No del governo a coprifuoco e lockdown ma sulle mascherine ha sbagliato tutto

Politica

No del governo a coprifuoco e lockdown. Resta in piedi l’ipotesi di chiusure selettive. Ci hanno ripensato là nel Palazzo, ma guarda un po’. Tuttavia restano le mascherine all’aperto anche da soli. Mah. Un tempo si chiamava schizofrenia.

Ora, è OVVIO, che i luoghi al chiuso siano tremendamente più pericolosi di una passeggiata da soli all’aperto (bar, ristoranti, estetisti etc). Non tifiamo chiusure, anzi, ma ci rendiamo conto che c’è molta confusione e che il virus crescerà anche con il tappabocca quando usciamo vero?

L’ultima dichiarazione del Governatore del Lazio Nicola Zingaretti è ancora più raccapricciante. Zingaretti afferma che l’obbligo di mascherina all’aperto serve “anche per dare un segnale psicologico di allerta”. Ma allora hanno sbagliato tutti quei cittadini persuasi della natura squisitamente sanitaria del provvedimento? E c’è chi su Facebook parla di esperimento sociale di massa compiuto.

Di fatto sembra un ritorno al passato che tutti vorremmo dimenticare.

Oggi Giuseppe Conte firmerà i divieti. Fino al 7 novembre stop al ballo anche «nei luoghi privati aperti al pubblico», distanziamento da rispettare rigorosamente ovunque, mascherine obbligatorie all’aperto su tutto il territorio nazionale. Multe salate e i militari delle operazioni «Strade sicure» impegnati sulle strade.

Ma allora i divieti non hanno la caratteristica di essere squisitamente sanitari? No, appunto. Sono decisioni politiche.

Ma è molto interessante quel che ha detto il virologo Matteo Bassetti a Quarta Repubblica. Ha detto che quando parlano di “100 persone in terapia intensiva”, questo è un dato che non serve a capire nulla. Perché non tutte le persone in terapia intensiva hanno sintomi gravi. In terapia intensiva finiscono anche quelli che non hanno altri posti dove fare la quarantena (per esempio persone che vivono in strada) e anziani che non sono in grado di curarsi da soli appropriatamente. Quindi le terapie intensive di oggi NON SONO come quelle di marzo, con pazienti in punto di morte.

Lo spirito va tenuto alto, il coraggio va mantenuto, la speranza coltivata dunque. Ma il terrorismo psicologico ha spesso la meglio.

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