stava risolvendo, diventando l’icona antiumana della dittatura, della chiusura sbagliata dei porti, della limitazione delle libertà (basti pensare a tutti i processi che ha avuto e a quelli che deve ancora subire in materia), viene sistematicamente ignorata, marginalizzata, sia per ragioni ideologiche (nel governo, dai dem ai grillini, la considerano una risorsa, o una missione mistico-umanitaria in servizio permanente effettivo), sia per ragioni pratiche (sono impotenti di fronte a questa emergenza).
Lo spauracchio del contagio, il sicuro ritorno del Coronavirus in autunno, invece, vengono raccontati come una certezza, una regola scientifica, una profezia (e guai ai Tarro o agli Zangrillo che osano contraddire la vulgata obbligata). Un’evidenza con tanto di comunicazione terroristica, che giorno dopo giorno, sta accelerando paurosamente (si vede dai tg e dall’enfasi con cui si riportano i dati internazionali, a mo’ di guerra mondiale, come nei tempi bui della Fase-1).

La spiegazione di questa schizofrenia interpretativa è semplice: si chiama gestione politica degli eventi. La separazione tra quello che conviene e quello che non conviene.

Tapparsi gli occhi sull’immigrazione, l’ingestibilità dei centri di accoglienza, fingere di non vedere i ripetuti sbarchi a orologeria a Lampedusa, non preoccuparsi per le evasioni dai Cara (in massa in sole 24 ore), il rischio del mancato controllo sanitario dei malati in fuga, che la cultura buonista chiama “contagio da importazione”, per evitare reazioni “razziste” o pericolosi accostamenti culturali, che metterebbero in crisi il pensiero unico laicista e globalista, i professionisti dell’umanità, non conviene al fronte liberal e radical (politico, economico e mediatico) della maggioranza.
Al contrario, il terrorismo sul virus conviene, per blindare meglio Conte, o il quadro istituzionale, di fronte ad un Autunno che si annuncia caldissimo (la verità sulle scadenze fiscali, sulla cassa integrazione, sui soldi che non ci sono, sui prestiti Ue a debito etc).

Ma a forza di ignorare il problema, alla fine Conte e Lamorgese hanno dovuto mandare in Sicilia l’esercito. Di Maio ha minato la compattezza giallorossa, preoccupato per l’indignazione popolare che sta producendo il fenomeno dei migranti in fuga.

E a Roma, si è organizzato un convegno che ha dato molto fastidio al mainstream.
Un incontro (ribattezzato subito il seminario dei complottisti), organizzato dal senatore Siri, dal titolo apparentemente tranquillizzante: “Covid19 in Italia, tra informazione, scienza, diritti”, che ha visto la partecipazione dei giuristi Cassese, Ainis, del senatore Sgarbi, del cantante Bocelli e di altri. Tutti contrari a una nuova limitazione delle libertà e al prolungamento dei poteri speciali di Palazzo Chigi. Un’occasione non persa anche da Salvini: “La mascherina non ce l’ho e non me la metto, il saluto con il gomito è la fine della specie umana”.

Il filosofo Bernard-Henri Levy, in un videomessaggio inviato ai partecipanti ha avvertito: “Usciremo da questa crisi sanitaria con una epidemia di stupidità, di autoritarismo, di odio della libertà. È abbastanza inquietante e incredibile come un po’ ovunque ci siamo piegati alle restrizioni. Va bene le misure per il contenimento, ma non si possono alzare delle barriere tra le persone. La facilità con la quale sono state prese certe decisioni hanno comportato una riduzione delle libertà”.
Più chiaro di così. Da una parte, troppa libertà (quella dei migranti), dall’altra, troppo poca (quella degli italiani in bilico tra movimenti vigilati e prossima chiusura in casa).

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