L’economia in affanno: incertezze e ritardi frenano l’economia. Servono riforme per non essere considerati gli ultimi della classe

Economia

“L’economia italiana deve liberarsi, con urgenza, dell’immagine di ultima della classe che l’ha accompagnata in questi ultimi 20 anni” L’ufficio Economico Confesercenti commenta così le stime Istat sul Pil del secondo trimestre del 2020, facendo una osservazione di verità su come il Paese non riesca ad uscire da una situazione di difficoltà, precarietà e di una economia in affanno, talvolta più in termini mediatici che reali. Quasi un alibi per non mettere mano alle riforme. Lo spunto per porre in evidenza limiti e potenzialità arriva dalla notizia non certo buona del crollo dell’economia che supera le aspettative. I dati sacrificano anche quella aspettativa meno drammatica, di un raggiungimento del pur pesante -8% previsto dal DEF per quest’anno. Che a questo punto, per la Confesercenti, sarebbe un traguardo mantenere.
A far sperare in meglio era stato il mese di giugno, nonostante alcuni indicatori anticipatori rilevassero il contrario, ma giugno non è riuscito a riequilibrare la spinta negativa di aprile e maggio e la variazione acquisita finora nei primi sei mesi è del -14,3%.

“Sicuramente”, auspica la Confesercenti, “ci sarà un rimbalzo da qui a dicembre ma, visti i numeri, non bisogna dare niente per scontato. I consumi delle famiglie subiranno anch’essi una flessione che potrebbe sfiorare le due cifre, mettendo in ulteriore difficoltà commercio, turismo e mercato interno in generale”. Poi in questi giorni si sommano altri dati come quelli sull’inflazione che confermano la frenata dei prezzi, con una variazione negativa per il terzo mese consecutivo, come conseguenza, principalmente, di cambiamenti dal lato dell’offerta ma in parte anche della caduta della domanda. Anche in questo caso Giugno ha avuto un effetto oscillante ma marginale: il rimbalzo positivo delle vendite a giugno (+12,1% in valore) non è stato sufficiente al recupero del commercio. Più in generale il bilancio dei primi sei mesi dell’anno segna ancora una flessione del -8,8%, che arriva a -14,9% per il commercio tradizionale, mentre il commercio elettronico vede un forte aumento tendenziale (+32,5%). Diminuiscono soprattutto le vendite dei beni non alimentari (-14,8% in valore e -15,1% in volume), mentre è contenuta la flessione dei beni alimentari (rispettivamente -0,1% in valore e -1,5% in volume).

Ed ecco il punto che accenderà il dibattito tra le associazioni di categoria e il Governo, ossia l’economia italiana deve liberarsi, “con urgenza, dell’immagine di ultima della classe che l’ha accompagnata in questi ultimi 20 anni”. “Senza sembrare polemici”, avverte Confesercenti, “se non si riesce a mettere in condizione, dopo 5 mesi, il singolo cittadino di poter acquistare una banale bicicletta, non essendo ancora pronta l’app specifica e con le annesse complicazioni per l’accesso al bonus; lo scetticismo sulle capacità non solo della nostra PA, ma dell’intero Sistema Italia, a definire obiettivi e strategie di rilancio epocale dell’economia è profondamente giustificato. Le politiche debbono fare un grande sforzo di trasparenza, velocità, efficacia”. Per la Confesercenti conta la capacità di creare le condizioni per una fase di sviluppo della nostra economia, anche alla luce dell’ulteriore aumento del debito pubblico, “la cui sostenibilità”, osserva la Confesercenti, “non può essere garantita se non all’interno di un quadro economico caratterizzato da una parte da tassi d’interesse bassi ma dall’altra da una crescita molto più sostenuta rispetto a quella che ha caratterizzato la nostra economia negli ultimi venti anni”.

Maurizio Piccinino

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